Eurojust: il procuratore ministeriale diventa definitivo
Approvata la legge. La
procura europea puo’ chiedere atti e i Pm possono negarli se coperti da segreto
ma contro il rifiuto è ammesso ricorso per Cassazione. Il ministro impartisce
le direttive per l’esercizio delle funzioni
Il rappresentante italiano di Eurojust non sarà più provvisorio. Con 155 si’,
100 astenuti e otto contrari è stata recepita nel nostro ordinamento Eurojust,
la Procura europea nata per rafforzare la lotta contro le forme gravi di
criminalità. Secondo quanto stabilito dalla decisione Gai del febbraio 2002 del
Consiglio dell’Unione europea, l’organismo è dotato di personalità giuridica
ed è composto da 15 membri che hanno il titolo di magistrato, giudice o
funzionario di polizia distaccati da ciascuno stato membro della Ue. All’interno
di questo organismo di coordinamento, i suoi membri lavorano in condizioni di
parità, ognuno assistito da una o più persone (tra le quali viene scelto il
sostituto che puo’ rappresentarlo in sua assenza). Il rappresentante europeo è
assimilabile alla figura del nostro Procuratore con la differenza pero’ che non
puo’ direttamente perseguire i reati nei territori degli stati membri. Puo’
tenere invece rapporti con la magistratura nazionale, chiedere documenti,
coordinare le attività svolte nei diversi Paesi e compiere indagini
statistiche. Nel caso in cui la procura europea chieda atti coperti da segreto
istruttorio, il giudice nazionale puo’ negarli fornendo motivazioni, mentre
Eurojust potrà opporre ricorso alla Cassazione. I componenti italiani della
Superprocura saranno nominati dal ministro della giustizia e non dal Consiglio
superiore della magistratura, questo il punto più criticato del provvedimento
(per la legge vedi tra i documenti correlati).
I punti più ostici del provvedimento sono tre: la nomina ministeriale del
rappresentante italiano, i poteri "reali" di Eurojust (organismo giudiziario a
tutti gli effetti o meramente amministrativo?) e collegato a quest’ultimo la
possibilità di acquisire atti anche coperti da segreto istruttorio. Riporta
l’articolo 2 del provvedimento che "il membro nazionale distaccato presso l’Eurojust
è nominato con decreto del ministro della Giustizia tra i giudici o i
magistrati del pubblico ministero, che esercitano funzioni giudiziarie", anche
fuori ruolo organico della magistratura ma con almeno venti anni di anzianità
di servizio. Al Csm spetterà solo dare delle valutazioni rispetto ad una rosa
di candidati ma spetterà sempre al Guardasigilli l’ultima parola. Lo stesso
ministro potrà, tramite il Capo dipartimento per gli affari di giustizia,
"indirizzare al membro nazionale direttive per l’esercizio delle sue funzioni".
Il rappresentante italiano durerà in carica quattro anni e potrà essere
prorogato per non più di due. L’unità sarà di puro coordinamento, pur essendo
un autorità giudiziaria, perchè potrà solo segnalare alle autorità
giudiziarie la possibilità di avviare un procedimento. Se fino a ieri il nostro
rappresentante, nella persona di Cesare Martellino, nominato dall’attuale
Guardasigilli, che prese il posto di Gian Carlo Caselli voluto dall’allora
Guardasigilli Piero Fassino alla guida dell’unità provvisoria, operava di
fatto, con la pubblicazione in Gazzetta della legge potrà farlo ufficialmente.
La legge entrerà in vigore il giorno dopo la sua pubblicazione in Gazzetta e da
quel momento in poi l’attuale ministro potrà nominare il rappresentante
italiano, che potrebbe essere lo stesso Martellino.
Tra i poteri del membro nazionale, la possibilità di richiedere e scambiare con
l’autorità giudiziaria competente informazioni scritte in ordine a procedimenti
penali e al contenuto di atti degli stessi anche in deroga al divieto stabilito
dall’articolo 329 Cpp ossia anche per quelli coperti da segreto istruttorio. Un
passaggio questo, ritenuto il nucleo della futura procura europea, che trova
anche la sua ragione costituzionale perchè prevista dalla Carta europea firmata
a Roma lo scorso ottobre. Tra i reati di cui si occuperà la struttura la lotta
al terrorismo, alle organizzazioni clandestine di immigrazione, al riciclaggio
alla corruzione, alle frodi comunitarie e al traffico di stupefacenti.
Piena soddisfazione è stata espressa dal sottosegretario alla Giustizia, Jole
Santelli (FI)che ha definito il provvedimento "un tassello che assume una
posizione centrale nell’ambito della cooperazione giudiziaria europea". "Non si
comprendono – ha aggiunto il sottosegretario – le critiche rivolte dalla
sinistra all’impianto complessivo del disegno di legge approvato, considerato
che il modello predisposto ricalca sostanzialmente quello già utilizzato
dall’allora ministro Fassino per l’unità provvisoria di Eurojust".
Tra le critiche quella del vicepresidente della commissione Giustizia, Pier
Paolo Cento (Verdi) che ha spiegato cosi’ il suo voto contrario: "la necessaria
severità nella lotta contro la criminalità organizzata in sede europea non
puo’ andare a discapito dei diritti fondamentali delle persone e non puo’
realizzarsi senza quelle garanzie che, in più occasioni, come Verdi, abbiamo
ribadito essere indispensabili per costruire in Europa uno spazio giuridico di
libertà, in cui l’intervento repressivo penale si sviluppi negli ambiti e nei
limiti previsti dalla nostra Costituzione". Favorevoli al provvedimento anche
gli esponenti della Lega, reduci dalla battaglia della scorsa settimana sul
mandato d’arresto europeo. "L’atteggiamento del nostro gruppo rispetto al
mandato d’arresto europeo è diverso da quello che teniamo per questo
provvedimento" ha detto ieri in Aula Guido Rossi (Lnp). Diverso, ha continuato
Rossi, l’ambito di intervento, dal momento che in questa circostanza
"l’intervento europeo riguarda delitti della criminalità organizzata, il
traffico internazionale di stupefacenti, la tratta degli esseri umani,
l’immigrazione clandestina". "Eurojust – ha concluso Rossi – è un organismo di
collegamento, di coordinamento tra le diverse realtà giudiziarie nazionali, non
è un nuovo organo giudiziario, ma un organismo che si rapporta con le autorità
giudiziarie nazionali con natura essenzialmente amministrativo-politica e non
giudiziaria, tale da rendere, a nostro avviso, assolutamente compatibile la
necessità che la nomina del membro di competenza italiana in tale organismo sia
effettuato dal ministro della Giustizia". Giannicola Sinisi (Margherita) ha
invece criticato proprio le modalità di nomina del rappresentante italiano, una
designazione "concepita con un concerto inverso, dove il ministro della
Giustizia presenta una rosa di candidati e il Csm esprime un parere, mentre la
decisione finale spetta al ministro stesso". "Io stesso – ha aggiunto Sinisi –
ho esercitato le funzioni di direttore dell’ufficio estradizioni del ministero
della Giustizia ed ho rispettato e sostenuto il ruolo del ministro nell’ambito
di una funzione di cooperazione giudiziaria che presenta una valenza anche di
politica giudiziaria, ma quello che non persuade sono le decisioni in relazione
alla natura e alla funzione del membro italiano di Eurojust, sia dell’organismo
stesso". (p.a.)


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