Doping, gli esperti danno ragione a Fini: la legge non si cambia

Sulla legge antidoping
gli esperti danno ragione al vicepremier Gianfranco Fini. Il ministro degli
Esteri infatti, in seguito alle dichiarazioni del sottosegretario ai Beni
culturali con delega all Sport, Mario Pescante, sulla
depenalizzazione della legge antidoping in vista di Torino 2006, aveva
dichiarato che la legge va bene cosi’ com’è e non si cambia. Intanto Pescante,
nel corso dell’audizione in commissione Cultura al Senato, oggi pomeriggio, ha
dichiarato di prendere ”atto che non è attuabile una modifica della legge
antidoping per i Giochi Olimpici invernali di Torino 2006. Riferiro’ al
premier, Silvio Berlusconi, e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio,
Gianni Lettà’. Ma la linea del sottosegretario, nonchè membro del Comitato
Olimpico Internazionale, non sembra essere cambiata rispetto alle sue
dichiarazioni dei giorni scorsi sull”’armonizzazione delle sanzioni sportivè’
come chiesto dal Cio.

”Pescante è il rappresentante delle istituzioni italiane o del Cio?”, si
chiede polemicamente Alessandro Donati, uno dei padri della
lotta al doping e legato all’esperienza sul campo come tecnico federale.
”Esprimendosi a favore della sospensione della normativa antidoping, Pescante
ha anteposto la posizione del Cio alla legge italiana -sottolinea Donati a IGN,
testata on line del Gruppo Adnkronos-, una legge approvata in Parlamento con la
piena convergenza tra maggioranza e opposizionè’.

Donati ricorda che anche la Francia prevede, nella propria normativa
antidoping, ricadute penali per gli atleti che fanno uso di sostanze dopanti. E
anche Belgio e Svezia, sottolinea ancora l’esperto, ”hanno inserito sostanze
dopanti, come gli anabolizzanti, nella lista degli stupefacenti”. ”Il Cio
-prosegue- è un organismo internazionale che ha alimentato in se stesso una
serie di equivoci: avere una sorta di sovranità sovranazionale. Una cosa
impensabile, alimentata dal fatto che per anni i governi gli hanno demandato il
compito della lotta al doping. E il Cio si è rivelato inadeguato, negligente e
colpevolmente in ritardo”. Per questa ragione, secondo Donati, le affermazioni
di Pescante sulla legge antidoping, non solo ”non sono condivisibili”, ma
addirittura ”contrastano” con la sua posizione istituzionale e ”danno il
senso di rivolgersi ad un Paese di serie B in cui la normativa è poco serià’.

Anche il pm Raffaele Guariniello è d’accordo con
il vicepremier. ”Concordo con quello che hanno detto Fini e Storace -dichiara
Guariniello a IGN- sul fatto che la legge è perfetta cosi’ com’è”. Secondo
il pm torinese, protagoiniste delle indagini sulla Juventus, ”finchè lo sport
non riesce a condurre una battaglia seria contro il doping, occorre che
intervenga la giustizia ordinarià’. E ricorda: ”La giustizia sportiva non ha
i poteri penetranti dei quali dispone invece la giustizia ordinaria. Non puo’,
cioè, disporre intercettazioni, perquisizioni o altro, ma si limita ad analisi
delle urine o del sangue che da sole sono inefficaci e in passato si sono
rivelati inconcludenti”. ”Se alcuni atleti hanno paura di venire a Torino
-aggiunge il pm- è sufficiente che non si dopino”.

Anche Pietro Mennea, ex velocista e adesso in
prima fila nella politica, è d’accordo con Fini. ”Perchè dobbiamo adeguarci
al Cio -dice Mennea a IGN- che è un’organizzazione di diritto privato i cui
regolamenti sono vincolanti solo per i tesserati e non puo’ in alcun modo
condizionare uno Stato?”. E affonda: ”Dietro il Cio si nasconde
un’associazione di imprese con sede in Svizzera che vuole tutelare interessi di
natura commerciale. All’interno del Comitato olimpico non vige neppure il
principio di democrazia interna. Del resto, la Convenzione di Strasburgo contro
il doping ha chiesto agli Stati membri di darsi una legge comune. L’Italia ha
una legge, la Francia anche, altre nazioni si stanno dando da fare. Se il Cio
volesse salvare lo sport, dovrebbe spingere in questa direzione, altrimenti
-conclude- si salvano soltanto gli interessi delle multinazionali”.

Anche
per la Federcalcio, che ha reso noti i dati relativi ai controlli antidoping
effettuati nella stagione 2004/2005, ”la legge sul doping va bene cosi”’.
Ogni società di serie A è stata controllata mediamente 43 volte in gara; ogni
società di serie B è stata controllata mediamente 45 volte in gara; ogni
società di serie C è stata controllata mediamente 10 volte in gara. Sono
state controllate 1386 gare per un totale di 5542 controlli individuali,
distribuiti tra i calciatori partecipanti alla gara, con modalità puramente
casuale. I controlli incrociati, iniziati il 21 gennaio 2005, sono stati
effettuati in 39 gare del campionato di serie A ed in 25 gare del campionato di
serie B

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