Cancellieri: «Riforma della giustizia senza pregiudizi ideologici»

cancellieriRiformare la giustizia e sciogliere i nodi che la attanagliano da decenni è un lavoro che si può cominciare a fare a patto che si passi per «una strada obbligata: mettere da parte pregiudizi ideologici». Incontrando per la prima volta il Parlamento da ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri parte da qui, da questo presupposto, perché «quando ci si arrocca su posizioni preconcette – dice – è difficile individuare un cammino comune di riforme».

L’occasione per esporre le linee programmatiche del Dicastero è l’audizione di fronte alla commissione Giustizia del Senato. Mercoledì toccherà alla Camera. La disponibilità al dialogo «continuo e costruttivo» è piena – assicura Cancellieri, ma «chiedo uno sforzo a ciascuno di voi», aggiunge rivolta ai senatori, preoccupata dalle «mai sopite esasperazioni e contrapposizioni» e da «un atteggiamento che vede troppo spesso trasformato lo spazio d’azione in un terreno di ostilità e scontro, su aspetti personalistici».

Ed è forse anche per questo che il ministro evita di trattare direttamente nel suo discorso aspetti ad alto tasso politico quali intercettazioni o anticorruzione. Lo fa dopo, ad audizione conclusa, sollecitata dai giornalisti, facendo intendere che soprattutto sulle intercettazioni molto dipenderà dallo «svolgimento della legislatura». «È un tema che non abbiamo ancora affrontato, se necessario lo faremo», ammette, ma le prime cose da fare sono altre, sono quelle «su cui siamo carenti rispetto all’Europa, come i procedimenti civili e le carceri».

Anche l’anticorruzione «fa parte dei temi che esamineremo durante il percorso e se chiamati risponderemo». Proprio su questo tema un appello a esprimersi era venuto in audizione dalsenatore del Pd Felice Casson, mentre domani la commissione Giustizia del Senato inizierà l’esame del ddl presentato da Pietro Grasso nel suo primo giorno da Senatore, quando non era ancora presidente dell’Aula, in tema di corruzione, voto di scambio, falso in bilancio e riciclaggio.

Ma nell’intervento del Guardasigilli c’è spazio per diversi temi caldi, a partire dalle carceri, «un problema indilazionabile, anche sotto il profilo morale» su cui, ammette, «non possiamo più permetterci di ritardare la soluzione». Al 15 maggio nei 206 istituti carcerari italiani c’erano 65.891 detenuti, contro una capienza regolamentare di 47.040.

Le risposte possono venire solo da un mix di interventi, ma la via maestra sono le misure alternative al carcere in tutti i casi in cui è possibile e per questo «dovremmo riprendere le mosse», spiega il ministro, dal ddl approvato a larga maggioranza alla Camera e poi bocciato al Senato dalla scorsa legislatura, mai diventato legge.

Altra priorità sono i tempi lunghi dei processi: 4 milioni di pendenze solo nel civile sono un fardello inaccettabile, ma «fronteggiare questa emergenza richiede un corale impegno di tutti i soggetti che operano nel processo», ricorda il ministro, che auspica «una revisione della normativa sulla mediazione obbligatoria» tra le vie d’azione per decongestionare la giustizia civile.

Un’altra lancia Cancellieri la spezza a favore della revisione della geografia giudiziariavarata dal precedente governo, mettendo in guardia dagli interventi volti a rinviare una riforma a suo giudizio necessaria. Terminato un primo confronto con il Parlamento, il ministro incontrerà il Csm, ma la data è ancora da fissare.


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