Il giudice Tosti scrive a Ciampi e chiede di essere rimosso dalla magistratura
6 Ott – E’
dal 9 maggio che il giudice Luigi Tosti porta avanti la sua personale battaglia
contro la presenza nei luoghi pubblici del simbolo cattolico per eccellenza, il
crocifisso. Rinviato a giudizio dal Gip del Tribunale dell’Aquila, dove dovrà
comparire il 18 novembre per il reato di omissione di atti di ufficio, il
magistrato ha inviato una lettera al ministro Castelli e alla Corte dei Conti e
un’altra al presidente della Repubblica, tutte datate 27 settembre 2005.
Con la prima missiva il giudice chiede che gli vengano sospesi gli stipendi.
Questo perchè ”i Cittadini italiani hanno il diritto, nella loro qualità di
contribuenti, di non veder sperperato il proprio danaro". "Ritengo immorale la
percezione degli stipendi sicchè -afferma il magistrato- invito
l’Amministrazione ad essere coerente con se stessa, e cioè o a rimuovermi dalla
magistratura (visto che l’Amministrazione ritiene di essere nel giusto) o a
sopenderne il pagamento quantomeno sino alla definizione del contenzioso perchè,
in caso contrario, saro’ costretto a restituirli".
Con altra lettera, spedita a Carlo Azelio Ciampi, Luigi Tosti ha invitato il
capo dello Stato ad inviargli cinque copie del suo ritratto da esporre nelle
aule. "Nell’esercizio delle mie funzioni -spiega il magistrato- io mi identifico
nel popolo italiano e nei simboli che identificano l’unità nazionale, e cioè
nella bandiera tricolore e nel ritratto del presidente della Repubblica:
paradossalmente nessuno di essi è presente nelle aule giudiziarie".
"E’ mia intenzione -preannuncia il giudice- chiedere poi al ministro di
Giustizia, al Presidente della Repubblica ed al Sommo Pontefice l’autorizzazione
a sostituire i crocifissi con i ritratti del Presidente della Repubblica, per
fornire agli Italiani il riscontro oggettivo di quanto sia realmente ‘laicà,
indipendente e rispettosa dei diritti di eguaglianza la Repubblica Italiana. La
discriminazione religiosa e razziale nasce quando un gruppo pretende di essere
superiore agli altri e di meritare, per cio’ stesso, dei privilegi. In epoche
recenti l’uomo bianco di superiore razza ariana ha preteso di privilegiare la
sua supposta superiorità impedendo ai neri ed agli ebrei di entrare nei locali
pubblici. Oggi in Italia la situazione non è affatto diversa: i Cattolici
marcano le pareti pubbliche col loro crocifisso e impediscono ai simboli di
tutte le altre confessioni religiose e dei non credenti di entrare negli uffici
pubblici, e questo perchè ritengono, con una presunzione che trasmoda nel
razzismo, di essere i soli depositari della Verità".


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