Diffamazione: ok del Senato a norma “salva direttori”

(AGI) – Roma, 22 nov. – Con 122 si’, 111 voti contrari e 6 astenuti e’ passato l’emendamento messo a punto dal presidente della commissione Giustizia Filippo Berselli, che esclude il carcere per i direttori ed i vice direttori responsabili di quotidiani e periodici in caso di condanna per diffamazione.

L’emendamento e’ passato con “l’assoluta contrarieta’” del Pd perche’, ha detto la capogruppo in commissione Giustizia, Silvia Della Monica, e’ un “testo con errori di carattere tecnico e con violazioni di carattere costituzionale”. Il ddl ha perso sempre di piu’ il suo carattere di legge generale ed astratta ed e’ diventato un ddl ad personam”. “Leggi ad personam di cui – ha aggiunto – avevamo perso le tracce col governo tecnico e che vediamo risorgere in coda di legislatura”.

Contro si sono espressi anche Idv, Udc e Api, astenuti tre senatori radicali eletti nel Pd. Non ha partecipato al voto l’ex procuratore Gerardo D’Ambrosio, che ha detto chiaro in aula: “mi rifiuto di partecipare ad un modo di legiferare come questo. Mi rifiuto nella maniera piu’ assoluta di partecipare a questa che sta diventando una sceneggiata incredibile”. La norma cosiddetta salva direttori e’ passata al termine di una lunghissima votazione scandita dal ripetuto richiamo della presidente d’Aula, Rosi Mauro, ai senatori perche’ si sedessero, presumibilmente per limitare che si votasse anche per gli assenti, con il fenomeno battezzato dei ‘pianisti’. L’emendamento messo a punto da Berselli recita testualmente: “salva la responsabilita’ dell’autore della pubblicazione” il direttore o il vice direttore responsabile “che abbia partecipato con questi nella commissione del reato” di diffamazione a mezzo stampa, con l’attribuzione di un fatto determinato, “e’ punito con la pena della multa” da euro 5.000 a 50 mila euro.

Salva la responsabilita’ dell’autore della pubblicazione, il direttore o il vice direttore responsabile, il quale omette di esercitare sul contenuto del periodico da lui diretto il controllo necessario ad impedire che con il mezzo della pubblicazione sia commesso” il reato di diffamazione a mezzo stampa, “e’ punito a titolo di colpa se tale reato e’ commesso, con la pena della multa da 2.000 a 20 mila euro. Qualora l’autore sia ignoto o non identificabile, ovvero sia un giornalista professionista sospeso o radiato dall’Ordine, si applica la pena della multa da 3.000 a 30 mila euro”. Con l’emendamento si cancellano anche le modifiche apportate all’articolo 57 del Codice penale che erano state messe a punto dalla commissione Giustizia.

Fonte Agi


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