Stamina, arriva il no definitivo alla sperimentazione

hqdefaultMancano ancora un paio di passaggi, ma il no alla sperimentazione del metodo Stamina, proposto come cura per una serie di malattie molto gravi, è ormai scontato. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, avrebbe dovuto annunciarlo all’inizio della scorsa settimana, anche con un passaggio attraverso le Camere. Ma le dimissioni presentate dagli esponenti del Pdl al Governo, poi respinte dal premier Letta, hanno temporaneamente bloccato il percorso. Il lavoro è ripreso nei giorni successivi con l’analisi dei pareri del Comitato di esperti coordinati dall’Istituto superiore di Sanità e di quello dell’Avvocatura di Stato che doveva valutare la questione dal punto di vista legale.

La forma del no attesa in queste ore dovrebbe essere un’ordinanza. C’è da fare chiarezza su una serie di criticità. Sono 36 i malati, già in trattamento presso gli Spedali Civili di Brescia, che hanno ricevuto da altrettante sentenze di tribunali l’autorizzazione a ricevere la infusioni a base di cellule staminali prelevate dal midollo osseo. Di fronte a una decisione negativa, determinata da valutazioni scientifiche, non è scontato che possano continuare la cura. Gli esperti l’hanno definita priva di fondamento, non sicura e inutile.
Altri 123 malati sono in lista di attesa, sempre su disposizione dei giudici. E chissà? Gli stessi tribunali, di fronte a un’ordinanza che non lascia spazio ai condizionali, potrebbero decidere di revocare il sì alla terapia.

Ieri l’azienda bresciana ha fatto sapere che la «capacità operativa che si può assicurare è limitata alle 36 persone. Per i pazienti che aspettano non è possibile attuare allo stato attuale una data di presa in carico». Inoltre nel provvedimento della Lorenzin bisogna stabilire bene come utilizzare i tre milioni di euro stanziati per i test clinici dalla legge apposita, votata lo scorso maggio. Prevedeva sei mesi di sperimentazione in base al protocollo presentato da Davide Vannoni, fondatore di Stamina, che a detta del Comitato non ha fornito gli elementi necessari per avviare uno studio secondo il regolamento europeo.

C’è estrema prudenza su una vicenda che coinvolge la sensibilità di migliaia di malati con patologie rare, di origine genetica, che non hanno terapia. Speranze e illusioni che però non potevano essere alimentate in assenza di presupposti minimi. Il ministro ha sempre dichiarato di non voler assumere «una decisione politica, mi attengo a quello che la scienza mi indica». In gioco c’è anche il ricorso di Vannoni che ha chiesto al Tar di Brescia di rimuovere il divieto emanato nel maggio dello scorso anno dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa)con un parere che suonava come una bocciatura. Domenica prossima a Firenze i genitori di Sofia, una delle bambine che hanno ricevuto le infusioni Stamina, hanno organizzato un corteo per sostenere il diritto a continuare il trattamento.

Fonte: Corriere della Sera


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