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Litis.it - Diritto Tributario

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La procedura non contrasta con il divieto di assunzione di prove testimoniali nel processo tributario
 
E’ legittimo utilizzare, per l’accertamento induttivo, le risposte ai questionari fornite dai clienti di un’azienda, per mezzo delle quali si arriva a un diverso volume d’affari. Gli elementi indiziari raccolti, se hanno carattere di gravità, precisione e concordanza, sono presunzioni idonee a determinare la pretesa impositiva.
A stabilirlo, la Corte di cassazione, con la sentenza n. 22122 del 29 ottobre.

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Il contribuente è sempre ammesso a “sconfessare” il redditometro, ma deve fornire elementi convincenti

L’acquisto di un immobile per un importo incompatibile con il reddito dichiarato comporta la legittima applicazione dell’accertamento sintetico in capo all’acquirente, non essendo sufficiente, quale prova contraria, l’asserito finanziamento di tale spesa proveniente dalla cessione di un’impresa familiare avvenuta oltre un anno dopo il predetto incremento patrimoniale.
E’ questa la decisione assunta dalla Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 21661 del 22 ottobre.
 
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Finalizzato a offrire la possibilità di definizione, deve essere inviato dall’ufficio solo in caso di irregolarità

Con ordinanza n. 22035 del 28 ottobre, la Corte di cassazione ha stabilito che l’Amministrazione finanziaria non è obbligata dallo Statuto del contribuente a comunicare sempre l’esito della liquidazione, ma solo quando dai controlli automatici emerge un risultato diverso rispetto a quanto indicato in dichiarazione.

Avvisi bonari e comunicazioni
Si premette che l’attività di accertamento dell’Amministrazione finanziaria prevede delle procedure cosiddette di “controllo formale” volte a rettificare le dichiarazioni presentate dai contribuenti senza svolgere attività ispettive particolari, attraverso il semplice riscontro del contenuto delle stesse. Lo scopo dei controlli formali è quello di correggere gli errori materiali e di calcolo commessi dai contribuenti nella redazione delle dichiarazioni.

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La circostanza, infatti, non significa che si tratta di movimenti di cui si è tenuto conto nella dichiarazione

Con la sentenza n. 21695 del 22 ottobre, la Corte di cassazione ha stabilito, in materia di accertamento del reddito, che è pienamente legittimo l’accertamento induttivo basato sui conti correnti dell’amministratore di una società anche quando le entrate risultino pari alle uscite.

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La “dimenticanza” del contribuente di adempiere all’invito, non rientra fra le cause di non imputabilità

Le notizie e i dati non addotti dal contribuente e gli atti, i documenti, i libri e i registri non esibiti o non trasmessi in risposta agli inviti dell’ufficio non possono essere presi in considerazione a favore del contribuente medesimo, ai fini dell’accertamento in sede amministrativa e contenziosa, salvo che il contribuente non dichiari, contestualmente alla produzione, di non aver potuto adempiere alle richieste degli uffici per causa a lui non imputabile.
Lo ha ribadito la Corte di cassazione con l’ordinanza 21665 del 22 ottobre.

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La pronunzia degli eurogiudici riguarda una questione che coinvolge la normativa fiscale del Regno Unito

Con la sentenza del 28 ottobre 2010 (procedimento C 175/09), la Corte di Giustizia europea ha chiarito che l’articolo 13, parte B, lett. d), punto 3, della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, ora articolo 132, comma 1, lettera d) della direttiva 2006/112/CE, deve essere interpretato nel senso che non rientra nell’esenzione dall’Iva una prestazione di servizi che consiste, in sostanza, nel richiedere alla banca di un terzo il trasferimento, attraverso il sistema di “addebito diretto”, di una somma dovuta da detto terzo al cliente del prestatore di servizi sul conto di quest’ultimo, inviare al cliente un resoconto delle somme riscosse, contattare i terzi da cui il prestatore di servizi non ha ricevuto il pagamento e, infine, dare ordine alla banca del prestatore di servizi di trasferire i pagamenti ricevuti, diminuiti della retribuzione, sul conto corrente del cliente.

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L’Amministrazione ha il potere di accertare l’esistenza delle condizioni che danno accesso al credito

Il Fisco può verificare la dichiarazione del contribuente e, quindi, accertare la realtà delle “condizioni” costitutive del credito d’imposta per l’incremento dell’occupazione esposte in e/o supposte dalla dichiarazione stessa. È, pertanto, legittimo l’operato dell’ufficio che neghi la spettanza del credito d’imposta in mancanza dell’osservanza dell’obbligo, prescritto dalla disciplina istitutiva dell’agevolazione, di rispettare la normativa sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.

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Il calcolo dell’ammontare dei guadagni “sottobanco” può avvenire sia in modo induttivo sia analitico
 
Non è, purtroppo, raro imbattersi in società appositamente create per emettere fatture false per operazioni inesistenti (le famose “cartiere”), i cui rappresentanti, dopo pochi mesi dalla costituzione delle stesse e dopo essersi comunque assicurati il profitto illecito, si rendono irreperibili.
Se è chiaro che, dal lato dell’utilizzatore (dei documenti fittizi), la contestazione dell’Erario atterrà alle indebite detrazioni e/o deduzioni sugli acquisti inesistenti, dal lato dell’emittente, il quale neppure presenterà dichiarazione, essendo la costituzione della stessa società solo finalizzata all’emissione dei documenti falsi, cosa potrà contestare l’ufficio (ipotizzando di poter un domani riuscire a intercettarlo e, soprattutto, a intercettarne i relativi proventi)?

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Le rare lezioni di equitazione rese a pagamento, non essendo per il Fisco istituzionali, sono imponibili

Agevolazioni fiscali revocate alle associazioni senza scopo di lucro che vendono sporadicamente servizi a terzi. Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con l’ordinanza n. 21875 del 26 ottobre, ha accolto il ricorso dell’Amministrazione finanziaria, rovesciando la decisione della Commissione tributaria regionale.

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In caso di ricorso avverso il silenzio/rifiuto formatosi sull’istanza di rimborso Irap, spetta comunque al contribuente fornire la prova dell’inesistenza di un’autonoma organizzazione. Lo stabilisce a chiare lettere l’univoca giurisprudenza della Corte di cassazione.
Quando, però, il ricorrente si limiti a eccepire l’inesistenza, senza addurre effettivo sostegno probatorio a tale assunto, quali conseguenze ne deriveranno, anche da un punto di vista processuale?

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