Serie A 29^ GIORNATA: È tornato il Matador… – di Angelo Abbruzzese

cavaniIl 29° appuntamento con il campionato italiano 2012-2013 si apre con il consueto anticipo delle 18, che si disputa al “Cibali” di Catania, dove arriva l’Udinese. Il primo tempo si rivela abbastanza avaro di emozioni, anche se la giovane Udinese presentata da Guidolin (priva dell’infortunato Di Natale) prova a fare qualcosa di più. E così nella ripresa sale in cattedra Gomez, che al 48’ e al 67’ segna due reti – una su assist di Castro e l’altra su cross di Barrientos – che spianano la strada della vittoria agli etnei.

L’opera siciliana è completata dal quinto centro su calcio di punizione di Lodi in questo campionato, complice una deviazione della barriera friulana (71’). Vale soltanto per il tabellino, infine, la bella rete messa a segno da Muriel all’80’. Il Catania torna a sognare l’Europa.

In serata è impegnata la capolista sul campo di un Bologna in egregia forma. Nonostante abbia di fronte la Juventus, Pioli sceglie di non modificare l’assetto offensivo dei suoi e nemmeno gli interpreti. Gilardino è il terminale di un 4-2-3-1 che prevede, da destra a sinistra, Kone, Diamanti e Gabbiadini. I bianconeri, invece, si presentano con la formazione titolare, eccezion fatta per i due esterni: Lichtsteiner e Asamoah, infatti, lasciano spazio a Padoin e Peluso. L’avvio rispetta fedelmente le previsioni: i rossoblù spingono come forsennati e la Juve fatica ad arginarli. L’occasione più nitida dell’intero primo tempo capita, al 6’, sui piedi di Gilardino, che scatta sul filo del fuorigioco ma viene bloccato (fuori area) dalla perfetta uscita di Buffon; la sfera arriva sul sinistro di Diamanti, ma Chiellini si immola e salva in calcio d’angolo. Passata la tempesta, dopo dieci minuti d’attesa la Juve comincia ad alzare il proprio baricentro. Ogni minuto passato corrisponde ad un metro di campo guadagnato. Vidal e Marchisio cambiano passo, Pirlo alza il ritmo della squadra e Padoin, titolare al posto di Lichtsteiner, a destra è un’interessante soluzione, anche se spesso è impreciso negli appoggi e abbastanza falloso. Giovinco e Vucinic giocano un’ottima gara, il primo sfiora anche il gol (Curci blocca agevolmente il suo piatto destro), mentre il secondo si limita a servire assist ai compagni. Uno di questi è sprecato da Vidal, che da ottima posizione manda alto col piatto sinistro. In avvio di ripresa Bergonzi annulla, giustamente, un gol a Gilardino. Da qui in poi è soltanto Juventus. Giovinco va vicino alla rete in altre due circostanze, prima con un destro ad incrociare che sibila alla sinistra di Curci e poi con una conclusione di sinistro sulla quale il portiere bolognese si supera. Perez comincia (e non è una novità) ad essere falloso; Marchisio, al 62’, lo butta giù regolarmente e serve Vucinic, il quale si gira troppo facilmente su Naldo e, con la punta, segna il suo 7° gol in campionato, nella stessa porta in cui segnò anche nella scorsa stagione. Undici minuti più tardi arriva il bis bianconero: Marchisio scambia con Vucinic al limite dell’area, si presenta davanti a Curci e lo batte con un delizioso esterno destro che si infila all’angolino. La Juve sbanca il “Dall’Ara” e vola momentaneamente a +12 sul Napoli. 20a vittoria su 29 partite giocate; la difesa, con appena 18 gol subiti, appare di una solidità mostruosa; il centrocampo è uno dei migliori tre d’Europa ma, al di sopra di ogni cosa, stupisce l’assoluta armonia con cui si esprime la squadra nel suo insieme. È questo il vero capolavoro di Antonio Conte (che nel finale arringa il suo pubblico), capace di costruire in Italia una macchina praticamente perfetta.

Come spesso è accaduto finora, alle 12.30 si gioca una partita dalle zero emozioni. Siena e Cagliari, infatti, decidono di non farsi male e pareggiano per 0-0. Per i bianconeri di Iachini un punto che non smuove la classifica, un piccolissimo passo verso la salvezza che li porta a quota 25 punti. Si accontentano i rossoblù che agganciano il Bologna a quota 35. Al “Franchi” di Siena davvero pochissimo spettacolo e nulle le chiare occasioni da gol davanti ad un pubblico misero.

Il Napoli, dopo la convincente vittoria della Juve a Bologna, vuol riprendere la sua corsa per non alzare bandiera bianca a 9 giornate dal termine. La gara non potrebbe cominciare meglio per gli azzurri: rigore al 3’ assegnato per fallo di Giorgi su Zuniga, Cavani dal dischetto questa volta non sbaglia. E il Matador rompe il digiuno di gol che durava da sei giornate. Trovato il vantaggio, sembra tutto facile per gli uomini di Mazzarri, micidiali nelle ripartenze: tre-quattro passaggi in verticale e sono dalle parti di Consigli. Difesa avversaria statica e in evidente difficoltà. E i partenopei costruiscono tre clamorose occasioni per raddoppiare, ma prima Pandev (conclusione altissima da ottima posizione), poi Cavani (palla sul fondo a tu per tu con Consigli) e infine Hamsik (colpo di testa altissimo su ottimo cross di Zuniga) sbagliano incredibilmente. Il Napoli fallisce il colpo del ko, l’Atalanta lo punisce: perché al 31’, sull’unica azione pericolosa, la squadra di Colantuono firma il pareggio. Ottima iniziativa di Denis che serve Bonaventura a centro area, Jack “cicca” incredibilmente il pallone ma è Cannavaro a deviare goffamente nella sua porta. Da brivido la difesa azzurra, schierata tutta in linea nell’occasione. Preso il gol è black out Napoli, che per merito dei bergamaschi non riesce più a ripartire ed è costretto a giocare su linee verticali. Buoni adesso i raddoppi dei nerazzurri sulle fasce e gli esterni azzurri sono bloccati. E i padroni di casa rischiano di capitolare ancora perché al 33’ Carmona colpisce la traversa direttamente su punizione. E i primi 45’ si chiudono con l’Atalanta in avanti. A inizio ripresa si alza il muro difensivo dell’Atalanta di fronte ai tentativi di Dzemaili e di Cavani. Colantuono corre ai ripari mandando in campo Canini per Giorgi ma al 65’ il Napoli trova il gol del 2-1 grazie a una magia del Matador, che manda fuori giri Stendardo e batte Consigli con un destro ad incrociare. Il portiere atalantino, qualche minuto dopo, dice no alla botta di sinistro del bomber uruguaiano. Il tecnico degli ospiti non ci sta e gioca la carta Livaja, che entra al posto di Moralez. Al 73’ è gelo sul San Paolo su altro orrore difensivo degli uomini di Mazzarri: lancio lungo di Carmona per Denis, perfetto lo stop dell’argentino, che supera in dribbling Behrami e batte De Sanctis con un pallonetto. Entra Cazzola per Biondini da una parte, Insigne per Maggio dall’altra. E proprio da Insigne parte l’azione del 3-2 azzurro di Pandev, che ritrova la gioia del gol (su assist di Armero) dopo un incubo durato un’eternità. Mazzarri si infuria per qualche fallo di troppo e viene espulso, facendo compagnia all’altro espulso Bigon. Dopodiché non succede più nulla e il San Paolo può finalmente festeggiare.

L’unica cura possibile per dimenticare alla svelta la Remuntada di Barcellona era vincere. La vittoria è arrivata, non certo giocando alla grande, ma è arrivata e nel calcio, si sa, più chiaro dei risultati non parla nessuno. Il dottore con la cresta è stato ancora una volta Mario Balotelli, il fuoriclasse che forse più di tutti è mancato al Camp Nou, l’uomo che da febbraio ha preso di fatto, nei numeri, l’eredità di El Shaarawy nell’onore e onere di trascinare il Milan in campionato. Contro il Palermo la banda Allegri ha sofferto, forse anche più del previsto, ma lottando contro le tossine di coppa ha raccolto un 2-0 che lo tiene a stretto contatto col Napoli. Può sorridere anche Allegri che per la prima volta da quando siede sulla panchina del Milan, ha raccolto una vittoria in campionato dopo l’eliminazione in Champions, sfatando un tabù. Certo il calendario ha dato involontariamente una mano ai rossoneri che di fronte si sono trovati un Palermo incapace di trovare i tre punti in campionato da 14 (ora 15) turni. Sul campo poi Balotelli e compagni, comunque spenti nella mente e nelle gambe, hanno trovato un alleato in più in Aronica, protagonista in negativo dei due gol, e ingenuo nonostante l’esperienza nel concedere un rigore al Milan già all’8’ per una vistosa – e prolungata – trattenuta ai danni di Balotelli. SuperMario dal dischetto mantiene l’infallibilità e la freddezza necessaria per svolgere il compito più difficile alla vigilia: sbloccare il risultato. Nonostante lo svantaggio la mentalità del Palermo di Sannino, che non ha portato la reazione nervosa necessaria, non cambia. Tutti dietro con la speranza di infilare l’altissima difesa rossonera in contropiede. Missione fallita con Ilicic e Dybala praticamente assenti in una partita dai ritmi estivi. Gli animi si scaldano solo alla mezz’ora del primo tempo quando Zapata, ingenuo e in ritardo, ferma volontariamente con un braccio la ripartenza di Dybala al limite dell’area. L’arbitro vede e lo ammonisce, ma il Palermo chiede (forse a ragione) di più. Questo è di fatto l’unico sussulto di carattere degli ospiti che nella ripresa trovano, sempre in maniera casuale, due occasioni con Ilicic e Dybala. Abbiati disinnesca e Balotelli spegne le residue speranze infilando di potenza il 2-0 dopo una maldestra deviazione di Aronica e un regalo di Sorrentino. Il finale è buono solo per le statistiche, le stesse che lanciano SuperMario: 7 gol in 6 partite e Napoli nel mirino.

L’altra grande impegnata alle 15 è la Fiorentina di Montella, che ospita un Genoa orfano di Frey e Borriello. Il tema della partita è chiaro fin dall’inizio: la Fiorentina ha il controllo del centrocampo e mette in difficoltà gli avversari con gli scambi nello stretto dei suoi uomini più tecnici. Ljajic e Jovetic creano pericoli ma non concretizzano, Cuadrado (migliore in campo) è imprendibile per tutta la partita ma i suoi compagni non finalizzano le occasioni create dal colombiano. Il Genoa da parte sua cerca di difendersi e ripartire ma senza riuscire mai a innescare la velocità di Bertolacci e Immobile. La gara è sbloccata al 33’: Ljajic se ne va sul fondo e mette in mezzo un pallone che Aquilani deve solo spingere in rete (pur commettendo fallo). Nella ripresa la Fiorentina viene punita alla prima occasione degli ospiti: sugli sviluppi di un calcio d’angolo Portanova svetta più in alto di tutti e segna il primo gol con la maglia del Grifone (secondo in campionato). Tutto viene però vanificato poco dopo da Tzorvas che non trattiene un agevole cross di Pasqual e dà la possibilità a Cuadrado di riportare in vantaggio i viola. Padroni di casa nuovamente sorpresi al 69’: Jankovic fa da sponda per Antonelli che riscatta la sua opaca prova difensiva pareggiando i conti. La Fiorentina attacca in modo più confusionario, ma trova la rete decisiva al 77’ con la sfortunata deviazione di Cassani, per il più classico degli autogol… degli ex. Il terzo gol della Fiorentina fa letteralmente esplodere il Franchi che inizia a sognare ad occhi aperti: la possibilità di tornare in Europa dopo diversi anni di astinenza è più che mai realtà.

Duro colpo in chiave salvezza per il Pescara, che perde 0-2 con il Chievo, incassando la quinta sconfitta consecutiva. Debutto amarissimo per Bucchi all’Adriatico. Tre punti preziosi, invece, per gli uomini di Corini, che vincono la partita grazie a una perla di Stoian (in gol anche all’andata) a due minuti dal termine e a una rete di Thereau nel recupero. Pescara ultimo a 21 punti insieme al Palermo; Chievo a quota 35 punti e fuori dalla zona calda.

Il programma della 29a giornata presenta, inizialmente, tre posticipi: Roma-Parma, Torino-Lazio e Sampdoria-Inter, ma quest’ultimo viene rinviato per maltempo a data da destinarsi. La marcia della Roma comincia a farsi davvero interessante. Non c’è più Zeman, ma la squadra di Andreazzoli ha comunque mantenuto quella notevole forza in attacco che le garantisce almeno 5-6 nitide palle-gol a partita. La differenza, dunque, sta tutta dietro. La grande differenza è nell’equilibrio imposto dal nuovo tecnico, che con la difesa a tre garantisce solidità a tutta la squadra grazie anche al prezioso lavoro dei due mediani (contro i gialloblù sono Tachtsidis e De Rossi), che rimangono bassi e dettano i tempi ai compagni. L’1-0 con cui si chiude il primo tempo non rende il giusto merito alla Roma, capace di sfondare in altre tre occasioni senza però essere brava a capitalizzarle. Dopo 7’ i giallorossi sono già avanti: Marquinho crossa al centro da sinistra, De Rossi – dopo una sponda di testa di Castan – calcia al volo di destro e trova la decisiva deviazione di Lamela. Il vantaggio non seda Totti e compagni, che anzi spingono forte per il raddoppio. Tra il 14’ e il 33’, i giallorossi sfiorano il bis con Totti (gran parata di Mirante), Perrotta (traversa) e Lamela (altra parata di Mirante). I primi minuti della ripresa sono i più difficili. A parte la traversa di Totti su punizione (47’), è il Parma ad alzare il baricentro con costanza. Rosi e Gobbi offrono a Donadoni la spinta sulle fasce, Parolo è sempre pronto a inserirsi mentre la coppia Sansone-Amauri comincia a carburare. Gli emiliani vanno a un passo dal pareggio con un colpo di testa di Paletta, che sugli sviluppi di un angolo colpisce la traversa (62’). Un minuto più tardi è Parolo a divorarsi l’1-1: l’ex Cesena calcia di sinistro da pochi passi ma Burdisso è prodigioso nel salvataggio in corner. Proprio nel momento di massima spinta del Parma, ci pensa capitan Totti a chiudere definitivamente la partita. Punizione secca, traiettoria velenosa, Mirante sfiora appena. La Roma fa sul serio: con ancora nove giornate da giocare, chi la dava per morta ha dovuto già pentirsi.

Tra Torino e Lazio, invece, succede tutto in un minuto, cioè quando Ventura decide di mandare in campo Jonathas al posto di Barreto. Appena entrato il brasiliano va subito in gol e decide il match contro i biancocelesti di Petkovic, in 10 dal 16’ per l’ingenua espulsione di Ciani. Il Torino si porta a casa 3 punti importanti per la salvezza. I granata, infatti, salgono a 35 in classifica insieme a Bologna, Chievo e Samp e possono finalmente respirare. Per la formazione romana si tratta di un brutto stop che frena le ambizioni europee.

Alla luce di questi risultati, la Juventus è sempre in vetta con 65 punti, seguita dal Napoli a 56 e dal Milan a 54. Cavani, tornato al gol, allunga su El Shaarawy e sale a quota 20 reti.

I TOP

Edinson Cavani (NAPOLI): L’uruguayano rimette i panni del Matador e infila una doppietta liberatoria che lo porta a 20 gol nella classifica cannonieri. E i gol potevano essere di più. Tanto lavoro di sacrificio per aiutare i compagni. THE REVENGE.

Alejandro Gomez (CATANIA): Una bella doppietta che lo riconferma come l’uomo di maggior talento della squadra etnea e lo candida a uomo mercato per la prossima estate. FOLLETTO.

Francesco Totti (ROMA): Gioca semplice quando non è marcato, si libera con giocate d’alta scuola quando è in difficoltà. Colpisce palo e traversa con un terrificante calcio di punizione, poi si rifà e segna il 2-0. Dispensa assist di tacco, gioca da prima punta ma si abbassa per fare girare la squadra. La carta d’identità dice 36 anni, ma sembra corra più adesso rispetto a quando ne aveva 20. Sono 226 i gol in Serie A: sopra di lui, adesso, c’è solo Piola. WHAT ELSE?

Impossibile non esaltare anche le prestazioni di Balotelli e Marchisio, mattatori nelle vittorie rispettivamente di Milan e Juventus.

I FLOP

Alexandros Tzorvas (GENOA): Fa rimpiangere Frey. Regala il gol a Cuadrado e non dà mai sicurezza alla retroguardia. MANI DI RICOTTA.

Salvatore Aronica (PALERMO): Con la sua esperienza non dovrebbe permettersi certe ingenuità in certe partite. Affossa le speranze dei suoi già dopo 8’, sotto il naso dell’arbitro. Sfortunato nella deviazione che porta al 2-0. VEDI SOTTO…

Michael Ciani (LAZIO): Due ammonizioni stupide che lasciano i suoi in 10 dopo appena un quarto d’ora. Tutto qua. DISASTRO.


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