Serie A 18^ GIORNATA: Strama resta… Immobile

matriLa 18^ giornata di Serie A, nonché ultima del 2012, si disputa a cavallo tra il 21 e il 22 dicembre, ossia venerdì e sabato. Il primo anticipo si gioca all’Adriatico di Pescara, dove gli abruzzesi di Bergodi ospitano il Catania. Il Pescara si presenta con la sorpresa Celik al fianco di Abbruscato ed è proprio il giocatore colombiano col numero 10 a portare in vantaggio i suoi al minuto numero 23, con un bel piatto di destro da fuori. Undici minuti più tardi azione quasi in fotocopia, però dalla parte opposta: Izco appoggia all’indietro per Barrientos, che lascia partire una conclusione che lascia impietrito Perin. La partita viaggia sugli sprazzi degli etnei, che si vedono anche annullare una rete regolare di Marchese. Al 95’, però, arriva la beffa: Togni batte una punizione non irresistibile, Andujar stacca in ritardo e non arriva sul pallone. Esplode l’Adriatico, Bergodi esulta correndo alla Mazzone e conquista tre punti preziosissimi per il prosieguo del campionato.

Alle 20.45, in quel di Parma, tocca alla Juventus, “ospitata” dal Cagliari. Per motivi ancora sconosciuti e nascosti, l’Is Arenas non riesce ancora ad essere agibile al 100%, dunque i tifosi cagliaritani devono continuare a non poter guardare i loro beniamini nella loro terra. Tralasciando questioni giuridiche che non hanno a che fare col calcio giocato, veniamo a quanto espresso dalle due squadre sul campo. Cagliari con il consueto 4-3-1-2, con Ekdal a sostituire lo squalificato Conti, la sorpresa Murru in luogo di Avelar e Thiago Ribeiro preferito a Cossu per il ruolo di trequartista; risponde la Juventus, che sfodera il suo ormai collaudato 3-5-2, con Caceres a rimpiazzare l’infortunato Chiellini e Quagliarella che concede un po’ di riposo a Vucinic (tendinite, inizialmente in panchina). Partono meglio i rossoblù, che si rivelano ordinatissimi dietro, aggressivi in mezzo al campo e anche coraggiosi nel fronteggiare la corazzata bianconera. Il vantaggio che arriva al minuto numero 15, dunque, non è frutto del caso. Anzi, più che altro è frutto di una leggerezza di un disastroso Vidal, che tocca quel tanto che basta il ginocchio di Sau per spingere Damato (telecomandato dal giudice di porta Orsato) a fischiare un calcio di rigore alquanto generoso. Pinilla, per la cronaca, trasforma dagli 11 metri. La reazione della Juventus è flebile e si concretizza in una protesta per una cintura di Astori ai danni di Quagliarella: questa volta, però, Damato non concede un penalty che poteva anche starci. Nella ripresa i campioni d’Italia entrano in campo decisamente con più cattiveria, con Marchisio e Vidal che provano a cambiare marcia e a riscattare un primo tempo così così. La pessima serata dell’arbitro Damato continua, come dimostra la mancata espulsione di Murru per doppia ammonizione. Pulga e Lopez, consapevoli del rischio, tolgono il giovane terzino per inserire Perico. Al 60’ entra anche l’ex di turno, Matri, al posto di uno spento Quagliarella. Episodio da moviola su azione d’angolo della Juve: cross di Pirlo, palo di testa di Bonucci, miracolo di Agazzi su Matri e spinta di Nainggolan su Asamoah, che fallisce il gol del pari, anche se disturbato dal belga. Damato, però, è impreciso anche in questa circostanza, non concedendo un rigore abbastanza clamoroso. Il Cagliari, per giocare con aggressività, commette tanti falli e, di conseguenza, riceve parecchi cartellini gialli: Astori, al 64’, si vede sventolare il secondo della sua partita e lascia i suoi in 10. Viene allontanato dalla panchina Pulga, per proteste. Da qui in poi è una sofferenza che appare infinita per i padroni di casa (anche se a casa loro non sono), che cercano di coprirsi con l’ingresso di Del Fabro per Sau. Cinque minuti dopo il suo ingresso in campo, il giovane difensore del Cagliari commette una grave ingenuità, commettendo un fallo in area di rigore su Giovinco. Per fortuna di Agazzi, però, Vidal sbaglia ancora una volta mira, fallendo il secondo penalty della sua stagione (il 3° sbagliato dalla Juve su 6). Il gol bianconero è rimandato di soli tre minuti e porta la firma di Alessandro Matri, che sfrutta una corta respinta di Agazzi su un destro di Vucinic (entrato al posto di Lichtsteiner) per ribadire in rete e segnare la sua seconda rete stagionale. La Juve prende coraggio, va vicina alla rete con Padoin e soprattutto con Asamoah, il cui colpo di testa viene respinto da Agazzi con uno spettacolare colpo di reni. Al 92’ è ancora Matri a segnare il gol dell’1-2; nella sera che era ritenuta da molti quella della fine del mondo, il 32 bianconero si risveglia per dare inizio ad una nuova stagione. L’ultimo squillo del match è di Vucinic, che “ruba” di fatto un gol a Giovinco e sigla il terzo gol bianconero in una serata tutto sommato più che positiva che regala alla Juventus di Antonio Conte un altro primato: 94 punti nel 2012, mai nessun’altra squadra era riuscita ad ottenerne così tanti in un solo anno. Juventus stellare nell’anno solare, quindi.

L’Inter di Stramaccioni prova a riprendere il passo della Juventus e cerca di farlo in casa contro il Genoa di Delneri. Primo tempo da sbadigli a San Siro: non hanno motivo di scaldarsi gli inossidabili tifosi sugli spalti. Strama manda in campo a sorpresa Ricky Alvarez e non Pereira nel centrocampo a quattro ma la scelta si rivela subito sbagliata: l’argentino è apatico e dopo mezz’ora deve arrendersi ai postumi di un muscolo della gamba destra fuori posto. Al suo posto entra, dunque, Alvaro Pereira. L’Inter comincia bene, con un paio di invenzioni di Cassano prima per Milito e soprattutto per Palacio ma i due argentini vengono anticipati dai difensori rossoblù, in bianco per l’occasione. Ma se non ci pensa Fantantonio, il piatto piange. Poche, pochissime idee in mezzo al campo, dove le assenze si fanno sentire, e troppo affollamento in avanti, dove appunto Milito e Palacio si trovano davanti il muro genoano. Servirebbe un’invenzione e invece arrivano continui traversoni in mezzo senza storia. La squadra di Delneri, quindi, non corre grossi rischi ma sbaglia tantissimo in fase di ripartenza, dove non sfrutta al meglio situazioni di superiorità numerica. In ogni caso le occasioni migliori dei primi 45’ sono del Genoa, con Immobile che al 29’ costringe Handanovic alla deviazione in angolo e con Vargas che al 35’ non vede Rossi sulla destra tutto solo. Una novità a inizio ripresa tra i nerazzurri: Juan Jesus resta negli spogliatoi e al suo posto entra Chivu. Pronti via e l’Inter ha due chance per portarsi in vantaggio. Protagonista Palacio, che prima tira alle stelle un ottimo servizio di Milito e poi impegna Frey in uno strepitoso intervento. Il Principe riprende il pallone sulla respinta del portiere francese ma sbaglia di poco la mira. Come successo a inizio partita, però, il Genoa fa sfogare l’Inter per poi prenderne le misure, attuando un pressing alto e riassestandosi dietro. Senza rinunciare a farsi vedere dalle parti di Handanovic, costretto a uscire un paio di volte alla “disperata” per salvare la baracca, come nell’occasione capitata a Marco Rossi. Ma al 77’ arriva la frittata nerazzurra: Antonelli serve Immobile che ruba due metri a Ranocchia e fulmina con un destro di punta uno stranamente colpevole Handanovic. Stramaccioni butta nella mischia anche Livaja per Gargano ma è Cambiasso a firmare il pari 8 minuti più tardi, di testa su cross di Cassano. E nel finale succede l’incredibile: bella azione di Milito sul fondo, palla dentro per Livaja che sbaglia clamorosamente colpendo il palo a porta spalancata. Ride solo la Juve, che ringrazia e se ne va, rosicchiando altri due punti ai nerazzurri.

Al secondo posto, in virtù del passo falso dell’Inter e della penalizzazione inflitta al Napoli, c’è la Lazio di Petkovic. I biancocelesti volano a Genova, dove la Samp del neo tecnico Delio Rossi (un ex) cerca di ripartire dopo un altro periodo buio. I biancocelesti fanno tutto al meglio: aspettato, colpito e amministrato. Un po’ come nel tennis: game, set and match. I primi 20 minuti sono stati quelli dell’attesa, che hanno visto una Doria leggermente più intraprendente. La scossa Delio Rossi è durata 1200 secondi e ha prodotto solo una bella conclusione, al volo, di Eder ben parata da Marchetti. Poi è uscita la squadra capitolina: discesa di Lulic, palla in mezzo respinta male dalla difesa blucerchiata e trasformata in rete da Hernanes con un chirurgico diagonale di destro, con solita esultanza in capriola. La Lazio si dimostra ancora una volta una squadra che gioca bene pur non dando spettacolo, ma dimostrando di essere cinica e concreta. Fino al 90’, così, la formazione di Petkovic non fa altro che amministrare il risultato, portando a casa tre punti preziosissimi che le consentono di essere paragonata all’unica anti Juve del momento: è pur sempre una consolazione… Nel giorno successivo a quello delle profezie dei Maya, l’unico vero Profeta continua ad essere quello col numero 8 e con la maglia biancoceleste.

La Fiorentina va a Palermo per vincere e lo mette subito in chiaro, creando in avvio una serie di occasioni con Toni e Jovetic, fermati solo da un ottimo Ujkani. Il portiere rosanero è il grande protagonista del primo tempo, con una serie di parate decisive che impediscono ai viola di andare in vantaggio. Non che i padroni di casa restino a guardare, anzi. Miccoli e compagni agiscono soprattutto di rimessa, con folate in velocità orchestrate da Brienza e Miccoli. L’unica vera opportunità per la squadra di Gasperini, però, arriva a metà frazione, con Giorgi che calcia malamente a lato un ottimo assist in profondità. Insomma, ai punti avrebbe meritato il vantaggio la squadra toscana. E visto che nello sport, a volte, c’è anche giustizia, la Fiorentina si prende quello che aveva meritatamente costruito. Il secondo tempo, infatti, è tutto di marca toscana con Jovetic che sblocca il risultato concretizzando un assist al bacio di Cuadrado. La reazione del Palermo non arriva come i tifosi si aspetterebbero e alla fine la sconfitta dei siciliani si fa più pesante nel punteggio. Nel finale, infatti, lo stesso Jovetic (“cucchiaio” sopraffino) e Gonzalo Rodriguez trasformano due rigori, uno per fallo di Donati su Toni, l’altro per tocco di braccio di Morganella. Non evidente uno, non evidente neanche l’altro. Tanti applausi per la Viola, quindi, e una bordata di fischi per i padroni di casa che, nonostante le scuse di capitan Miccoli, sprofondano sempre più giù.

Avvio da vacanze anticipate: ritmi bassissimi e zero occasioni. Se non fosse per un destro da fuori di Insigne controllato nella sua uscita a lato da Pegolo e per un tiro senza pretese di Gamberini al minuto 42 (il primo nello specchio della porta) il foglio degli appunti sarebbe come quello dello studente che arriva impreparato alla verifica: bianco. Avvistati spettatori disperati per i 2’ di recupero che prolungano l’agonia. Il ritorno negli spogliatoi fa bene al Napoli: che Mazzarri abbia distribuito bibite energetiche al posto del the caldo? Fatto sta che l’atteggiamento degli azzurri cambia radicalmente: tra il 49’ e il 50’ prima Hamsik in classica galoppata da ripartenza, poi Cavani con zuccata in volo stimolano finalmente Pegolo. L’effetto stimolante dura però pochissimo, il copione torna presto quello del primo tempo e a una ventina di minuti dalla fine Mazzarri si gioca l’ultimo jolly: entra Pandev, esce Gamberini e 4-2-3-1. L’effetto sembra nullo e la partita incanalata verso il più deludente dei pareggi, ma a 4’ dalla fine arriva l’episodio della svolta. I minuti conclusivi che spesso quest’anno hanno castigato il Napoli, al Franchi lanciano gli azzurri: corner di Pandev, palla raccolta da Hamsik che pesca Maggio per la deviazione vincente. Il primo di Siena di Iachini, troppo rinunciatario, crolla. Pochi istanti e Pandev conquista un rigore per fallo di Felipe. Il 2012 del Napoli si chiude nel modo più giusto: con un gol di Cavani, che trasforma dal dischetto. E con uno spiraglio di luce dopo il buio di 4 sconfitte consecutive, 2 punti di penalizzazione e squalifiche di Cannavaro e Grava. Il mese di dicembre è alla spalle: il prossimo sarà decisivo per il campionato del Napoli. Che dovrà vincere non solo in campo, ma anche nel mercato.

Tra Udinese e Atalanta, invece, finisce 1-1. Il vantaggio è di marca bianconera e arriva al 33’ con il primo gol stagionale di Muriel, su gran cross dalla sinistra di Pasquale. L’Atalanta risale ben presto in cattedra, trovando il gol del pari con un calcio di rigore assegnato per fallo dubbio di Angella su Peluso (ormai vicinissimo alla Juve) e trasformato dal solito Denis. Nella ripresa è Brkic a salvare l’Udinese e a risparmiare a Guidolin un’imbarcata.

Al “Dall’Ara” il Parma si aggiudica in rimonta il derby emiliano con il Bologna: finisce 1-2. Tutti i gol arrivano nella ripresa. Rossoblù in vantaggio al 54’ con una girata in mischia di Sorensen. Passano appena 3’ e i gialloblù trovano il pareggio con un missile all’incrocio dei pali del Pacarito Valdes. Al 66’ arriva il gol vittoria degli uomini di Donadoni con Sansone, che raccoglie il traversone di Gobbi e infila di sinistro, andando poi ad esultare in maniera polemica nei confronti di Diamanti. Il Parma sale a quota 26, Bologna fermo a 18.

Missione compiuta per il Torino nell’ultima partita dell’anno. Contro il Chievo, allo stadio Olimpico, i granata vincono 2-0 e conquistano tre punti preziosi per la salvezza. Al 12’ il Toro passa in vantaggio grazie a un’autorete di Sardo, che cerca di anticipare malamente Glik su calcio d’angolo. Il raddoppio dei padroni di casa lo firma, al 26’, Gazzi, che trafigge Sorrentino ancora grazie a una deviazione. Il Torino sale a 19 punti, a -2 dai clivensi.

Il posticipo del 18° turno è Roma-Milan. Bastano trenta minuti per sgretolare un Milan con la testa in vacanza e le gambe, belle rilassate, distese sotto il tavolo e già pronte per il cenone natalizio. Mezz’ora alla Zeman, con difesa alta, pressing furioso, terzini in sovrapposizione, inserimenti dei centrocampisti e ripetuti tagli del tridente. Mezz’ora da sballo, in cui la Roma va sul 3-0 e ipoteca, con un’ora d’anticipo, l’ultimo match del 2012. A trascinare la Roma ci pensano due “vecchi” senatori. Burdisso e De Rossi, che in questa prima parte di stagione ancora non avevano fatto breccia nelle idee di Zeman. L’argentino, titolare per la squalifica di Castan, domina la difesa e apre le danze con un’incornata su azione d’angolo (13’). Capitan Futuro, schierato davanti alla difesa nel centrocampo a tre, detta i tempi della squadra e accompagna ogni azione. Come quando, minuto 30, raccoglie un maldestro rinvio di De Sciglio, finta la conclusione dalla distanza e mette Lamela solo davanti ad Amelia, per il sinistro che vale il 3-0. In mezzo, prima c’è spazio per uno strepitoso intervento di Goicoechea (17’), che sull’1-0 esce sui piedi di El Shaarawy e salva da campione. Poi, al 23’, si assiste al cross da sinistra di Totti che regala a Osvaldo l’assist del 2-0. Allegri prova a dare una sterzata inserendo Pazzini per Nocerino (56’), ma quattro minuti dopo Lamela infila di testa su servizio di Balzaretti. Il 4-0, che tanto esalta il (devastante) potenziale offensivo giallorosso quanto evidenzia i limiti (imbarazzanti) della difesa del Diavolo, è pesante ma ci sta tutto. Il Milan, a un passo dall’umiliazione, trova però la forza di reagire e, quantomeno, dimezza un passivo che rischiava di diventare tennistico. Boateng (71’) e Bojan (72’) danno la scossa sfiorando il 4-1, poi – una volta in superiorità numerica (espulso Marquinhos al 78’ per fallo di mano) – un rigore di Pazzini (steso da Goicoechea) e un guizzo di Bojan alleviano il dolore. La Roma chiude il 2012 con 32 punti, a -4 dal secondo posto e a -3 dalla zona Champions. La rimonta rossonera, invece, s’inchioda proprio sul più bello.

In virtù di questi risultati, la Juventus resta capolista con 44 punti, seguita dalla Lazio a quota 36. El Shaarawy resta al comando della graduatoria dei marcatori, pedinato da Cavani, appena una lunghezza sotto (14 a 13 per l’italo-egiziano). Buon 2013, ci rivediamo il 6 gennaio.

I TOP

Alessandro Matri (JUVENTUS): Il vestito da Babbo Natale è tutto suo per quest’anno. Rispolverato per gli acciacchi di Vucinic, regala a Conte una vittoria soffertissima con una doppietta alla sua ex squadra. Lui esulta poco per altri motivi, fa vedere la maglia ai quei tifosi che in lui credono poco. RAPACE.

Stevan Jovetic (FIORENTINA): La fame di gol era tanta e avrebbe voluto tirare anche il rigore della tripletta. Avrà tempo e modo per riempirsi la pancia. SOPRAFFINO.

Daniele De Rossi (ROMA): Tornato titolare dopo due partite in panchina, si prende il centrocampo con un’autorevolezza, una grinta e una lucidità mai viste quest’anno. GIGANTE.

I FLOP

Mario Yepes e Philippe Mexes (MILAN): Il colombiano ha i primi due gol sulla coscienza, il francese va in bambola nel terzo. Un disastro generale. INGUDICABILI.

Marko Livaja (INTER): Sembra impossibile eppure è tutto vero: basta spingerla dentro e invece il giovane attaccante la stampa sul palo. In Coppa stessa leggerezza, ma gol fantasma: qui l’orrore è tutto suo, non dell’arbitro… Non che la colpa del pari sia tutta la sua, ma certi gol un attaccante non li deve sbagliare. DISASTROSO.

Nicola Murru (CAGLIARI): Giovane, forse troppo per giocare contro la Juve. Sulla sua fascia se lo divorano tutti, va vicino anche all’espulsione per doppia ammonizione. Alla fine, lo espelle Pulga. ACERBO.


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