Papa Ratzinger: ”Manomettere la vita che nasce è contrario all’amore umanò’
Città del Vaticano, 6
giu. – (Adnkronos) – Manomettere la vita che nasce è contrario all’amore
umano. In questo modo Benedetto XVI, intervenendo questa sera nella basilica di
San Giovanni in Laterano, ha voluto riaffermare la dottrina della Chiesa sul tema
dei figli che non possono essere circoscritti al solo fattore biologico ma sono
inscritti nell’amore di Dio per l’uomo. ”Anche nella generazione dei figli il
matrimonio riflette il suo modello divino l’amore di Dio per l’uomo”, ha
infatti detto il pontefice. ”Nell’uomo e nella donna – ha proseguito – la
paternità e la maternità, come il corpo e come l’amore, non si lasciano
circoscrivere nel biologico: la vita viene data interamente solo quando con la
nascita vengono dati anche l’amore e il senso che rendono possibile dire si’ a
questa vita. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario
all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere
sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere
o manomettere la vita che nascè’.
Matrimonio e famiglia non sono in realtà ”una costruzione sociologica
casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economichè’, ha spiegato
Benedetto XVI di fronte a centinaia di fedeli riuniti nella basilica di San
Giovanni. ”Al contrario – ha detto il pontefice – la questione del giusto
rapporto tra l’uomo e la donna affonda le sue radici dentro l’essenza più
profonda dell’essere umano e puo’ trovare la sua risposta soltanto a partire da
qui.
La volontà dell’uomo di ”liberarè’ la natura da Dio, per costruire un
presunto mondo migliore, vuol dire perdere di vista la stessa natura per
costruire una presunta umanità più felice. Con queste parole il pontefice ha
fatto poi un implicito riferimento alle tematiche della bioetica al centro del
dibattito in Italia e in altri paesi europei, toccando il tema, delicato, del
rapporto fra Dio e la natura. ”Cari fratelli e sorelle – ha affermato nel suo
discorso Bendedetto XVI – questo legame profondo tra Dio e l’uomo, tra l’amore
di Dio e l’amore umano, trova conferma anche in alcune tendenze e sviluppi
negativi, di cui tutti avvertiamo il peso. Lo svilimento dell’amore umano, la
soppressione dell’autentica capacità di amare si rivela infatti, nel nostro
tempo, l’arma più adatta e più efficace per scacciare Dio dall’uomo, per
allontanare Dio dallo sguardo e dal cuore dell’uomo”. Analogamente, ha
aggiunto, ”la volontà di ‘liberarè la natura da Dio conduce a perdere di
vista la realtà stessa della natura, compresa la natura dell’uomo, riducendola
a un insieme di funzioni, di cui disporre a piacimento per costruire un
presunto mondo migliore e una presunta umanità più felicè’.
Poi Ratzinger ha ribadito il suo punto di vista sul matrimonio delle coppie gay
e sulle unioni al di fuori del sacramento della Chiesa: ”il matrimonio fra
persone dello stesso sesso e il libertinismo sono forme di banalizzazione
dell’uomo e del corpo”. Una critica severa alle unioni omosessuali e alle
altre forme di ”unioni liberè’, quella fatta da Benedetto XVI. Che ha
spiegato: ”Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le
unioni libere e il ‘matrimonio di provà fino allo pseudo-matrimonio tra
persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica,
che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo. Una tale
pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente
include la banalizzazione dell’uomo. Il suo presupposto è che l’uomo puo’ fare
di sè cio’ che vuole: il suo corpo diventa cosi’ una cosa secondaria dal punto
di vista umano, da utilizzare come si vuole. Il libertinismo, che si fa passare
per scoperta del corpo e del suo valore, è in realtà un dualismo che rende
spregevole il corpo, collocandolo per cosi’ dire fuori dall’autentico essere e
dignità della personà’.
Infine dal successore di Wojtyla un nuovo richiamo ai valori della fede, a cui
la cultura relativista del nostro tempo non riconosce la verità. Una cultura
che poi diviene per ciascuno una prigione. ”Oggi -ha detto Papa Ratzinger- un
ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla
massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che,
non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il
proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per
ciascuno una prigionè’. ”Dentro a un tale orizzonte relativistico -ha
aggiunto- non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della
verità; prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà
della sua stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del
suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comunè’. E’ un vero e
proprio allarme che Benedetto XVI lancia dalla Basilica di S.Giovanni, ponendo
l’accento in particolare ai problemi dell’educazione dei giovani e del
confronto fra la fede cristiana e le tendenze culturali del nostro tempo. ”Nè
i genitori, nè i sacerdoti o i catechisti, nè gli altri educatori – ha
concluso il pontefice – possono sostituirsi alla libertà del fanciullo, del
ragazzo o del giovane a cui si rivolgono. E specialmente la proposta cristiana
interpella a fondo la libertà, chiamandola alla fede e alla conversionè’.


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