Seria A 27^ GIORNATA: Sorpazzo Milan… – di Angelo Abbruzzese

pazziniFa ancora freddo, è solo l’ottava di ritorno, ma il clima è quello da partita decisiva, di fine aprile. Il mondo ci guarda: Napoli e Juve, fateci divertire.” Sono proprio loro, infatti, le protagoniste del primo anticipo del 27° turno, venerdì 1° marzo alle 20.45. Atmosfera meravigliosa nel capoluogo campano per l’arrivo dei Campioni d’Italia. La città è in fibrillazione, c’è da subito grande attesa perché la gara appare davvero fondamentale per il prosieguo della stagione. Sfida scudetto? Beh, molti addirittura non la pensano così. Eppure c’è stato comunque il modo di rovinarla questa fantastica atmosfera. All’arrivo allo stadio della Juventus, infatti, molti tifosi partenopei hanno accolto i bianconeri lanciando uova e altri oggetti sul pullman, rompendo anche un finestrino, quello vicino al quale era seduto Asamoah. E proprio l’esclusione del ghanese è la grande sorpresa degli ultimi minuti. Le due squadre si presentano al grande appuntamento con le formazioni praticamente titolari, eccezion fatta per l’inserimento di Peluso al posto del già citato Asamoah. L’avvio pare incoraggiante per i padroni di casa, che dopo appena 12” vanno alla conclusione con Hamsik, servito dopo una discesa sulla destra di Pandev. Nei primi minuti il Napoli sembra voler essere aggressivo sui portatori di palla bianconeri, addirittura cercando di fare la partita. La Juventus, però, è temprata, non ha mai paura e viene subito fuori, mordendo gli avversari e giovando di un invidiabile giro palla. Al 10’, dunque, arriva il gol del vantaggio dei bianconeri (in tenuta completamente nera) con la prima rete stagionale del rientrante Chiellini, su gran cross di sinistro di Pirlo. Il miglior modo, dunque, per il difensore toscano per tornare a riprendersi il posto che gli spetta. Da qui in poi inizia una partita diversa, o meglio, diversa da quanto ci si poteva aspettare dopo i primissimi minuti. La Juventus, come spesso le accade, inizia a fare la partita, a schiacciare gli avversari e ad approfittare della difesa disordinata del Napoli per pungere con i tagli dei centrocampisti. Vucinic e Giovinco appaiono ispirati, scambiano bene e creano varchi per i compagni. Il montenegrino, però, croce e delizia di questa squadra, ha due occasioni nitide e trova il modo di sprecarle entrambe. Il suo colpo di testa in controtempo su cross dalla destra di Vidal (15’) termina di poco a lato, mentre l’errore davvero clamoroso è quello che commette qualche minuto più tardi (19’), sempre su suggerimento di Vidal, quando, con tutto lo specchio a disposizione, calcia su De Sanctis in uscita, ottenendo solo un calcio d’angolo. I bianconeri, e in particolar modo Lichtsteiner, hanno anche modo di lamentarsi per la non concessione, a parer loro, di un calcio di rigore, per un contatto tra Inler e lo svizzero juventino. La formazione di Conte ha la grande colpa di non chiudere subito la gara, anche se dimostra di possedere grande qualità nel controllarla, anche grazie alla consueta calma abbinata a una classe illimitata di Pirlo, che governa la mediana ma, a volte, per eccesso di confidenza e grazie ad un pressing asfissiante esercitato dagli azzurri, è causa di qualche lieve pericolo. Il Napoli, bloccato dall’ordine della Juventus, cerca di affidarsi alle solite incursioni di Hamsik e a qualche tiro da fuori. E il pareggio, non a caso, arriva proprio da uno di questi: è il 43’ quando il destro di Inler (fin lì il peggiore in campo) viene deviato in modo decisivo dalla testa di Bonucci e termina nel sette alla sinistra di Buffon. La prima frazione, purtroppo, si chiude con un brutto episodio che vede protagonisti Cavani e Chiellini. La sequenza delle immagini ci mostra una spinta iniziale tra i due, l’italiano che tira i capelli all’uruguayano, che reagisce con una folle gomitata in pieno volto. Chiellini resta a terra, Orsato, consultatosi con il giudice di porta, decide per il giallo al numero 7 azzurro, un giallo che sa tanto di grazia. Il difensore bianconero, invece, se la svigna, non venendo neanche ammonito. La ripresa si apre con un cambio per i padroni di casa, con Mazzarri che si vede costretto a sostituire Britos (comunque non impeccabile in fase difensiva, anzi), vittima di una testata con il compagno di squadra Inler poco dopo la metà del primo tempo. Al suo posto entra Dzemaili e il Napoli passa a 4 dietro. Anche nel secondo tempo la Juventus ha in mano il pallino del gioco ma, paradossalmente, le occasioni migliori capitano agli azzurri. E sono ancora i tiri da fuori a mettere paura a Buffon. Prima Hamsik sbatte sui guantoni di Buffon, poi Inler, poi ancora Hamsik (respinta di Buffon e errore a porta vuota di Dzemaili) e nuovamente Inler, con tocco in calcio d’angolo del portierone bianconero. La seconda metà di gara, dunque, scorre via così, senza altri particolari sussulti, con la solita girandola finale di cambi, il tempo per l’allontanamento dalla panchina azzurra del ds Bigon e, per fortuna, l’abbraccio chiarificatore tra Chiellini e Cavani. La partita termina 1-1, i punti di distacco tra le due compagini restano 6 (7, considerando gli scontri diretti a favore dei piemontesi): che sia l’allungo decisivo?

Il sabato di Serie A ci offre un solo anticipo, un grande match, uno scontro diretto per il terzo posto. A San Siro si sfidano Milan e Lazio. Mancano le due punte di diamante delle squadre, Balotelli da una parte e Klose dall’altra. Ma i rossoneri sono ormai diventati (ritornati) ad essere squadra, non certo si fanno intimorire da un’assenza. Al 4’, la Lazio rischia subito di andare sotto due volte: prima Marchetti respinge una conclusione ravvicinata del Faraone, poi Biava salva sulla linea un tiro a porta vuota di Pazzini. L’avvio è forsennato, con la banda di Petkovic che risponde immediatamente al 5’: Floccari, da centro area, spreca un invitante assist di Candreva calciando centrale tra le braccia di Abbiati. Dura tutto un quarto d’ora, perché al 15’ accade l’episodio che stravolge la Lazio e cambia la partita: De Sciglio serve El Shaarawy, che dribbla secco Biava prima di venire atterrato al limite dell’area da Candreva; i rossoneri invocano il rigore, l’arbitro Rizzoli fischia una punizione dal limite ed espelle il laziale per aver interrotto una chiara occasione da gol. Giusta la prima decisione (il contatto avviene appena fuori dall’area), ma errata la seconda perché Dias sarebbe potuto intervenire. Rimasta con un uomo in meno, la Lazio si schiera con un 4-4-1 che fatica tremendamente a contenere l’assalto rossonero. Si gioca a una porta, anche se le occasioni, per la verità, fioccano meno rispetto a quando si era 11 contro 11. Accade perché i biancocelesti si compattano in dieci dietro la linea della palla. La tattica limita (inizialmente) le palle gol del Milan, poi però l’incapacità (della Lazio) di ripartire in contropiede azzera ogni possibilità (per Petkovic) di poterne uscire vivo. Pazzini rompe il precario equilibrio al 40’: destro di Abate respinto da Marchetti, El Shaarawy si avventa sulla sfera con Pereirinha (con probabile fallo del Faraone), la palla rimane a due passi dalla porta e il Pazzo scaraventa dentro. La banda di Allegri, senza più alcuna ansia, pigia forte sull’acceleratore e raddoppia prima della pausa: Marchetti respinge alla grande un colpo di testa di Pazzini su azione d’angolo e Boateng ribadisce in rete. È il 44’ del primo tempo. Il terzo posto solitario è già in archivio. La ripresa, per Ambrosini e compagni, scivola via senza alcun rischio. Petkovic inserisce subito Cana al posto dello smarrito Pereirinha: la Lazio passa a una difesa a tre per cercare una reazione che, in realtà, mai arriva. Anzi, Pazzini trova anche il bis personale con un gran destro dalla distanza che s’infila all’angolino (60’). Dopo un avvio stagionale disastroso, il Milan – alla giornata numero 27 – si ritrova da solo al terzo posto con un punto in più della Lazio e cinque in meno del Napoli. Il secondo posto, a questo punto, non è più un miraggio.

Tanta noia e tanti sbadigli nell’anticipo delle 12.30 tra Torino e Palermo. La sfida salvezza dell’Olimpico, infatti, si conclude sullo 0-0. Sorrentino è bravo a tenere a galla i suoi, finendo per essere il migliore in campo. I rosanero, con Gasperini nuovamente in panchina, fanno la partita ma non pungono. Il Toro, dopo un’occasione colossale per Vives, colpisce un palo al 20’ con Bianchi e nel finale sfiora il gol con Meggiorini: il portiere ex Chievo è bravo a respingere da terra con il piede. Il Palermo ottiene il quarto pareggio di fila ma resta a -5 dalla quota salvezza.

Al “Massimino” di Catania, sfida col sapore di Europa tra Catania e Inter. Stramaccioni lascia a casa Cassano (dopo la lite tra i due) e in panchina Palacio, proponendo un inedito tridente offensivo formato dall’uomo derby Schelotto, da Rocchi e da Alvarez. L’Inter del primo tempo, però, è da piangere. Si arrende timidamente, piuttosto, al cospetto di un Catania che gira a mille, gioca a memoria e mostra aggressività su ogni pallone. Lodi orchestra in mezzo, la difesa non compie alcun errore. Quella dell’Inter, invece, sì: al 7’ Bergessio approfitta di un pacchiano errore di Juan Jesus per battere Handanovic con un tocco sotto. E i nerazzurri? Stanno a guardare: in mezzo Gargano e Kuzmanovic sono statici e sempre in ritardo, non c’è nessuno che si muove senza palla, i passaggi per linea orizzontale non portano a nulla. Soltanto una manovra lenta e prevedibile. Ci prova Kuzmanovic dalla distanza, il tiro è potente ma impreciso. Un lampo nel buio pesto. Ogni discesa del Catania è un pericolo e al 19’ arriva il raddoppio di Marchese: Schelotto se lo perde e il numero 12 dei rossazzurri mette dentro indisturbato di testa, sulla solita punizione pennellata di Lodi. Nel finale di tempo gli uomini di Stramaccioni fanno vedere qualcosa: un paio di cross di Zanetti e Guarin, ma niente di più. L’allenatore nerazzurro decide di correre ai ripari, buttando dentro Stankovic e Palacio per Kuzmanovic e Rocchi. Bergessio si mangia il gol del 3-0 calciando addosso ad Handanovic, dunque arriva l’atteso gol dell’Inter: Palacio sulla destra sfugge a Rolin e crossa, bravo Ricky Alvarez a farsi trovar pronto in mezzo e a battere Andujar. È un’Inter più viva, anche se la squadra di Maran è sempre in agguato, peccando spesso in imprecisione durante alcune ripartenze. Guarin cade male e si infortuna alla caviglia sinistra ma stringe i denti e resta in campo fino al 77’, quando viene sostituito da Cambiasso. È un’altra Inter, dicevamo. Alvaro Pereira, fino a quel momento inesistente, comincia a scendere sulla fascia e a far partire i cross: al 67’ Guarin stacca di testa ma manda alto, 3’ dopo, invece, Palacio non fallisce il gol del 2-2. Strepitoso l’impatto dell’argentino sulla partita. Ma non è finita: al 2’ di recupero, infatti, il “Trenza” completa l’opera mettendo dentro il gol della vittoria per 3-2 dopo uno scambio con Cambiasso. Impensabile a metà gara. I nerazzurri ritrovano un successo in trasferta che mancava dal 3-1 allo Juventus Stadium e agganciano la Lazio al quarto posto. Catania bello a metà, che ha dimostrato scarsa maturità in un momento critico e, forse, di essere ancora acerbo per le posizioni nobili della classifica.

Riprende la sua corsa anche la Fiorentina di Montella, impegnata in casa contro il Chievo. L’allenatore ex Catania insiste con il 4-3-3, inserendo Toni al posto dello squalificato Cuadrado e concedendo un turno di riposo a Savic, rimpiazzato dall’esordiente Compper. La partita inizia subito alla grande, con capitan Pasqual, che dopo appena 4 giri d’orologio, disegna una punizione perfetta nel sette. Il primo tempo è a senso unico, Borja Valero e compagni creano occasioni a bizzeffe ma pensano, inspiegabilmente, di fondare un club dei “sbaglia gol facili”. Lo spagnolo, seppur partito in fuorigioco (non segnalato), si divora il raddoppio a porta vuota, dopo tocca anche a Jovetic, Toni e ancora a Pasqual. I viola, però, continuano a soffrire alcune dormite difensive. Su una di queste arriva il gol del pari dei gialloblù, al 38’, con il piattone preciso di Cofie, entrato otto minuti prima al posto di un impresentabile Acerbi. Il 4-3-3 non dà le giuste garanzie a Montella che durante l’intervallo corre ai ripari con l’ingresso di Romulo al posto di Ljajic. Le occasioni non mancano neanche nella ripresa, che, in più, non rischiano più nulla. Il tiro a giro di Borja Valero terminato di poco a lato è il preludio alla rete decisiva di Marcelo Larrondo (entrato al posto di uno spento Jovetic). L’attaccante ex Siena realizza il suo primo gol con la nuova maglia correggendo di testa una deviazione aerea di Luca Toni. Al Franchi, in fin dei conti, si è giocato ad una porta sola e dopo mille tentativi il gol vittoria è arrivato. Anche in un modo un po’ fortunoso. La viola rimane, così, aggrappata al sogno Europa.

L’Udinese espugna Pescara con la 150a rete in Serie A di Totò Di Natale e sale a quota 40 punti (salvezza raggiunta). Il gol decisivo arriva al minuto numero 8, quando Muriel si invola sulla fascia e serve al centro il suo capitano che, dopo due tentativi respinti da Pelizzoli, trova il varco decisivo per segnare il gol partita. I bianconeri vanno vicini anche al raddoppio con Luis Muriel, che prima coglie il palo e poi viene fermato da una respinta di piede del portiere degli abruzzesi. Il Pescara ha modo di reclamare per la non concessione di due calci di rigore – a Bjarnason e Sculli –, ma ogni protesta è vana. La partita termina 0-1, Bergodi viene cacciato dopo il fischio finale (squadra affidata a Bucchi). Gli abruzzesi sono ora ultimi insieme a Siena e Palermo con 21 punti.

Continua il momento magico della Sampdoria, che batte il Parma 1-0 e sale a quota 35 punti in classifica. A “Marassi” decide tutto un colpo di testa di Icardi al 58’, salito a nove centri in campionato (otto nel 2013, nessuno meglio di lui). Per la squadra di Delio Rossi, imbattuta dallo scorso 20 gennaio, sono 14 i punti conquistati nelle ultime sei gare. È crisi nera, invece, per gli emiliani (terza sconfitta di fila), che nelle ultime otto partite hanno collezionato la misera quantità di tre punti.

Sono tre perle a far volare il Bologna in casa contro il Cagliari. Dopo la bella vittoria di martedì scorso contro la Fiorentina, i rossoblù di Pioli replicano contro i sardi, spazzandoli via per 3-0. Apre i giochi la rete di Taider, ma il vero gioiello del match arriva al minuto 18: Diamanti raccoglie un pallone da Gilardino sulla destra e, da posizione impossibile, lascia partire un sinistro a giro che lascia di stucco Agazzi. Nel recupero della gara c’è gloria anche per Pasquato che, con un grandissimo destro dalla lunga distanza, segna il gol del 3-0 (secondo in Serie A per lui). Bologna a 32, Bologna che supera lo stesso Cagliari: salvezza sempre più vicina.

Capitombolo interno del Siena. La squadra di Iachini va, infatti, al tappeto contro l’Atalanta. A decidere la gara è una doppietta di Bonaventura, in gol in apertura di gara (3’) e al 22’ del secondo tempo. Con questa sconfitta i bianconeri toscani restano ultimi in classifica insieme a Palermo e Pescara, mentre i nerazzurri si issano a quota 30, a una sola lunghezza dal Cagliari a 2 dal terzetto composto da Bologna, Parma e Torino. È sicuramente un passo importante verso la salvezza.

Il posticipo che chiude la 27^ giornata è Roma-Genoa. Andreazzoli sprona i suoi provando a convincerli che l’obiettivo 3° posto non è poi così irreale. L’avvio dei giallorossi dà l’idea di una squadra insolitamente cinica. Totti porta in vantaggio i suoi su rigore (al 16’), raggiungendo Nordahl a quota 225 gol in Serie A. Torosidis continua a stupire, confezionando cross su cross, De Rossi si riprende il centrocampo, ma in generale la squadra riesce a creare densità quando gli avversari sono in possesso di palla; l’unica nota negativa del primo tempo è l’infortunio di Pjanic. Stekelenburg è in versione saracinesca e deve arrendersi soltanto al rigore di Borriello (42’). Nel secondo tempo, nonostante la giornata no di Osvaldo (cinque partite senza gol) e Lamela, la Roma trova ugualmente la forza di segnare il gol del nuovo vantaggio. E la firma è inaspettata, è quella del 18enne Romagnoli, all’esordio in Serie A. Nel finale Ballardini e Kucka vengono espulsi, Perrotta segna il suo secondo gol in campionato e la partita termina 3-1. Terza vittoria consecutiva per i giallorossi, che si portano a quota 43 punti. E il terzo posto non è poi così lontano.

Per effetto di questi risultati, Juventus sempre in vetta con 59 punti, seguita dal Napoli a 53 e dal Milan a 48. Cavani, nonostante le sei partite di astinenza, è ancora il capocannoniere del campionato, con 18 reti.

I TOP

Giampaolo Pazzini (MILAN): Centravanti vero. Gioca spalle alla porta, prende botte e fa salire la squadra. Infila due gol che aggiornano il bottino stagionale (12 in campionato). La sfida a distanza con Cassano, oggi più che mai, appare tutta a suo favore. SEMPRE PIÙ…PAZZO.

Rodrigo Palacio (INTER): Impatto monstre sulla partita. L’argentino entra in campo nel secondo tempo e trasforma letteralmente l’Inter: un assist e due gol. Davvero impossibile chiedergli di più. DON RODRIGO.

Giacomo Bonaventura (ATALANTA): Due bei gol, importantissimi per il prosieguo della stagione. Continua a stupire questo numero 10, d’altronde già dai tempi di Padova si vedeva che avrebbe fatto strada. DOTTOR… JACKYLL.

I FLOP

Miguel Angel Britos (NAPOLI): Chiellini gli salta in testa in occasione del gol. Per il resto, è sempre in ritardo quando c’è da alzarsi per il fuorigioco. Sfortunato per l’involontaria testata con Inler che lo costringe a uscire dal campo. FRASTORNATO.

Francesco Acerbi (CHIEVO): Sostituito dopo 30’ da Corini, viene rimandato senza riserva. La sua seconda vita al Chievo non sta dando i frutti sperati. IMPACCIATO.

Alvaro Gonzalez (LAZIO): Spostato a destra dopo l’espulsione di Candreva, viene incredibilmente spazzato via dall’incontenibile De Sciglio. DIVORATO.


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