Sequestro lampo per Spinelli, rapitore preso per scarpe rossonere

Milano, 19 nov. (TMNews) – A permettere agli investigatori della Squadra mobile di Milano di individuare (e poi arrestare) i presunti autori del misterioso sequestro lampo del “contabile” di Silvio Berlusconi, Giuseppe Spinelli, sono stati un’impronta del presunto capobanda Francesco Leone lasciata nella casa e delle vistose scarpe da ginnastica rosse con i lacci neri che l’ex collaboratore di giustizia barese, tifoso milanista, indossava durante il sequestro. Gli agenti le hanno ritrovate questa mattina nel corso della perquisizione nella sua abitazione di Paliano (Frosinone), al termine di un lungo lavoro di osservazione e pedinamento che tra l’altro li aveva portati a seguire Leone anche allo stadio Meazza di Milano dove il 51enne si era recato il pomeriggio dell’11 novembre scorso per assistere a Milan-Fiorentina. Dato che i sequestratori indossavano i passamontagna, le scarpe erano l’unico elemento che aveva attirato l’attenzione del ragioniere e di sua moglie, che le avevano descritte agli investigatori.

Spinelli è stato vittima di un sequestro lampo finalizzato ad estorcere 35 milioni di euro all’ex premier in cambio di files che, secondo quanto affermato dai rapinatori, contenevano elementi che avrebbe potuto ribaltare la sentenza sul lodo Mondadori. Il ragioniere e fedelissimo del Cavaliere è stato sequestrato da sei uomini armati e mascherati insieme con la moglie per quasi l’intera notte tra il 15 e il 16 ottobre scorso all’interno della sua abitazione del milanese, ma la segnalazione alla Procura di Milano è stata fatta soltanto nel pomeriggio del 17 ottobre e il 18 ottobre è stata formalizzata ufficialmente.

“La verità di Spinelli abbiamo fatto fatica ad averla perché lo stesso Spinelli era scioccato, terrorizzato. Lui abita con la moglie e a 500 metri di distanza risiedono la figlia e la nipotina”, ha spiegato Niccolò Ghedini, uno dei legali di Berlusconi. “Quando Spinelli mi disse di queste persone che avevano carte sul lodo io gli dissi che avremmo dovuto vederci ad Arcore e parlarne direttamente, ma lui mi disse che non poteva venire e allora capii che c’era qualcosa di strano”.

L’ideatore del piano, Leone, è un collaboratore di giustizia. Secondo quanto hanno spiegato i vertici della Squadra Mobile di Milano, l’uomo è conosciuto come l’inventore della tecnica del sequestro lampo.

Secondo quanto ricostruito, i sequestratori (tre italiani e tre albanesi) hanno sorpreso il ragioniere mentre rientrava nella sua abitazione di Bresso (Milano) intorno alle 22. Lo hanno atteso sulla rampa di scala e lo hanno spintonato all’interno della casa appena la moglie di Spinelli ha aperto la porta. Poi, secondo quanto riferito dal ragioniere, lo avrebbero fatto sedere sul divano e intorno alle 2 il presunto capo della banda, giunto sul posto, gli avrebbe mostrato dei documenti che, secondo l’ex collaboratore di giustizia, potevano ribaltare la sentenza civile di appello del cosiddetto Lodo Mondadori sfavorevole a Silvio Berlusconi.

Spinelli ha spiegato di essere in grado di contattare l’ex premier solo la mattina seguente, e infatti verso le 9 del 16 ottobre, il ragioniere ha parlato al telefono con il Cavaliere. “Dall’insistenza e dall’agitazione di Spinelli, sequestrato con la moglie da oramai 11 ore, Berlusconi ha certamente intuito la situazione in cui il ragioniere si trovava” ha chiarito il dirigente della Squadra mobile di Milano, Alessandro Giuliano, sottolineando che, sempre secondo quanto riferito dalle vittime, i rapitori sarebbero andati via “dopo aver preso atto che l’offerta dei documenti insieme con la richiesta di denaro erano giunte a destinazione”. Nei giorni seguenti al sequestro, i rapitori avrebbero telefonato a casa Spinelli in più occasioni, e il 17 sarebbero riusciti a parlare con il ragioniere che era rientrato nella sua abitazione (non è chiaro se solo temporaneamente).

Fonte: TMNews


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