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VIDEO | Coronavirus, Antigone: “Nelle carceri campane rischio bombe epidemiche”

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"La Campania è seconda in Italia per numero di carceri e seconda per sovraffollamento dopo la Lombardia" dichiara alla Dire Luigi Romano, presidente di Antigone Campania
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NAPOLI – “La Campania è la seconda regione d’Italia per numero di carceri ed è la seconda per sovraffollamento dopo la Lombardia. Parliamo di 7374 detenuti in totale, 1300 unità in più della capienza regolamentare”. Sono i dati diffusi all’agenzia Dire da Luigi Romano, presidente di Antigone Campania. La preoccupazione dei detenuti è molto forte dopo che la scorsa domenica è stata accertata la prima positività al Covid-19 di una persona reclusa in un penitenziario campano, il carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), uno dei più sovraffollati della Campania insieme a quelli napoletani di Secondigliano e Poggioreale. “Le carceri possono diventare delle bombe epidemiche, questo è un rischio concreto”, dice Romano. Dopo il primo caso di coronavirus, la tensione nella struttura casertana è alta e lo è anche nel carcere di Secondigliano. In entrambi i penitenziari si sono registrate proteste, rientrate da qualche ora. “A Santa Maria Capua Vetere – spiega Romano – ci sono circa mille detenuti (il dato è l’ultimo disponibile del mese di febbraio, ndr), duecento in più rispetto alla pianta organica” e ha problemi di carattere strutturale, a partire dalla carenza d’acqua, una questione che quell’istituto si trascina da oltre vent’anni. Il numero di persone recluse è leggermente diminuito “ma resta altissimo e inaccettabile. Questa è la prima forma di ansia per chi è in carcere. Non si può rispettare il distanziamento sociale, che sarebbe l’unica misura attualmente predisposta nel Paese per evitare il rischio di contagio. Le agitazioni sono dovute a questo, ma almeno per il momento non sono vere e proprie sommosse”. Il provveditorato campano ha richiesto alle direzioni sanitarie 13mila test rapidi per detenuti e guardie penitenziarie, ma il problema sanitario resta sempre ancorato ai numeri del sovraffollamento. Una questione che si può leggere in relazione alle norme relative all’isolamento in cella per un detenuto che presenta una patologia comparabile all’infezione da Covid-19. “È una follia predisporre l’isolamento in cella per il detenuto ammalato e per gli altri che sono all’interno della stessa cella – denuncia il presidente di Antigone Campania -. Come si può pensare di attuarlo a Poggioreale, dove ci sono fino a 14 persone in una cella, o nella casa circondariale femminile di Pozzuoli dove si arriva anche a 16 detenute? Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria centrale è totalmente sordo, alcuni provvedimenti sembrano scritti da qualcuno che non sappia cosa sia un carcere in Italia. Per fortuna sul territorio le sensibilità cambiano e qui c’è un provveditorato recettivo e sensibile”. Antigone critica molte delle misure introdotte per limitare che un carcere sovraffollato possa trasformarsi in un focolaio di Covid-19, a partire dall’obbligo del braccialetto elettronico per il beneficio della detenzione domiciliare. “Si aggrava la burocratizzazione per ottenere un beneficio di pena, con il risultato che oggi in Campania circa 500-600 detenuti che hanno i requisiti restano in carcere. Sono norme inefficaci”. Così come l’obbligo di un domicilio certificato o l’esclusione dal benefici per chi si è macchiato di alcune categorie di reati ostativi non gravi. “In strutture come Poggioreale – osserva Romano – l’atavico sovraffollamento in questo periodo sta rientrando, siamo passati da 2200 a 1900 detenuti nel giro di 15 giorni, perché, al di là del muro alzato dal Dap centrale di Roma, l’articolazione territoriale è attenta. Siamo a parametri più accettabili, ma quello che mi chiedo è perché aspettare un’emergenza per rivolgere attenzione al tema del sovraffollamento? Perché aspettare le prime sommosse?“.
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Fonte Agezia DIRE www.dire.it