Riforma della giustizia, oggi la Camera vota la fiducia

Roma (Adnkronos/Ign) – Il governo ha posto la
questione di fiducia sull’articolo 2 della riforma dell’ordinamento
giudiziario, nel testo proposto dalla commissione e già approvato dal Senato.
L’annuncio è stato dato ieri dal ministro per i Rapporti con il Parlamento
Carlo Giovanardi. Ieri mattina l’assemblea di Montecitorio ha approvato a
maggioranza l’articolo 1. Il voto di fiducia è previsto per oggi alle 16 alla
Camera, secondo quanto stabilito dalla Conferenza dei capigruppo di
Montecitorio. Alle 14 avranno inizio le dichiarazioni di voto. Subito dopo la
fiducia, si passerà al voto finale sul provvedimento e a nome dell’Unione
dovrebbe parlare un unico portavoce, che potrebbe essere Marco Boato.

La decisione di porre la fiducia, intanto, ieri è stata contestata a più
riprese dai banchi dell’opposizione. ”E’ indecente che il governo debba
ricorrere al voto di fiducia per un provvedimento di tale e devastante portata
come la riforma dell’ordinamento giudiziario”, ha affermato il segretario dei
Comunisti italiani Oliviero
Diliberto
, secondo il quale ӏ il chiaro segnale del
completo sfaldamento della maggioranza, incapace di reggere i suoi stessi
accordi di poterè’. ”Nel merito del provvedimento – ha aggiunto Diliberto –
va solo detto che è un altro, ennesimo, tassello di quei tanti colpi di
piccone inferti alla Costituzione repubblicana in questi anni di governo
Berlusconi, nonchè un altro pesante attacco all’autonomia della
magistraturà’.

”La Cdl prosegue come un panzer nell’opera di demolizione della magistratura e
della sua autonomia. L’intento mai nascosto di indebolire e sottomettere la
magistratura sta arrivando a compimento. E’ scandaloso che il governo abbia
posto al fiducia su una riforma osteggiata da tutto il mondo giudiziario e che
avrà gravissime conseguenze. Una riforma pessima che sfascia l’ordinamento
giudiziario, compromette gli equilibri tra poteri dello Stato e limita
l’indipendenza della magistraturà’. Cosi’ il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio,
ha commentato la decisione del governo di porre la questione di fiducia alla
Camera. ”La Cdl – sottolinea ancora Pecoraro – preferisce la via della
vendetta contro la magistratura piuttosto che un serio confronto sui temi della
giustizia, che andrebbe riformata, certo, ma soprattutto per rendere i processi
più veloci e il sistema più efficiente, cosi’ come chiedono i cittadini”.
Mentre per il presidente dei deputati della Margherita, Pierluigi Castagnetti, ”quello dei
presidenti delle Camere, all’indomani della polemica con il Csm, oggi è un
incomprensibile, assordante silenzio. Non si capisce perchè proprio loro, cosi’
sensibili alle vere o presunte interferenze sul Parlamento, non spendano una
parola contro il governo per il sistematico ricorso ai voti di fiducia su tutti
i provvedimenti di grande rilevanza istituzionale che configura una vera e
propria espropriazione delle prerogative parlamentari”.

L’Associazione nazionale magistrati
ha accolto a sua volta con ”amarezzà’ l’annuncio ufficiale della fiducia.
”Siamo amareggiati – ha detto il presidente del ‘sindacato delle toghè Ciro
Riviezzo – Dobbiamo prendere atto della chiusura a qualsiasi approfondimento e
dialogo. Quanto accaduto sul Csm è paradigmatico: ogni intervento viene
vissuto come un’interferenza, anche quando si tratta di una norma, come
l’emendamento Bobbio, destinata a creare gravi problemi di funzionalità per il
Consiglio, rallentandone il lavoro anche nell’immediato”. Ma i magistrati non
si daranno per vinti: ”Chiederemo di non esercitare la delega laddove è
incostituzionale, e secondo noi lo è in molte parti. Poi, a valutare
l’eventuale incostituzionalità dei decreti ci penserà la Consulta, che sarà
chiamata in causa dai ricorsi proposti da singoli magistrati”.

Niente più dibattito oggi al Csm
sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Dopo la fiducia posta alla Camera
dal governo sul provvedimento, è la certezza manifestata a Palazzo dei
Marescialli, è diventata ormai ”superfluà’ la discussione sul documento
della Sesta Commissione che ‘boccià l’emendamento Bobbio. Documento che era
stato messo all’ordine del giorno dei lavori del plenum di oggi pomeriggio,
dopo che la scorsa settimana la decisione dei laici della Cdl di far mancare il
numero legale ne aveva impedito la discussione, autorizzata dal capo dello
Stato solo sulla parte relativa alla ”nuova normà’ introdotta al Senato

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