Carcere al posto della comunità per i minori “propensi a delinquere” – Cassazione Penale, Sezione IV, Sentenza n. 19331 del 20/05/2005

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L’affidamento alle
strutture di recupero è una misura inadeguata per gli studenti bulli accusati
di violenze sui compagni che continuano a delinquere anche dopo l’inizio delle
indagini

Il "collocamento in comunità" – in attesa del processo – è una misura troppo
blanda per gli studenti-bulli indiziati di gravi violenze nei confronti dei loro
compagni di classe più deboli, specie se i teppisti in erba continuano a
comportarsi male anche dopo l’inizio delle indagini. Per questo la Cassazione –
con la sentenza 19331/05 della quarta sezione penale, depositata il 20 maggio –
invita i giudici dei tribunali dei minori a non escludere la custodia cautelare
in carcere per gli adolescenti con una forte propensione a delinquere. Proprio
la Suprema corte, infatti, afferma che i magistrati di merito, che si occupano
dei crimini dei minorenni, non possono "escludere" l’applicazione del carcere
preventivo sostenendo che è un rimedio estremo al quale ricorrere "quando tutte
le altre misure appaiono inidonee".
Questo orientamento di Piazza Cavour nasce da un ricorso del pubblico ministero
presso il Tribunale della libertà dei minori di Sassari contro la decisione
dello stesso Riesame che, il dieci maggio 2004, aveva detto "no" all’ingresso in
carcere per Alessandro U., un diciassettenne accusato di sevizie ai danni di uno
studente della sua classe. I giudici del tribunale di sorveglianza ritenevano
che affidare il ragazzo a una comunità, mentre il processo faceva il suo corso,
era una misura restrittiva sufficiente. Ma il Pm non ha condiviso questa
decisione e ha fatto ricorso in Cassazione facendo presente che Alessandro –
indagato per aver costretto a compiere e subire violenza sessuale un compagno
con handicap che veniva anche costretto a assumere stupefacenti e a mangiare un
panino imbottito di escrementi animali – aveva minacciato un testimone "a causa
della sua deposizione", nel periodo in cui si trovava ospite della comunità.

In pratica, per il Pm, il ragazzo "dall’indole spavalda e arrogante" non
meritava "l’attenuazione" delle misure cautelari e doveva tornare in carcere,
dove inizialmente era stato rinchiuso. La Cassazione ha pienamente condiviso
questo punto di vista e ha affermato che, anche alla "luce" del nuovo fatto
intimidatorio non è sufficiente affermare – come hanno fatto i giudici di
merito – "che la custodia cautelare in carcere debba essere applicata,
soprattutto nei confronti dei minori, quando tutte le altre appaiono inidonee".
In sostanza, ad avviso degli "ermellini", la pericolosità sociale e il rischio
di reiterazione del reato sono elementi che vanno ben ponderati anche quando ci
si trova davanti un ragazzino che non ha ancora compiuto la maggiore età. Per
questo la IV sezione, ha annullato, con rinvio al Tribunale per i minorenni di
Sassari, l’ordinanza che convalidava il collocamento di Alessandro in una
struttura di accoglienza. E’ la seconda volta che Piazza Cavour si occupa di
questo caso di criminalità minorile: lo scorso luglio, la Cassazione aveva già
detto che la comunità non bastava per Alessandro, ma nonostante cio’ il
Tribunale del riesame aveva riconfermato il provvedimento. Adesso pero’ – specie
dopo le minacce al teste – difficilmente il giovane indagato eviterà la cella
minorile. A favore del mantenimento della custodia in comunità si era, invece,
espresso il sostituto procuratore generale Enrico Delehaye che aveva chiesto il
rigetto del ricorso del Pm.


Fonte:
www.dirittoegiustizia.it

 

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