Frenata tattica sulla prescrizione. L’Anm chiede espressamente di non approvarla

Dopo il voto dei primi due
articoli i commissari di Palazzo Madama scelgono una "pausa" di riflessione.
Intanto prosegue il braccio di ferro tra Alemanno (An) critico sulla riforma
dell’ordinamento e sulla ex-Cirielli e i "falchi" del partito

Dopo aver dichiarato l’incostituzionalità dell’ordinamento giudiziario ieri è
stata la volta del progetto di legge sulla prescrizione. L’Associazione
nazionale magistrati ha criticato duramente anche il Ddl 3247/S, meglio
conosciuto come ex Cirielli o salva-Previti, che è attualmente all’esame della
commissione Giustizia del Senato chiedendo espressamente di non approvarla. Dopo
aver votato i primi due articoli, pero’, i commissari di Palazzo Madama si sono
fermati, dedicandosi alla riforma del codice di procedura civile; una pausa di
riflessione che probabilmente servirà a fare chiarezza soprattutto all’interno
di An. E’ proseguito ancora ieri, infatti, il braccio di ferro tra il ministro
dell’Agricoltura, Gianni Alemanno che continua a criticare la riforma
dell’ordinamento giudiziario e i "falchi" del partito, capitanati dal relatore
al provvedimento Luigi Bobbio. Ma appunto l’argomento del contendere non
riguarda solo l’ordinamento giudiziario, dal momento che Alemanno ha criticato
duramente anche la salva-Previti. Si sarebbe dovuta svolgere una riunione volta
proprio a fare chiarezza in materia di giustizia, ma l’impegno dell’Aula sul
voto della missione italiana in Iraq ha fatto slittare il tutto.
Chiarimenti politici a parte, il sindacato delle toghe ha criticato duramente il
provvedimento, di cui non comprende "il segno complessivo e le ragioni di
politica criminale ad esso sottese tanto contraddittorie tra loro appaiono le
misure proposte" (il documento è leggibile tra i documenti correlati). Come
dimostrano tutte le ricerche in campo criminologico, continua il documento della
Giunta esecutiva centrale, "sono la tempestività e l’efficacia degli interventi
repressivi ad avere effetti positivi in termine di prevenzione generale,
piuttosto che l’inasprimento delle pene". E soprattutto, se lo scopo del disegno
di legge è proprio quello di inasprire le pene, "le altre misure contenute nel
disegno di legge appaiono del tutto incomprensibili e in palese contrasto con lo
scopo dichiarato". Soprattutto le nuove disposizioni in materia di prescrizione
del reato, che secondo Anm "suscitano vivo allarme per il pericolo di vanificare
la effettività del processo". E se è vero che il problema della giustizia
italiana rimane quello della durata eccessiva dei processi (concetto ripetuto
più volte dal Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi e dal Procuratore generale
di Cassazione, Francesco Favara già nella relazione dello scorso anno), per il
sindacato delle toghe "occorrerebbe adottare con urgenza quei provvedimenti in
materia di semplificazione e razionalizzazione del processo penale, che
raggiungerebbero i due effetti positivi di rendere più celere la conclusione
del processo e di vanificare le tattiche dilatorie". Ma il disegno di legge in
discussione va dalla parte opposta e "gli effetti allarmanti sui procedimenti
pendenti in Cassazione sono stati indicati in modo preciso nel documento
dell’Ufficio del massimario della Suprema corte". Servirebbe a questo proposito
un preciso monitoraggio sulle ripercussioni della legge nei procedimenti
pendenti in primo grado e in appello. "E’ incredibile – continua il documento –
che il ministro della Giustizia abbia preannunciato che il monitoraggio sarà
disponibile, ma dopo l’approvazione della legge: non sarà dunque un contributo
di previsioni per il legislatore, ma un rilievo dei danni che inevitabilmente si
produrranno".
Nel rispetto delle prerogative del Parlamento, l’Anm ha chiesto quindi al
legislatore di introdurre le proposte minimali di semplificazione del processo
penale, che non si introducano eccessivi irrigidimenti nella discrezionalità
del giudice per l’individualizzazione ed esecuzione della pena e "con forza che
non si adotti una disciplina della prescrizione che introdurrebbe momenti di
tensione continua nel processo, renderebbe inutile tanta parte del lavoro dei
magistrati e vanificherebbe la effettività del processo anche per reati di
notevole gravità". (p.a.)

www.dirittoegiustizia.it

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