Non cambia lo statuto dei penalisti. Concluso il Congresso straordinario di Napoli

Solo modifiche minimali allo
statuto dell’Unione camere penali italiane, mentre la Giunta dovrà elaborare
il regolamento del Centro studi Marongiu. Si è concluso domenica scorsa, 22
maggio, il congresso straordinario dell’Unione delle camere penali italiane, il
cosiddetto "conclave", cosi’ era stato definito dal presidente Ettore
Randazzo, proprio per specificare che le tematiche affrontate sarebbero state
strettamente attinenti la vita associativa (vedi tra gli arretrati del 17 maggio).
Allo Statuto sono state apportate modifiche "minimali e solo piccoli
ritocchi" ha illustrato il presidente ieri, aggiungendo anche che questo
sta a significare "l’assoluta conferma dello statuto approvato ad Alghero
che rimane valido e apprezzato". Nessuna modifica sostanziale è stata
apportata al tanto contestato articolo due, quello riguardante gli scopi
dell’Unione, quindi nessuna difesa di interessi "interni", come
paventavano le proposte di modifica presentate dalle Camere penali di Napoli e
Milano, poi corrette a pochi giorni dal congresso, quindi ritirate (vedi tra
gli arretrati del 21 maggio). "Nel momento in cui queste proposte hanno
iniziato a creare interpretazioni sbagliate – ha continuato Randazzo – sono
state ritirate e l’articolo due non è stato modificato, dando cosi’ piena
conferma alla mia linea illustrata con la relazione inaugurale". I
penalisti, aveva detto il presidente in apertura dei lavori, devono badare agli
interessi dei loro assistiti e non a quelli degli iscritti all’Unione;
qualsiasi interpretazione errata delle modifiche presentate dalle Camere
penali, secondo Randazzo, è stata "artatamente indotta da qualcuno che al
Congresso non è neanche venuto". Resta adesso da capire se i malumori
interni all’Unione, legati non solo alle modifiche statutarie, rientreranno con
la chiusura del Congresso.
Per quanto riguarda il Centro studi Aldo Marongiu, sarà la giunta dell’Unione
ad elaborare il suo regolamento, come riporta la mozione approvata a Napoli
(leggibile tra i documenti correlati). Anche in questo caso, secondo il
presidente Randazzo, le decisioni sono state prese "sulla base delle linee
tracciate dalla mia relazione". Il Centro studi Marongiu, ha continuato
Randazzo, "sarà anche un ufficio legislativo, un supporto necessario di
elaborazione e di studi, un importante fonte di risorse umane". Il Centro
sarà l’ufficio studi e legislativo dell’Ucpi e opererà sotto la responsabilità
politica del presidente dell’unione che avrà poteri di nomina e di revoca del
responsabile. Chi farà parte del Consiglio direttivo e chi avrà cariche in
altri organi dell’Ucpi non potrà far parte del Centro.
La tavola rotonda sull’accesso alla professione ha visto anche la
partecipazione del sottosegretario Maria Grazia Siliquini, presidente della
commissione per la riforma delle Scuole universitarie e forensi che ai
penalisti ha annunciato che il governo potrebbe presentare un decreto legge per
la riforma delle scuole d’accesso. "Sono realista – ha detto il
sottosegretario – e credo che un disegno di legge potrebbe non arrivare in
tempo utile di qui alle conclusioni della legislatura", per questo la
decretazione d’urgenza. "L’occasione della riforma delle scuole forensi
deve essere colta e servirà a dare dignità giuridica alle scuole già
esistenti degli ordini professionali, che si affiancheranno a quelle delle
Università. Si tratta di fare – ha continuato Siliquini – una sintesi sui
punti comuni, pacifici ed accettati, per esempio il rafforzamento della
pratica, che va portata a due anni. Le scuole attuali sono eccessivamente
teoriche, condivido le critiche degli avvocati. Non si tratta di fare una
seconda Università ma di rimodulare il biennio di formazione, in modo da
accelerare la capacità professionale". Il decreto inoltre dovrebbe
contenere una delega specifica al ministro della Giustizia perchè, ha detto il
sottosegretario "se si cambia la scuola di formazione è chiaro che
bisogna cambiare l’esame di abilitazione professionale". "Sullo scopo
siamo d’accordo – ha detto Randazzo – ma sui metodi no, per noi è importante
che la formazione resti appannaggio dell’avvocatura e non dell’università.
Temiamo che una scuola universitaria o post-universitaria sia solo burocratica.
Noi invece, nelle nostre 80 scuole, insegniamo strategia e deontologia, in
pratica come si è avvocato e non come ci si limita a farlo per sbarcare il
lunario". Anche a Napoli, comunque, sono stati ribaditi i concetti già
espressi la scorsa settimana: i penalisti sentono la necessità di programmare
il numero degli avvocati, un numero che va "determinato e
razionalizzato", perchè "la quantità fa scadere la qualità".
"Bisogna andare verso la specializzazione – ha concluso Randazzo –
all’interno dello stesso albo dell’avvocatura".
Camere penali e rapporti con l’Oua. Il Congresso straordinario non è bastato
all’Unione per arrivare ad una pronuncia chiara sul punto. La Camera penale di
Napoli, per mezzo del presidente Domenico Ciruzzi, aveva presentato la proposta
di dare mandato al presidente Ucpi per confrontarsi con l’Oua, rispetto alla
quale pero’ il congresso ha chiesto tempo. "Pur riconoscendo le ragioni
legate al periodo storico, risalente a dieci anni fa, che impedirono al
presidente Ucpi di confrontarsi con l’Oua – ha spiegato Ciruzzi – ho ritenuto
superata questa posizione perchè oggi la negazione al confronto non appartiene
alle Camera penali". Ciruzzi ha comunque avuto la delega del Congresso
affinchè dell’argomento se ne discuta (e si decida) all’interno del Consiglio
dei presidenti. (p.a.)


Fonte:
www.dirittoegiustizia.it

 

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