ERNESTO TEODORO MONETA, PATRIOTA E PACIFISTA

“ Ritornando a coloro che forse si meraviglieranno,che mentre in molte pagine combattiamo il culto della guerra, in altre si esalta il coraggio dei combattenti per la libertà e per la patria, e si indicano i fattori della vittoria,l’autore risponde che la pace, al cui trionfo ha dedicato tutte le sue forze, deve essere la pace dei liberi e dei forti….Coltivare perciò il coraggio, la costanza, lo spirito di sacrificio, la disciplina, tutte le virtù che danno ai popoli la coscienza della propria forza e il fermo proposito di far valere il proprio diritto, sarà anche nel presente secolo fra i più validi fattori di quella stabile pace, la quale preparerà la via alla federazione universale.”
Queste parole di Ernesto Teodoro Moneta, contenute nella prefazione del primo volume della sua opera Le guerre, le insurrezioni e la pace nel secolo decimonono, ci portano al cuore del suo pensiero dove patriottismo e pacifismo si integrano perfettamente.
Ernesto Teodoro Moneta nacque a Milano il 12 settembre 1833. Il padre, patriota e repubblicano educò i figli all’amore per la patria e fu, insieme a loro, attivo nelle cinque giornate di Milano del marzo 1848. Anni dopo Moneta ricorderà un episodio di quei giorni che lo segnerà profondamente: “Un giorno,quando mio padre ed i miei fratelli erano assenti, dalle finestre di casa,vidi tre soldati austriaci cadere in mezzo ad una pioggia di proiettili. Apparentemente morti,furono trasportati in uno spiazzo contiguo. Li vidi ancora due ore più tardi:uno di loro era ancora afflitto dagli spasimi di un morente. Questa vista mi fece gelare il sangue nelle vene e fui sopraffatto da una grande compassione. Non vidi più i tre soldati come nemici ma come semplici uomini, e con rimorso per l’intensità delle loro sofferenze come li avessi uccisi con le mie stesse mani,pensai ai loro familiari che probabilmente stavano attendendo il loro ritorno. In quell’istante compresi tutta la crudeltà e la disumanità della guerra che pone le persone le une contro le altre…Questo sentimento tornò a farsi sentire tutte le volte che mi ritrovai ad osservare la morte e le ferite durante la mia partecipazione a tutte le guerre per la nostra indipendenza”.
In gioventù Moneta frequentò la scuola militare di Ivrea e, nell’anno accademico 1852 – 53, l’Università di Pavia come studente di discipline storico – legali. Ma il suo interesse più vivo era l’impegno politico per la causa dell’indipendenza d’Italia. In questo lo guidarono le amicizia con patrioti come Daniele Manin e Trivulzio Pallavicino. Moneta collaborò con i suoi scritti ai giornali finanziati da Pallavicino: Unità nazionale e Piccolo corriere d’Italia. Fu ancora Pallavicino a invitare Moneta a recarsi a Torino per aderire alla Società nazionale italiana, associazione di patrioti che aveva come obiettivo l’unità d’Italia sotto la guida di Casa Savoia.
Nel 1859 Moneta partecipò come volontario alla seconda guerra d’indipendenza; nel 1860 fu con Garibaldi nella spedizione dei Mille; nel 1866 combattè contro l’Austria nella terza guerra d’indipendenza. Quest’ultimo conflitto pose termine alla sua carriera militare che Moneta abbandonò per dedicarsi al giornalismo.
Iniziò la sua nuova esperienza, come critico teatrale del giornale Il Secolo, un nuovo quotidiano fondato a Milano nel 1866 dall’editore Sonzogno. Nel 1869, Moneta divenne il direttore del giornale, incarico che mantenne fino al 1896. Riuscì a fare del giornale il più diffuso quotidiano italiano e il portavoce, dal punto di vista della linea politica, dei radicali democratici oppositori della Destra storica e della Sinistra trasformista. Dalle pagine de Il Secolo Moneta diffuse anche i principi del suo pacifismo:il disarmo, il rifiuto del ricorso alla guerra, la creazione di un arbitrato internazionale per risolvere le controversie tra gli Stati, l’abolizione del servizio militare obbligatorio.Nel pacifismo di Moneta troviamo echi del suo repubblicanesimo giovanile. Egli infatti derivò da Mazzini e Cattaneo l’idea che solo una federazione tra le nazioni europee avrebbe posto fine ai dissidi tra i popoli e garantito un futuro di libertà e benessere.
Per dare forza a queste idee Moneta fondò nell’aprile 1887,l’Unione Lombarda per la pace e l’arbitrato internazionale, ribattezzata tre anni dopo in Società Internazionale per la pace – Unione Lombarda,sezione italiana dell’International Arbitration and peace Society, creata a Londra dal pacifista britannico Hodgson Pratt nel 1880. Essa divenne la più solida tra le tante associazioni pacifiste nate in quegli anni in Italia. La Società si proponeva di educare a idee e sentimenti umanitari contrari al culto della guerra; favorire la fratellanza tra i popoli; promuovere la trasformazione degli eserciti; adoperarsi per la creazione di un arbitrato internazionale volto alla soluzione dei contrasti tra le nazioni. La Società sosteneva i suoi valori anche attraverso la diffusione di un almanacco, L’amico della pace che si chiamerà poi Giù le armi ( dal 1892 ), e proseguirà le sue pubblicazioni con altri titoli, raggiungendo una tiratura di 50.000 copie. Moneta fu anche fondatore ( nel 1898 ) e direttore di una rassegna quindicinale su temi di politica interna ed estera, La vita internazionale, che ebbe tra i suoi collaboratori intellettuali di spicco della cultura italiana dell’epoca: Felice Momigliano, Gaetano Salvemini, Cesare Lombroso, Vilfredo Pareto, Ada Negri,Pasquale Villari.
Nel 1889 le più importanti società pacifiste europee decisero di tenere a Roma il primo congresso mondiale della pace, circostanza in cui Moneta intervenne sostenendo le sue idee sul disarmo e sull’arbitrato internazionale, ma parlando anche di “guerra giusta” da combattere per conquistare l’indipendenza nazionale, abbattere una tirannia e costruire un Stato democratico.
Alcune delle idee di Moneta e del movimento pacifista furono accolte nelle due conferenze internazionali della pace tenutesi a l’Aja nel 1899 e nel 1907 e concluse con convenzioni che prevedevano la creazione di una corte permanente per dirimere le controversie tra le nazioni e la limitazione degli armamenti.
All’inizio del Novecento Moneta diede alle stampe l’opera in più volumi Le guerre, le insurrezioni e la pace nel secolo decimonono, lavoro frutto di “due sentimenti diversi, ma non contrari” : “l’odio profondo del culto della guerra e dei suoi paladini, e l’amore non meno profondo della patria e dell’indipendenza di tutti i popoli.”
Il 10 dicembre 1907 Ernesto Teodoro Moneta fu insignito del Premio Nobel per la pace “per il suo impegno e la fondazione dell’ Unione Lombarda per la pace e l’arbitrato internazionale.” Due anni dopo a Cristiania ( odierna Oslo ), tenne un discorso La pace e il diritto nella tradizione italiana nel quale ricordava il contributo dato dall’Italia alla causa della pace e ribadiva le sue convinzioni sulla necessità di coniugare patriottismo e pacifismo. Insomma Moneta si affermava sempre più come il padre del pacifismo italiano e figura di spicco del movimento pacifista internazionale Eppure qualche anno dopo questo suo ruolo venne messo in discussione e vi fu chi nel movimento pacifista chiese che fosse ritirato il Nobel assegantogli. Accadde che nel 1911, in occasione della guerra italo- turca e della penetrazione italiana in Libia, Moneta prese decisamente posizione in favore dell’intervento. Egli giustificò la sua posizione con queste parole, contenute in un articolo del dicembre 1911: “Le imprese, anche armate, a scopo di civilizzazione non possono essere giudicate alla stessa stregua delle guerre tra nazioni già completamente civili. …. Noi lo abbiamo detto e più volte ripetuto, distinguiamo tra pace con i popoli civili e pace con genti barbare e semi-barbare. Se la verità della Pace è in marcia e nessuna forza può arrestarla, un’altra verità è altrettanto incontestabile ed è la fatale sottomissione dei popoli ancor barbari ai popoli civili.”
Oltre alla missione civilizzatrice assegnata da Moneta all’avventura italiana in Libia, vi erano stati anche motivi di politica interna che lo avevano spinto verso l’interventismo.“Impedendo quell’impresa, – scrisse – temetti che potesse essere fatto cadere il governo dando la prevalenza ai nazionalisti con le conseguenze della probabile esplosione di una conflagrazione generale…”
Le posizioni di Moneta furono accolte dall’Unione Lombarda per la pace ma aspramente contestate da altri pacifisti italiani tra i quali Edoardo Giretti, Arcangelo Ghisleri, Enrico Bignami che sconfessarono Moneta nel diciannovesimo Congresso universale per la pace, tenutosi a Ginevra nel 1912.
L’interventismo di Moneta ( “pacifista interventista”, lo ha definito Enzo Pennone in un recente articolo su Il Mondo ) si manifestò anche in occasione del primo conflitto mondiale. Egli dopo un’iniziale neutralismo prese posizione per l’entrata in guerra augurandosi che dalla sconfitta degli imperi centrali derivasse un nuovo assetto politico dell’Europa, in cui fossero garantiti i diritti dei popoli e dei governi liberamente eletti.
Moneta non vide la vittoria dell’Italia e delle potenze dell’Intesa, morì infatti il 10 febbraio 1918, ma ebbe modo, un mese prima, in un articolo su La vita internazionale, di valutare positivamente il programma del Presidente americano Woodrow Wilson che proponeva l’autogoverno dei popoli, la riduzione degli armamenti, l’abbandono della diplomazia segreta, la nascita di una Società della nazioni. Erano alcuni degli obiettivi per i quali Ernesto Teodoro Moneta aveva speso la sua vita di patriota e pacifista.

Sul sito www.liberliber.it sono disponibili e gratuitamente scaricabili tre volumi di Ernesto Teodoro Moneta. I primi due volumi de Le guerre, le insurrezioni e la pace nel secolo decimonono e L’opera delle società della pace dalla loro origine ad oggi


Tutti gli articoli del Prof. Pancrazio Caponetto

 

 

 

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