Vittime della Santa Inquisizione: Bruno, Galilei, Campanella

di Pancrazio Caponetto – Tra il XII e XIII secolo per frenare la diffusione dell ‘ereresia catara e valdese la Chiesa Cattolica nominò propri inquisitori ( inquisitores ) delegati a questo compito. Papa Gregorio IX, nel maggio 1234, emanò una Bolla che si può considerare il documento che fonda l’Inquisizone cattolica.Egli invitava a “catturare le piccole volpi, ovvero gli eretici”e ad “estirparli definitivamente” dalla “vigna del Signore .”

Lo stesso Papa affidò, nel 1235, i tribunali dell’Inquisizione all’ordine dei domenicani. Successivamente ( 1246 ) Papa Innocenzo IV assegnò il compito anche ai frati minori. I processi dei tribunali dell’Inquisizione puntavano ad ottenere la confessione degli imputati con vari mezzi dalla prigione alla tortura. Le pene inflitte consistevano nell’abiura, nelle penitenze, nella confisca dei beni o, nel caso degli eretici recidivi , nella consegna al braccio secolare.

Un’altra data da ricordare nella storia dell’Inquisizione è il 21 luglio 1542, quando con la Bolla Licet ab initio, Papa Paolo III ( Alessandro Farnese ) fondò quella che in seguito sarà chiamata Congregazione della Santa Inquisizione dell’eretica pravità. Papa Farnese si può considerare l’iniziatore della Controriforma cattolica. Egli si trovò ad affrontare problemi gravi ed urgenti per la Chiesa cattolica: il principale tra questi fu la difficile situazione derivante dallo scisma protestante. Per frenare la diffusione del protestantesimo e delle eresie, il Papa individuò nella Santa Inquisizione uno strumento di difesa della fede cattolica.

Pertanto Paolo III consoliderà e rafforzerà i poteri dell’Inquisizione medievale adottando nuovi strumenti repressivi come la censura preventiva sui libri, sanzioni finanziarie e penali per tipografi e librai, pubblicazione di un Indice dei libri proibiti. In tal modo un risultato importante sarà ottenuto. ” E’ realizzata per la prima volta – come ha scritto Italo Mereu nel suo Storia dell’intolleranza in Europa – l’unità d’Italia. Non è un’unità politica, ma poliziesca …Tutta la penisola sarà raccolta e compresa nelle rete inquistoriale, che andrà …da Milano,Venezia, Genova e Torino, posti come antemurale contro le eresie che provengono dai luterani, calvinisti ed ugonotti; a Bologna che controllerà l’Emilia e la Romagna; a Firenze che controllerà la Toscana, a Napoli, che tolta all’Inquisizione spagnola, chiuderà la penisola in un bunker di ortodossia inattaccabile. “

A finire nella rete inquisitoriale saranno religiosi, ebrei,donne accusate di stregoneria, umili lavoratori. Ma i casi più famosi saranno quelli di intellettuali, filosofi, scienziati le cui teorie negavano verità dell’ ortodossia cattolica. Ricordiamo a questo proposito le vicende di Giordano Bruno, Galileo Galilei e Tommaso Campanella.

Il filosofo Giordano Bruno fu arrestato dall’Inquisizione a Venezia nel 1592, accusato di praticare la magia, di non credere in alcune verità della Chiesa ( Trinità, transustanziazione, verginità della Madonna ), di sostenere l’eternità del mondo e l’esistenza di mondi infiniti. In questo primo processo Bruno si mostra pronto a ritrattare le sue teorie qualora in contrasto con l’ortodossia cattolica. Nel 1593 l’Inquisizione romana ne chiede l’estradizione che verrà concessa da Venezia. Bruno rimarrà nelle carceri dell’Inquisizione romana per sette anni, affrontando un nuovo processo. Nel 1594 la commissione dei cardinali che avrebbe dovuto emettere la sentenza, chiede di esaminare altre opere di Bruno in quanto non tutte erano in possesso del Tribunale.Dopo quasi tre anni Bruno compare di nuovo davanti ai cardinali che lo giudicano i quali gli consegnano otto censure, contestazioni scritte alle sue teorie. Tra le principali accuse che gli sono mosse vi sono l’adesione al sistema copernicano, la tesi dell’eternità della materia, l’attribuzione allaTerra di un’anima sensitiva e razionale. Bruno si difende puntualmente e lucidamente, sostenendo la distinzione tra verità filosofica ( fondata sulla ragione ) e verità teologica ( fondata sulla fede ). Il processo subisce un nuovo rinvio e solo nel 1599 si giungerà alla svolta decisiva.

I cardinali inquisitori invitano Bruno ad abiurare le otto proposizioni che gli sono state contestate. Il filosofo si dice disposto ad abiurare le proposizioni che riguardano verità di fede ma quanto alle affermazioni filosofiche, che rappresentano l’essenz a del suo pensiero, egli dichiara di non aver nulla di cui pentirsi. L’ otto febbraio del 1600 la sentenz a dei cardinali inquisitori condanna Bruno ad essere scacciato dal foro ecclesiastico e lo consegna al braccio secolare. Il diciassette dello stesso mese verrà arso vivo a Campo de’ fiori. Sulle sue ultime ore di vita abbiamo un documento: il verbale della Confraternita della Misericordia che aveva tra le sue mansioni l’assistenza dei condannati a morte. Eccone alcuni stralci: ” A hore due di notte fu intimato alla Compagnia che la mattina si dovea far giustitia d’un in Ponte…Giordano del quondam Giovanni Bruni ,frate apostata da Nola di Regno, eretico impenitente; il quale esortato dai nostri fratelli con ogni carità…finalmente stette sempre nella sua maledetta ostinatione, aggirandosi il cervello e l’intelletto con mille errori et vanità, et ansi perseverò nella sua ostinatione che da ministri di giustitia fu condotto in Campo di Fiore e quivi spogliato nudo e legato a un palo fu brusciato vivo…”

Lo scienziato Galileo Galilei comparve per la prima volta di fronte alla Santa Inquisizione nel febbraio del 1616, citato da un frate domenicano Niccolò Lorini, che ne denunciava il copernicanesimo e il modo di intendere il rapporto tra scienza e sacre scritture. Già nel 1609, nel suo Sidereus nuncius, Galilei aveva divulgato le nuove scoperte astonomiche fatte grazie alla costruzione del cannocchiale, scoperte che confermavano la validità della teoria eliocentrica di Copernico . I domenicani, invece, consideravano eretica questa teoria in quanto in contrasto con passi della Bibbia. Pertanto il Sant’Uffizio impose a Galilei di “abbandonare detta opinione ( la teoria copernicana ) ” , nè altrimenti in qualsiasi modo di tenerla, insegnarla o difenderla a voce o per iscritto che altrimenti si procederebbe contro di lui…” ( dal verbale della seduta del Sant’Uffizio ).

Dopo anni di silenzio, Galilei nel 1632, confidando nella benevolenza del papa Urbano VIII, pubblicò Il dialogo sopra i due massimi sistemi, opera in cui metteva a confronto il sistema geocentrico tolemaico con quello eliocentrico copernicano. A questo punto l’inquistore di Firenze sospese la pubblicazione dell’operà e ordinò a Galilei di recarsi a Roma per mettersi a disposizione del Sant’Uffizio. A Roma, nel 1633, Galilei venne processato con la principale accusa di aver trasgredito il precetto del 1616. Egli si difese prima dichiarando che i termini del verbale del 1616 gli erano “novissimi et come inusitati “, poi tentando di ingannare gli inquistori, sostenendo che nel Dialogo aveva cercato di dimostrare l’erroneità del copernicanesimo. Il tribunale lo smentì facilmente mettendolo di fronte all’evidenza del testo e ,pertanto dovette ammettere di non aver rispettato l’ammonizione del 1616 e di aver sostenuto il sistema copernicano. Nel giugno del 1633 venne emessa la sentenza del processo.

Eccone un passo: “…sentenziamo e dichiariamo che tu, Galileo suddetto,per le cose dedotte in processo e da te confessate… ti sei reso a questo Sant’Uffizio veementemente sospetto di eresia, cioè d’aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture, che il sole sia centro della terra e che non si muova da oriente ad occidente, e che la terra si muova e non sia centro del mondo… e conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dei sacri canoni…contro simili delinquenti imposte e promulgate. Dalle quali siamo contenti sii assoluto…con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri e maledichi e detesti li suddetti errori e eresie…”

Galilei accettò dunque di abiurare. Ecco le sue parole: ” …con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori e eresie… e giuro che per l’avvenire non dirò mai più nè asserirò in voce o in scritto, cose per le quali si possa aver di me simil sospizione…”

Tommaso Campanella, frate domenicano, comparve davanti all’Inquisizione napoletana nel 1599. Egli aveva progettato una congiura contro il governo spagnolo finalizzata a realizzare una repubblica teocratica . Di fronte agli inquisistori Campanella si finse pazzo per evitare la condanna a morte. Il Tribunale non credette alla sua simulazione e lo sottopose a ripetute torture. Il 18 giugno 1600 venne sottoposto al tormento della corda. Leggiamo dal verbale dell’Inquisizione: ” I Signori ( giudice Tragagliolo, vicario Vaccari e uditore Peri ) ordinarono che il costituito venisse tradotto nel locale del supplizio e che ivi fosse legato, spogliato e appeso alla fune e torturato quanto era necessario per ottenere precise risposte…Quanto al costituito parte del tempo cantava e parte diceva cose senza senso. E avendolo i carcerieri condotto nella stanza della tortura, dopo che fu spogliato, legato e appeso alla fune…egli così appeso, cominciò a gridare: ” Ohimè che moro. Ah traditori, figlioli di cornuti, bagasce, mi hanno ammazzato. Madonna Santissima aiutami…”
Il supplizio della corda, secondo le direttive dell’Inquisizione aveva la durata di mezz’ora, ma gli inquisitori di Campanella, non ottenendo risposte sensate, lo prolungarono per un’ora.

Il 4 giugno 1601 Campanella è sottoposto al supplizio della “veglia”. ” E fu legato a sedere- si legge nei verbali dell’inquisizione – su quel supporto detto il ‘cavallo’, con le mani dietro le spalle, appeso alla fune della tortura.”
Il tormento durerà trentasei ore, Campanella ne uscirà ferito, dissanguato, con le giunture disarticolate, al punto che rimarrà in pericolo di vita per sei mesi. Ma non si piegherà, gli inquisitori non otterranno da lui alcuna confessione. Ad uno dei suoi aguzzini, intento a riportarlo in cella dopo la tortura, dirà: ” Che si credevano che io era coglione che voleva parlare ?”

Tommaso Campanella rimase nelle carceri dell’Inquisizione per ventisette anni. Fu liberato nel 1626.
I documenti riportati in quest’articolo sono tratti da Nicola Abbagnano, Storia della filosofia ; Italo Mereu, Storia dell’intolleranz a in Europa; Il santo rogo e le sue vittime, a cura di Gianni Olmi .

Prof. Pancrazio Caponetto


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© Litis.it – 10 Maggio 2020 – Riproduzione riservata


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