Antitrust blocca Meta: WathsApp deve aprire ai Chtbot rivali

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha adottato il 24 dicembre una misura cautelare che obbliga Meta a sospendere immediatamente le condizioni contrattuali che escludono i chatbot di intelligenza artificiale concorrenti dalla piattaforma WhatsApp. La decisione arriva al termine di un procedimento cautelare avviato a novembre, nell’ambito di un’istruttoria più ampia iniziata lo scorso luglio per presunto abuso di posizione dominante.

Secondo l’Antitrust, le nuove condizioni dei WhatsApp Business Solution Terms, introdotte il 15 ottobre e destinate a entrare in piena efficacia il 15 gennaio 2026, vietano alle imprese che offrono servizi di chatbot AI come prodotto principale di utilizzare la piattaforma. Questo significa che assistenti virtuali come ChatGPT di OpenAI, Microsoft Copilot e Perplexity non potranno più operare su WhatsApp, lasciando Meta AI come unica opzione disponibile per i 37 milioni di utenti italiani della piattaforma.

Natura abusiva e danno irreparabile

“La condotta di Meta sembra avere natura abusiva, perché suscettibile di limitare la produzione, gli sbocchi o lo sviluppo tecnico nel mercato dei servizi di Chatbot AI, a danno dei consumatori”, si legge nella nota dell’Autorità. L’Antitrust ha inoltre sottolineato che il comportamento di Meta “può arrecare un danno grave e irreparabile, durante il tempo necessario per lo svolgimento dell’istruttoria, alle dinamiche competitive nel mercato interessato, pregiudicandone la contendibilità”.

Il procedimento, che si concluderà entro la fine del 2026, è coordinato con la Commissione europea, che ha avviato a inizio dicembre una propria indagine parallela sulla stessa questione. Le violazioni delle norme UE sulla concorrenza potrebbero costare a Meta fino al 10% del fatturato globale.

La risposta di Meta

Meta ha respinto le accuse definendo la decisione “infondata”. In una nota, l’azienda ha dichiarato: “L’emergere di chatbot di intelligenza artificiale sulle nostre Business API ha messo sotto pressione i nostri sistemi, che non erano stati progettati per supportare questo tipo di utilizzo”. Meta ha inoltre contestato che WhatsApp possa essere considerato “un app store di fatto”, sottolineando che “i canali di accesso al mercato per le aziende di IA sono gli app store, i loro siti web e le partnership di settore, non la piattaforma WhatsApp Business”. L’azienda ha annunciato che farà ricorso contro la misura cautelare.

 

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