Criminalità, Garofano (Ris): ”Sempre decisivi l’abilità e il fiuto investigativò’

Roma, 5 giu. (Ign) –
La scena del delitto come una mappa da decifrare nel modo giusto, servendosi
delle nuove tecnologie ma soprattutto contando sulla propria abilità
investigativa. Il colonnello dei Carabinieri Luciano Garofano, comandante del
Reparto investigazioni scientifiche di Parma, è convinto che il fattore umano
sia sempre decisivo nella riuscita di una indagine. Una convinzione che
l’ufficiale ribadisce con forza nel suo libro ‘Delitti imperfetti’. Il moderno
investigatore – è la sua tesi – è la sintesi tra il vecchio (”il commissario
Maigret”) e il
nuovo (”che applica i sistemi di rilevazione scientificà’). Il colonnello
Garofano – che ha preso parte al seminario ‘Faccia a faccia con il tuo Dnà
organizzato dalla Fondazione Sigma Tau al Palazzo dell’Informazione di Roma –
ne parla in una intervista a Italy Global Nation (Ign), la testata on line del
gruppo Gmc-Adnkronos.

In ‘Delitti imperfetti’ lei elenca una serie di casi in cui i nuovi sistemi di
rilevazione scientifica svolgono un ruolo determinante nell’individuazione dei
colpevoli. Questo significa che nel prossimo futuro si assisterà al tramonto
dell’investigatore tradizionale, quello che utilizza esclusivamente le
”cellule grigiè’ alla Poirot?

”Assolutamente no, anzi: l’elemento umano, l’abilità e il fiuto individuali,
continueranno a rivestire un’importanza decisiva. Non possiamo rinunciare
all’intelligenza, alla creatività, alla professionalità dell’uomo, in una
parola alla componente tradizionale delle indagini. Quello che è cambiato,
invece, è che si è aggiunto al modello tradizionale, alla Maigret, il modello
scientifico, che puo’ non soltanto supportare, ma alcune volte avviare
l’attività investigativa, in maniera, direi, decisiva. E’ nato insomma un
nuovo modo, frutto della sintesi tra l’indagine d’una volta e le nuove
tecnologie, che possono conferire certezza all’investigazione classica. I due
sistemi si rafforzano a vicenda, e certo non si escludono. L’apporto della
tecnologia va a rafforzare, portando un contributo di certezza, il quadro
indiziario, che di per sè non sempre è sufficiente come quantificazione degli
elementi”.

Com’è possibile conciliare la messinscena ingenua e pasticciata allestita in
molti casi dagli assassini con tutte le informazioni relative a questi nuovi
metodi di rilevazione, talvolta molto dettagliate, diffuse dai media? Si pensi
ad esempio allo scotch utilizzato dalla mamma del piccolo Mirko Magni, il bimbo
ucciso a Lecco, per simulare una rapina, scotch che invece ha rivelato tracce
di Dna risultate decisive per l’incriminazione.

”C’è sempre da considerare l’elemento dell’emotività e della sorpresa. Noi
possiamo pianificare tutto cio’ che vogliamo, ma all’atto pratico il
contraccolpo emotivo non ci consente di gestire il nostro piano in maniera
perfetta. Si aprono cioè delle falle, dei momenti di ‘distrazionè, ed è su
questi che si esercita poi il lavoro dell’investigatorè’.

Quelli utilizzati dal Ris sono strumenti di precisione il cui uso richiede un
personale altamente specializzato. E’ ipotizzabile un loro impiego anche da
parte delle pattuglie della polizia giudiziaria?

”Di fatto, questi strumenti non sono utilizzati esclusivamente dal Ris. Noi
abbiamo puntato a due obiettivi: il primo è stato quello di creare dei
laboratori che consentissero d’eseguire analisi su oggetti e tracce presenti
sul luogo del reato. Ma la sfida è nel luogo del reato. E’ sulla scena del
crimine che, se noi in una prima fase siamo riusciti a vedere, capire,
interpretare e raccogliere determinate prove, sappiamo poi dar loro una
valenza. Per questo abbiamo puntato a formare degli specialisti che possano
individuare e proteggere, cioè non contaminare nè distruggere, degli elementi
che oggi, in maniera rivoluzionaria rispetto al passato, una volta in
laboratorio possono fornire una chiave decisiva. Occorre, insomma, prima capire
la scena del crimine, per poterla poi esaminare e ricostruire con l’analisi
vera e proprià’.

https://www.litis.it

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