Tribunali irpini chiusi, la Regione riprova con i referendum

Secondo tentativo in un anno per alcune Regioni, tra cui la Campania, di rimettere in discussione la riforma della geografia giudiziaria varata, attraverso una legge delega approvata dal Parlamento, dal governo il 13 settembre 2013. Questa riforma, che non ha comportato alcun risparmio per le casse dello Stato, ha determinato tuttavia la soppressione di 30 Tribunali, tra cui quelli di Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi, di 30 Procure della Repubblica e di 220 sedi distaccate. Ma adesso c’è un elemento di novità. La Cassazione ha accolto la richiesta di alcune Regioni per tre quesiti referendari che, se ritenuti ammissibili dalla Corte Costituzionale e successivamente condivisi dal corpo elettorale, comporterebbero una bocciatura per quanto finora messo in campo dal Ministero della Giustizia.


«I tre quesiti referendari con i quali – spiega Angelo Marino, consigliere regionale del Gruppo Caldoro, presidente della Commissione Affari Istituzionali – insieme ad altre Regioni, abbiamo riproposto, dopo una prima bocciatura, la revisione del cosiddetto decreto Taglia Tribunali per complessivi 30 Tribunali e relative Procure della Repubblica, e per 220 sezioni distaccate di Tribunali ordinari sono stati accolti dalla Cassazione. Una buona notizia per Ariano Irpino, per Sant’Angelo dei Lombardi e per Sala Consilina. Ma una buona notizia anche per i cittadini campani e per il loro diritto a una adeguata accessibilità ai servizi della Giustizia». «Manteniamo l’impegno assunto – prosegue Marino – nei confronti di tantissimi cittadini campani di aree assolutamente disagiate che il decreto taglia-Tribunali ha privato di servizi indispensabili costringendoli a gravose trasferte anche fuori regione come nel caso della soppressione del Tribunale di Sala Consilina. Disagi incredibili di una riforma che, non comportando alcun risparmio significativo, finisce solo per allontanare i cittadini dalla Giustizia. Sulla quale appare davvero fuori luogo fare cassa».
«Il quesito referendario è stato riproposto – aggiunge Marcello Luparella, ex delegato dell’organismo unitario dell’Avvocatura – da alcune Regioni, tra le quali la Regione Campania, dopo la bocciatura del precedente referendum da parte della Corte Costituzionale. Il quesito è stato riformulato cercando di superare le censure di illegittimità mosse dalla Consulta, che adesso dovrà riesaminarlo all’esito del giudizio di ammissibilità della Corte di Cassazione, che comunque aveva ritenuto ammissibile anche il precedente referendum». Per Luparella la pronuncia della Corte di Cassazione è senz’altro un fatto positivo, come positivo è l’impegno della Regione Campania a proposito del referendum, nonché le dichiarazioni del consigliere Marino a favore delle aree interne.
«C’è da sperare tuttavia – conclude – che tali dichiarazioni si traducano in un concreto e tangibile impegno per le zone più disagiate della Campania, e che tale impegno produca proposte in vista dell’apertura della cosiddetta fase 2 della riforma della geografia giudiziaria, che il ministro Andrea Orlando ha già annunciato e con la quale si potranno apportare correttivi a quanto già realizzato nella fase precedente. Va bene il referendum, pur con tutte le incognite che esso comporta, ma questa volta dalla classe politica ci attendiamo un impegno un po’ più serio ed efficace».

Fonte: Il Mattino, Maria Elena Grasso


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