Giustizia

L’abuso d’ufficio sta bloccando l’Italia

Reato troppo generico: su 6.582 procedimenti appena 57 condanne. Ma per paura di una denuncia nessuno fa nulla

Ce lo spiega Alessandro Gozzato sulle pagine del quotidiano Libero:

 Una denuncia per abuso d’ufficio non si nega a nessuno. Se l’Italia è il Paese della burocrazia la colpa è anche del ricorso smodato all’articolo 323 del codice penale, che prevede la reclusione da uno a quattro anni per il dipendente pubblico che nello svolgimento delle proprie mansioni procura intenzionalmente a sé o ad altri un vantaggio patrimoniale, o arreca danno ad altri. Nel 2017 (dati Istat) i procedimenti sono stati 6.582 e le condanne appena 57. E però, anche se la denuncia porta quasi sempre a un nulla di fatto, è sempre più esiguo il numero di sindaci e funzionari che appongono la propria firma su opere e provvedimenti che sarebbero utili e talvolta urgenti. Il motivo è evidente: l’assoluzione o l’archiviazione arrivano con tempi lunghi e nel frattempo l’immagine del malcapitato di turno (che peraltro deve sborsare fior di quattrini per difendersi) è già compromessa. Ora la riforma dell’abuso d’ufficio è entrata nei piani di Conte, anche se l’idea è di Colao. Si parla di riforma della burocrazia dai tempi di Romolo e Remo, il premier vuole rinnovare la tradizione, e dunque nel Recovery Plan dovrebbe trovare posto – così ha annunciato Palazzo Chigi – la revisione dell’articolo 323 e della responsabilità erariale. «È un reato “fantasma” che blocca la pubblica amministrazione e che rallenta tutto» ha dichiarato Salvini. «Abbiamo bisogno di velocità ed efficienza, di gru e cantieri ovunque. Spaziamo via la burocrazia inutile». Che il problema sia enorme non lo dice solo il leader dell’opposizione. Anche molti magistrati chiedono un cambio di rotta. «È molto difficile dimostrare la colpevolezza sia sul versante della condotta che del dolo» ha detto al Sole 24 Ore Paolo Ielo, procuratore aggiunto di Roma, responsabile del pool di reati contro la pubblica amministrazione. Nel 2016, nella capitale, il 70% dei procedimenti per abuso d’ufficio si è concluso in primo grado con l’assoluzione piena. Ielo sostiene che la norma «andrebbe rimaneggiata, quantomeno nell’abuso compiuto a vantaggio di un soggetto. Inoltre gli strumenti investigativi sono pochi: le intercettazioni non sono valide». Netto il giudizio di Gian Domenico Caiazza, presidente delle Camere Penali: «Va abolito, è un reato troppo generico: bastano le norme che sanzionano le condotte specifiche». Andrea Castaldo, titolare dell’omonimo studio e professore all’Università di Salerno, sottolinea che «non solo i dipendenti pubblici hanno a che fare con un numero enorme di regole» ma pure che sono «di difficile interpretazione». Da un’indagine sui dipendenti della Regione Campania emerge che il 65% teme denunce: la conseguenza è che 6 su 10 rallentano l’attività. Che già è lentissima di suo.

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Fonte: Libero

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