Tutte le novità processuali con la legge competitività
Il futuro del diritto
fallimentare, del processo di separazione e di divorzio, del giudizio di
Cassazione e della procedura civile è nella legge che dovrebbe rilanciare
l’economia del nostro Paese. A renderlo evidente è proprio la ricostruzione
degli articoli del codice civile, di procedura civile e del Regio decreto
267/42 sul diritto fallimentare come modificati dalla legge 70/2005 (pubblicata
sulla "Gazzetta Ufficiale" n. 111 del 14 maggio 2005, supplemento
ordinario n. 91) che ha convertito il Dl 35/2005 (le ricostruzioni sono qui
leggibili nei documenti correlati).
Del resto – come ha osservato anche l’Osservatorio sulla giustizia civile di
Firenze in un documento diffuso ieri – in sede di conversione in legge
dell’action plan il Governo ha introdotto, utilizzando il voto di fiducia e
sottraendosi, di fatto, al dibattito parlamentare, un maxi-emendamento
contenente, fra l’altro, un insieme di ulteriori innovazioni delle procedure
concorsuali, del processo ordinario di cognizione, dei procedimenti in materia
di separazione e divorzio e del processo esecutivo.
Tuttavia oltre alla riforma in più parti del codice di procedura civile la
legge ha modificato in modo rilevante anche il processo di separazione e di
divorzio. In particolare, si è abbandonato il modello processuale unitario e
lo si è sostituito con due diversi sistemi: uno per la separazione e l’altro
per il divorzio. Inoltre, non sarà più necessario, rincorrere il coniuge.
Infatti, il foro competente, sia nel caso di separazione che di divorzio, sarà
quello relativo all’ultima residenza comune.
Ma c’è di più. Lo stesso provvedimento contiene anche ben tre deleghe
all’Esecutivo per modificare, entro i prossimi sei mesi radicalmente la
disciplina del giudizio di Cassazione, dell’arbitrato e dell’intera legge
fallimentare.
Nonostante le polemiche che hanno accompagnato l’iter dell’action plan la Casa
delle libertà sulla procedura civile ha fatto quadrato. E non ha modificato
quella parte, che – come ha sostenuto in Aula a Montecitorio, Francesco Bonito
dei Ds – ha riscritto, senza prima discuterne, quasi un terzo del nostro codice
di procedura civile. Il rischio, pero’ come evidenziato anche dall’Associazione
nazionale magistrati, è che il processo a Piazza Cavour diventi ancora più
difficoltoso di quello di oggi. Pertanto, se attualmente pendono davanti alla
Suprema corte 93 mila ricorsi, ha messo in guardia Bonito durante la
discussione del disegno di legge, quando la delega diverrà legge e
interverranno i decreti legislativi, dopo due anni, a pendere saranno ben 180
mila ricorsi.
Quanto alla materia fallimentare vengono preferite le soluzioni extragiudiziali
e limitate le revocatorie. L’imprenditore potrà godere anche
dell’esdebitazione, ossia potrà vedersi annullare i debiti residui nel caso in
cui durante tutto il procedimento abbia tenuto un comportamento corretto.
L’auspicio, allo stato dell’arte, è che nella riforma del giudizio di
Cassazione la Casa delle libertà tenga conto dei pareri e dei suggerimenti di
chi nella Giustizia opera ogni giorni. Altrimenti il nuovo processo davanti
alla Suprema corte sarà riscritto nel chiuso del ministero della Giustizia. E
a farne le spese, come sempre, saranno i cittadini. Non bisogna dimenticare,
infatti, che una giustizia che non arriva o che non arriva in tempi
ragionevoli, è una giustizia negata, con grave lesione dei diritti fondamentali
dei cittadini e dei fondamenti stessi della democrazia.
Cristina Cappuccini
Fonte:
www.dirittoegiustizia.it


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