La Fontana Pretoria: un monumento venduto e trasferito per debiti – di Nike Daidone

hqdefaultFece tanto scalpore lo scorso anno quando la Finlandia chiese il Partenone a garanzia dei prestiti concessi alla Grecia e venne a proporre le covered bonds, ovvero “le obbligazioni garantite”, anche in Italia chiedendo all’allora presidente del consiglio Monti se avesse qualche gioiello di famiglia da impegnare, evidentemente i laghi ghiacciati e le saune non bastavano a colmare la mancanza di una storia certificata e tangibile, così i novelli vichinghi hanno provato a comprarsi un pezzo del passato in cambio dell’estinzione dei debiti dei paesi in crisi.

Ma non è la prima volta che qualcuno prova a pagare i propri debiti vendendo bellezze artistiche anche di un certo spessore. Un esempio concreto lo abbiamo con la storia della splendida Fontana Pretoria che si trova a Palermo.

La fontana fu commissionata nel 1554 da Don Luigi di Toledo, un nobile spagnolo fratello della duchessa Eleonora di Toledo per abbellire il suo giardino a Firenze, un grande terreno senza altri edifici di rilevo intorno. Così, dato l’ampio spazio a disposizione e soprattutto visto che non era destinata ad un luogo pubblico, fu realizzata una monumentale fontana dallo scultore fiorentino Francesco Camilliani che comprendeva 48 statue, ed era fronteggiata da una lunga pergola formata da 90 colonne di legno. Il risultato fu eccezionale tanto che l’illustre Giorgio Vasari la definì: “Fonte stupendissima che non ha pari in Fiorenza”.

Successivamente però schiacciato dai debiti Don Luigi, grazie al fratello Don Garçia de Toledo che era stato viceré di Sicilia, ed era in buoni rapporti con il Senato palermitano, riuscì nel 1573, a vendere la fontana alla città di Palermo, che decise di acquistarla e di collocarla nella piazza su cui prospetta il Palazzo Pretorio, dove si trova tutt’ora. Fu un trasloco imponente, date le dimensioni del monumento e dal momento che non era stata concepita per uno spazio urbano, si dovettero demolire diversi edifici per farle spazio nella piazza. La fontana arrivò a Palermo il 26 maggio 1574, smontata in 644 pezzi dei quali 112 imballati in 69 casse, alcune sculture si rovinarono durante il trasporto, furono pensati quindi alcuni adattamenti nella ricomposizione dei pezzi e ne vennero anche aggiunti altri.

Il risultato è quello che si può ammirare ancora oggi in piazza Pretoria a Palermo dopo un minuzioso restauro finito nel 2003: un bacino centrale circondato da quattro ponti di scalinate e da un recinto di balaustre, ed è costituita da tre vasche concentriche da cui prende l’avvio il gioco d’acqua che viene versata dalla sommità da un Bacco, all’interno di questa costruzione architettonica si trovano numerose statue che raffigurano gli dei dell’Olimpo e i fiumi di Palermo,
Oreto,  Papireto,  Maredolce  e  Gabriele. La parte centrale poi è circondata da diverse raffigurazioni scultoree di varie divinità mitologiche. Fù così che un pezzo di Firenze venne dato in pagamento per debiti e trasferito a Palermo. Speriamo che la stessa idea non venga al nostro governo, non vorrei che per ammirare il Colosseo si debba andare su un ghiacciaio finlandese, casomai gli si potrebbero concedere solo i diritti di gestione del monumento, proprio come fece Totò nel celebre film “Totò truffa 62” quando vendette i diritti di Fontana di Trevi ad uno sprovveduto italo-americano.

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Nike Daidone (foto di Gianfranco De Paoli)


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