GIUSTIZIA: ROGNONI, CON LA FIDUCIA INUTILE IL PARERE DEL CSM
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ROMA – La fiducia posta dal
governo alla Camera sulla riforma dell’ordinamento giudiziario fa venir meno "l’utilità"
del parere del Csm. Il vicepresidente del Csm, Virginio Rognoni, annuncia con
una nota la cancellazione dall’ordine del giorno del plenum di Palazzo dei
Marescialli del parere sulla riforma.
La discussione del
parere doveva essere limitata solo al cosiddetto emendamento ‘Bobbio’, cosi’
come autorizzato la scorsa settimana dal presidente Ciampi. "Il Governo – è
scritto nel comunicato di Rognoni – nella seduta di ieri della Camera dei
Deputati ha posto la questione di fiducia sulla legge delega di riforma
dell’ordinamento giudiziario; per questa ragione non avrà corso la trattazione
della pratica posta all’ordine del giorno delle sedute del 20 e 21 luglio,
aventi per oggetto il parere sul paragrafo 3 della proposta di delibera della
sesta Commissione". "Con la posizione della questione di fiducia – prosegue il
vicepresidente dell’Anm – viene meno l’utilità del nostro parere. Il
Guardasigilli, infatti, a cui esso è rivolto, non ha più la possibilità di
interloquire con il Parlamento sul testo della riforma che, ormai, rimane qual
è".
Sulla riforma
dell’ordinamento giudiziario il governo chiede il voto di fiducia. L’Unione
protesta e parla di "decisione grave" che offende il Parlamento e il Capo dello
Stato. Mentre i magistrati di Palermo sono pronti oggi a scendere di nuovo in
piazza.
LA FIDUCIA E LE
PREGIUDIZIALI – Dopo averlo
minacciato per giorni, il governo pone la questione di fiducia su un
provvedimento che ha già i tempi contingentati. Ad annunciarlo in Aula è il
ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi.
Il voto è previsto
per oggi alle 16, ventiquattro ore dopo la richiesta dell’esecutivo. Cosi’ come
prevede il regolamento della Camera. Le dichiarazioni di voto cominceranno alle
14 e dopo la fiducia avranno luogo le dichiarazioni di voto e il voto finale.
LA PROTESTA
DELL’UNIONE – L’iniziativa del
governo è contestata dall’opposizione. Per Anna Finocchiaro (Ds) si tratta
dell’ennesima dimostrazione che non c’è alcuna "volontà di discutere il
testo". Mentre per il responsabile Giustizia della Margherita Giuseppe Fanfani
è un fatto "grave" visto che "è la prima volta che si mette la fiducia su un
provvedimento che è stato rinviato alle Camere". Cosi’ facendo, aggiunge, "si
offende il Parlamento e il Capo dello Stato".
Dello stesso avviso
il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che definisce il ricorso alla
fiducia "l’ennesimo e purtroppo scontato attacco allo Stato di diritto".
E duro è il
commento del leader del Pdci Oliviero Diliberto: "E’ indecente – dichiara – che
si debba ricorrere al voto di fiducia per un provvedimento di tale e devastante
portata. E’ il chiaro segnale del completo sfaldamento della maggioranza
incapace di reggere i suoi stessi accordi di potere". Ma contro la fiducia
scende in campo anche l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che
definisce la decisione del governo "un passo non nobile".
L’OPPOSIZIONE
INSISTE: SBAGLIATO L’ATTACCO DI PERA AL CSM
– E’ ancora forte l’eco delle polemiche per l’attacco al Csm da parte del
presidente del Senato Marcello Pera che aveva definito la protesta delle toghe
contro la riforma "azioni contrarie alla Costituzione". Il leader dei Ds Piero
Fassino, in particolare, definisce "sbagliate" le parole di Pera e contesta la
riforma che rappresenta "lo stravolgimento delle regole fondamentali del diritto
e dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge". Analogo il commento di
Massimo D’Alema che giustifica il risentimento dei magistrati osservando che si
tratta di "una pessima legge vissuta dalla magistratura non senza ragione come
un attacco alla propria autonomia".
Solidarizzano invece
con il presidente del Senato il leader di An Gianfranco Fini, che afferma di
condividere "pienamente" le sue dichiarazioni, e il ministro delle Riforme
Roberto Calderoli. "Le parole di Pera sul Csm – afferma l’esponente del
Carroccio – sono le stesse che ho detto io una settimana fa…".


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