VIDEO | Con il rientro dei migranti in Cambogia si rischia la fame

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Parla con l'agenzia Dire Simona Capocasale, rappresentante paese di WeWorld-Gvc in Cambogia
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ROMA – Povertà diffusa, disoccupazione, un’economia poco diversificata e gli effetti dei cambiamenti climatici in Cambogia alimentano l’emigrazione di decine di migliaia di persone verso i Paesi vicini, che pur di trovare di che vivere scelgono anche le vie irregolari. Una situazione ora resa più complessa dall’emergenza pandemia, che ha causato in pochi giorni “50mila rientri dalla Thailandia, generando sul lungo periodo mancanza di reddito e di cibo”. Ne parla con l’agenzia Dire Simona Capocasale, rappresentante paese di WeWorld-Gvc in Cambogia.

Tra gli interventi della ong c’è anche il supporto ai lavoratori migranti cambogiani, per contrastare il fenomeno della tratta, dello sfruttamento lavorativo e dei rischi connessi alle partenze irregolari. Da metà marzo, i casi di Covid-19 hanno iniziato a moltiplicarsi nel Paese e così il governo ha imposto misure per evitare i contagi. Un colpo alla fragile economia interna, che già risentiva gli effetti delle misure restrittive adottate dai Paesi vicini. La responsabile continua: “Sono stati ad esempio vietati gli spostamenti interni durante la principale festa nazionale, il capodanno Khmer, che inizia oggi. Migliaia di persone non potranno raggiungere le famiglie in altre regioni”. Con buona pace del settore turistico, che insieme ad agricoltura e industria dell’abbigliamento guida l’economia.

Ci sono poi i flussi di ritorno dai Paesi verso cui emigrano i cambogiani: “Al momento si stima che almeno 50mila persone, nel timore di restare bloccati e senza lavoro, siano rientrate dalla sola Thailandia” dice Capocasale. Una sfida per le autorità sanitarie e le comunità locali, chiamate a “garantire la quarantena e il controllo di queste persone, che nella maggior parte dei casi provengono da quartieri o zone ghetto sovraffollate e prive di servizi di base”. Inoltre, avverte la responsabile di WeWorld-Gvc, “smettendo di lavorare i migranti lasciano le famiglie senza reddito” e con in casa nuove bocche da sfamare. Nell’immediato si teme quindi che si creerà “insicurezza alimentare, soprattutto nelle zone rurali, che proseguirà a lungo”.
Inutile sperare in lavori temporanei: “Nelle grandi città, la manodopera poco qualificata viene impiegata nell’edilizia o nelle fabbriche dell’abbigliamento, ma ora è tutto fermo”. Phnom Penh ha previsto un salario d’emergenza anche per gli operatori del turismo costretti a casa, “ma non basta, e sarà solo per due mesi”. Quanto all’agricoltura, alluvioni e siccità inasprite dai cambiamenti climatici “devastano i raccolti”.

Capocasale conferma che la ong “sta valutando la distribuzione di prodotti di base e sanitari”, ma sottolinea anche che “servono donazioni dalla comunità internazionale e soprattutto interventi strutturali di lungo periodo”.

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Fonte Agenzia Dire www.dire.it


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