Per Amnesty International, l’Italia limita l’esercizio del diritto d’asilo

torna ad accusare l’Italia di limitare l’esercizio del
diritto di asilo. Nel rapporto annuale sui diritti umani, dedicato «al grande
senso di libertà, alla curiosità e al coraggio di Enzo Baldoni» ha riferito
Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana dell’organizzazione, dopo aver
ricordato il caso dei cittadini stranieri salvati in mare dalla Cap Anamur e
poi respinti fuori dai confini nonostante le critiche dell’Alto commissariato
per i rifugiati, l’organizzazione sottolinea «la deportazione verso l’Egitto e
la Libia – nei mesi di ottobre 2004 e marzo 2005 – di centinaia di cittadini
stranieri arrivati nel nostro Paese via mare». Tali «respingimenti collettivi»,
insiste Amnesty, «sono avvenuti in violazione delle principali convenzioni in
materia di diritti umani e dei rifugiati» mentre «a metà aprile si è avuta
notizia della deportazione di altre decine di cittadini stranieri da Lampedusa»
senza che il governo abbia «illustrato il testo, nè fornito maggiori dettagli
sulla natura giuridica e sul contenuto degli accordi di cooperazione con la
Libia, avviati dal 2000». Inoltre, l’organizzazione per i diritti umani lamenta
di non aver avuto accesso nei centri per stranieri in Italia. «Il ministro
dell’Interno, Giuseppe Pisanu», afferma Amnesty, «non ha risposto alla lettera
che il 15 marzo 2005 chiedeva l’accesso dei ricercatori e il 4 febbraio scorso
la sezione italiana dell’organizzazione aveva ricevuto “parere non favorevole”
da parte del dipartimento per l’immigrazione del ministero dell’Interno. La
critica è arrivata proprio nel giorno in cui il nuovo Alto commissario per i
diritti umani dell’Onu, Antonio Guterres, ha invitato i Paesi più ricchi ad
assumersi le proprie responsabilità verso i rifugiati e a «non assumere
un’attitudine restrittiva».(25
maggio 2005)

 

Rapporto
annuale sui diritti umani

Italia

Repubblica italiana
Capo di Stato: Carlo Azeglio Ciampi
Capo del governo: Silvio Berlusconi
Pena di morte: abolizionista per i tutti i reati
Statuto di Roma della Corte penale internazionale: ratificato
Convenzione delle Nazioni Unite sulle donne e relativo Protocollo opzionale:
ratificati

Sono giunte ulteriori denunce di uso eccessivo della forza, maltrattamenti e
abusi di stampo razzista da parte di agenti delle forze dell’ordine e di custodia,
insieme a segnalazioni di decessi in circostanze controverse di arrestati e
reclusi. In alcune strutture, compresi centri di permanenza temporanea per
stranieri, le condizioni di detenzione non hanno rispettato gli standard
internazionali. Molti richiedenti asilo sono stati ostacolati nell’esercizio
del loro diritto a richiedere l’asilo; alcuni potrebbero essere stati respinti
verso Paesi in cui erano a rischio di violazioni dei diritti umani. I rom e
alcune altre minoranze etniche hanno subito di discriminazioni in molti ambiti,
tra cui le operazioni di polizia, l’alloggio e il lavoro. La violenza domestica
contro le donne ha continuato ad essere assai diffusa, ma la maggioranza delle
vittime non ha sporto denuncia alle autorità, atteggiamento questo che ha
indotto a chiedere un maggior coordinamento degli sforzi volti a educare
l’opinione pubblica sull’assistenza già disponibile per le donne e a compiere
ulteriori studi in merito a questo grave fenomeno. Nonostante gli sforzi del
governo per combatterla, la tratta di esseri umani, in particolare donne e
minorenni, a scopo di sfruttamento sessuale e lavoro forzato, ha continuato a
essere motivo di preoccupazione.

Contesto

Nel mese di settembre il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa ha
deplorato il fatto che non si era ancora visto "alcun miglioramento
stabile" da parte dell’Italia nell’affrontare l’eccessiva lunghezza dei
procedimenti giudiziari. Il Comitato ha rilevato che "la situazione è
generalmente peggiorata tra il 2002 e il 2003".

E’ perdurata la tensione tra il governo e molta parte della magistratura che
considerava le proposte di riforma del sistema giudiziario una minaccia alla
propria indipendenza. Nel mese di dicembre il Relatore speciale delle Nazioni
Unite sull’indipendenza di giudici e avvocati si è rivolto al presidente della
Repubblica esprimendo il timore che le riforme rappresentassero "una
preoccupante limitazione" dell’indipendenza della magistratura e
accogliendo favorevolmente la decisione del presidente di non ratificare le
riforme e di rinviare al parlamento il progetto di legge.

Iniziative legislative volte all’introduzione del reato di tortura nel codice
penale italiano, cosi’ come ripetutamente raccomandato da vari organismi delle
Nazioni Unite, hanno ancora subito ritardi e battute d’arresto.

Asilo e immigrazione

Continua a mancare una legge specifica e organica sul diritto di asilo. Un
progetto di legge che, a fine anno, giaceva ancora in attesa di discussione in
parlamento, si è rivelato inadeguato rispetto agli standard internazionali. La
tutela dei richiedenti asilo prevista da alcune norme sull’immigrazione non ha
garantito l’accesso a procedure individuali di determinazione del diritto
d’asilo eque e imparziali. Sono stati espressi timori che molte persone bisognose
di protezione potessero essere costrette a ritornare in Paesi in cui
rischiavano di subire gravi violazioni dei diritti umani. Eccessivi ritardi
nelle procedure di determinazione, uniti all’inadeguatezza degli interventi per
il soddisfacimento dei bisogni basilari dei richiedenti asilo, hanno imposto
condizioni di indigenza a molte persone che erano in attesa di conoscere i
risultati della domanda di asilo.

Migliaia di migranti e richiedenti asilo hanno continuato ad arrivare in barca
sulle coste meridionali, mentre centinaia di altre persone sono morte nel
tentativo di raggiungere il Paese. Molte di tali imbarcazioni provenivano dalla
Libia. L’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati
(ACNUR), AI e altre organizzazioni per i diritti dei rifugiati italiane e
internazionali hanno espresso grave preoccupazione per alcuni episodi in cui
non erano stati rispettati i diritti fondamentali delle persone che giungevano
via mare.

*Nel mese di luglio l’ACNUR ha espresso "grave preoccupazione per la
palese noncuranza nei confronti di standard riconosciuti a livello
internazionale ed europeo e di elementi fondamentali delle regolari
procedure" in relazione all’espulsione verso il Ghana di 25 richiedenti
asilo. Essi facevano parte di un gruppo di 37 persone che, per motivi umanitari
e dopo notevole ritardo, erano stati autorizzati a sbarcare da una nave
appartenente a una organizzazione non governativa tedesca.

*A ottobre l’ACNUR ha espresso "grave preoccupazione" per la sorte di
centinaia di persone da poco giunte dall’Africa e dal Medio Oriente sull’isola
di Lampedusa, in seguito a segnalazioni secondo cui molte di esse erano state
rinviate in Libia "senza un’adeguata valutazione delle loro possibili
necessità di protezione internazionale". L’Alto Commissariato ha
affermato che l’impossibilità di accedere ai potenziali richiedenti asilo sia
in Italia, sia in Libia, impediva all’ACNUR stesso di esercitare il proprio
mandato volto ad assicurare che i rifugiati ricevano adeguata protezione. AI ha
chiesto che l’accesso ai richiedenti asilo fosse immediatamente garantito. In
seguito, l’ACNUR ha riferito che, solo circa cinque giorni dopo la richiesta di
autorizzazione e "dopo che oltre mille persone erano già state respinte
in aereo in Libia", era stato infine concesso allo stesso di entrare nel
centro di permanenza temporanea di Lampedusa in cui erano stati inizialmente
trattenuti i nuovi arrivati. La valutazione preliminare dell’Alto Commissariato
rilevava che "l’affrettato criterio, basato sulla nazionalità, usato per
selezionare le persone" non aveva "permesso a singoli individui di
qualsiasi nazionalità di inoltrare domanda".

***Centri di permanenza temporanea Migliaia di cittadini stranieri privi del
diritto di risiedere in Italia o sospettati di non detenere tale diritto, sono
stati trattenuti in centri di permanenza temporanea in cui potevano restare
fino a un massimo di 60 giorni prima dell’espulsione dal Paese in quanto
clandestini o del rilascio. Molti detenuti hanno incontrato difficoltà a
ottenere accesso all’assistenza legale necessaria per impugnare la legittimità
della loro detenzione e degli ordini di espulsione. Alcuni detenuti che
intendevano presentare domanda di asilo, apparentemente non sono stati messi in
grado di accedere alla procedura di determinazione del diritto di asilo.

La tensione in tali centri è stata alta, con ripetute proteste, compresi
alcuni tentativi di fuga, e alti livelli di autolesionismo. Sono stati
segnalati frequente sovraffollamento, infrastrutture non appropriate,
condizioni non igieniche, alimentazione insoddisfacente e cure mediche
inadeguate. Nel corso dell’anno sono state condotte varie inchieste penali in
merito a presunte aggressioni fisiche di persone trattenute nei centri.

***Aggiornamenti *A gennaio, un prete cattolico che dirigeva il centro di
permanenza temporanea Regina Pacis a San Foca di Melendugno, in provincia di
Lecce, due medici, cinque membri del personale amministrativo e 11 carabinieri
del servizio di sicurezza sono stati rinviati a giudizio per aver aggredito e
insultato con epiteti razzisti alcuni detenuti del centro nel novembre 2002. A
fine anno il processo era ancora in corso.

*Il procuratore della Repubblica di Bologna ha concluso un’indagine penale
relativa a 11 agenti di polizia, un carabiniere e un funzionario amministrativo
della Croce Rossa che gestiva il centro di permanenza temporanea di Via Mattei,
accusati di essere coinvolti nell’aggressione di alcuni detenuti avvenuta nel
marzo 2003. Il procuratore ha affermato che avrebbe richiesto il rinvio a
giudizio per almeno quattro agenti di polizia.

Nel mese di gennaio il procuratore ha avviato un’altra indagine penale a
seguito delle denunce sporte da tre ex detenuti che sostenevano di aver
ricevuto, insieme ad altri detenuti e senza esserne consapevoli,
somministrazioni regolari di forti sedativi. In seguito, il procuratore ha
concluso che gli alimenti e le bevande prelevati nel centro e sottoposti ad
analisi non avevano rivelato la presenza dei farmaci indicati nelle denunce e
nei referti delle analisi del sangue a esse allegati, giudicando questi ultimi
inattendibili. Tuttavia, i rappresentanti legali dei detenuti si sono opposti a
tali conclusioni e alla richiesta di archiviazione presentata al giudice per le
indagini preliminari. A fine anno il giudice non aveva ancora raggiunto una
decisione.

Brutalità della polizia

Le denunce di maltrattamenti compiuti da agenti delle forze dell’ordine spesso
hanno riguardato rom, immigrati extracomunitari e manifestanti. Vi sono state
sparatorie della polizia, alcune delle quali fatali, in circostanze
controverse; in merito a tali episodi erano in corso alcune indagini penali.
Alcuni agenti sono stati processati ma, in generale, le forze dell’ordine hanno
goduto di notevole impunità.

*Nel mese di febbraio la Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto emesso da
una Corte d’assise d’appello nei confronti di un agente di polizia di Napoli
accusato dell’omicidio volontario del diciassettenne Mario Castellano, avvenuto
nel 2000, e assolto perchè il fatto non costituisce reato. Un tribunale di
prima istanza aveva condannato l’agente a 10 anni di reclusione. Il ragazzo,
disarmato, era alla guida di un motorino senza il casco prescritto dalla legge,
quando, apparentemente, non si fermo’ all’ingiunzione della polizia. Venne
colpito alla schiena dall’agente, che sostenne di aver sparato accidentalmente.
La famiglia di Mario Castellano aveva presentato istanza di sostituzione del
presidente della Corte d’appello mettendone in discussione l’imparzialità,
poichè egli aveva rilasciato una dichiarazione agli organi di informazione in
cui criticava la sentenza del tribunale di prima istanza. La Corte di
Cassazione ha stabilito che la motivazione con cui la Corte d’appello aveva
assolto l’agente era "illogica" e ha ordinato un nuovo processo.

***Aggiornamenti: operazioni di polizia durante le manifestazioni del 2001 Tra
i processi in corso ve ne sono stati alcuni relativi a operazioni di
mantenimento dell’ordine pubblico nell’ambito delle manifestazioni di Napoli
nel marzo 2001 e di Genova nel luglio 2001 in occasione del Summit del G8.

*Nel mese di luglio 31 agenti di polizia in servizio in una caserma dei
carabinieri utilizzata come struttura detentiva il giorno della manifestazione
di Napoli sono stati rinviati a giudizio per accuse che andavano dal sequestro
di persona alle lesioni personali e alla violenza privata: alcuni agenti sono
stati incriminati anche per abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. Il
processo è iniziato in dicembre.

*A febbraio un giudice ha disposto l’archiviazione del procedimento nei
confronti di 93 persone accusate di associazione a delinquere finalizzata alla
devastazione e al saccheggio. Gli accusati erano stati arrestati nel corso di
un’irruzione notturna della polizia in un edificio occupato legalmente dal
Genoa Social Forum (GSF), il principale organizzatore delle dimostrazioni di
Genova. Tutti gli altri capi d’accusa originariamente attribuiti ai 93
arrestati, tra cui resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo d’armi,
erano già stati archiviati nel 2003.

*Nel mese di dicembre, 28 agenti di polizia coinvolti nell’irruzione alla sede
del GSF, tra cui alcuni funzionari di grado superiore, sono stati rinviati a
giudizio per varie accuse, tra cui lesioni gravi e percosse, falsificazione e
occultamento di prove e abuso d’ufficio. Decine di altri agenti delle forze
dell’ordine partecipanti all’irruzione e ritenuti coinvolti in aggressioni
fisiche, a quanto pare n

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