Ciampi: ”Non spetta a Castelli il potere di rifiutare la grazià’

Roma, 14 giu. –
(Adnkronos/Ign) – Castelli non puo’ rifiutare la grazia che il capo dello Stato
vuole concedere ad Ovidio Bompressi. Non è nel suo potere. Sono nette le
parole usate da Carlo Azeglio Ciampi nel ricorso presentato davanti alla Corte
Costituzionale sul conflitto di attibuzione del potere di grazia. ”Non spetta
al ministro della Giustizia il potere di rifiutare di dare corso alla
determinazione, alla quale il Capo dello Stato è pervenuto, di concedere la
grazia ad Ovidio Bompressi”, cosi’ si conclude il testo inviato alla Consulta.

In 15 pagine, e sette di allegati, siglate dal viceavvocato generale dello
Stato, Ignazio Francesco Caramazza, Carlo Azeglio Ciampi rivendica
”l’integrità delle proprie esclusive attribuzioni costituzionali nell’esercizio
del potere di concessione della grazià’. Una integrità di attribuzioni,
quella rivendicata da Ciampi, che ӏ stata lesa dal rifiuto, da parte del
ministro della Giustizia, di predisporre il relativo decreto di concessionè’,
nel caso di Bompressi, oltre che ”di controfirmarlo”.

”Il ministro è sicuramente titolare di poteri istruttori ma questi non
possono che concludersi, al più con una valutazionè’, si legge ancora nel
ricorso, con riferimento alla querelle che vide l’8 novembre scorso Ciampi
chiedere a Castelli l’invio del decreto di grazia con lo scopo di emanarlo,
ricevendone, il 24 novembre, un rifiuto motivato con la non condivisibilità
nel merito e nel metodo della richiesta e ribadendo che la Costituzione assegna
al ministro della Giustizia la responsabilità di formulare la proposta di
grazia. Il ricorso motiva la ‘marginalità dell’intervento del ministro della
giustizia in materia di grazia affermando che ”è naturale che l’esercizio di
un potere di tale elevata e delicata portata venga riservato in via esclusiva
al Capo dello Stato, quale organo rappresentante dell’unità nazionalè’.

Il potere di grazia,
sottolinea il ricorso, è riconosciuto sempre e ovunque ”come parte
inscindibile delle prerogative proprie della massima autorità dello stato”, e
questo vale anche oggi, anche in Italia in quanto nel vigente ordinamento
costituzionale ”il Presidente della Repubblica, per il suo ruolo istituzionale
di garante super partes della Costituzione, è l’unico organo che offra la garanzia
di un esercizio imparziale del potere di grazià’, esulando questa ”del tutto
da valutazioni di natura politicà’ e non essendo ”riconducibile all’indirizzo
politico della maggioranza di governo”

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