Giustizia, Vietti rilancia il dialogo ma Castelli chiude

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Nella complessa partita che si sta
giocando all’interno della Cdl, l’Udc sceglie di inserire anche il tema, caro
alla Lega, della riforma dell’ordinamento giudiziario, aprendo ad un dialogo con
l’opposizione, ma Castelli dice no. «IL testo è questo, o passa o non passa».
Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia della Camera, sembra
mettere la parole fine al tormentone sulla possibilità di modificare ancora la
riforma dell’ordinamento giudiziario, che ieri è tornata alla Camera per
l’ultimo atto del suo iter parlamentare con la relazione dell’azzurro Francesco
Nitto Palma e dovrebbe essere pronto per l’Aula già la prossima settimana. I
centristi, pero’, con il sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti,
rilanciano la proposta venuta nei giorni scorsi dal presidente della Margherita
Francesco Rutelli (e all’epoca guardata quantomeno con sospetto dagli alleati
della Gad) di un tavolo di maggioranza e opposizione sui temi della giustizia.
«Il tempo non è ancora scaduto – è l’appello di Vietti – Rutelli porti l’Ulivo
al dialogo». Ma il tempo per l’approvazione della riforma è invece decisamente
esaurito per il Carroccio. «Per me ogni contrattazione è terminata anche
perchè si rischierebbe di cadere nel ridicolo…» dice senza mezzi termini il
Guardasigilli Roberto Castelli, che più di una volta ha fatto intendere che
sulla riforma della giustizia è pronto a giocarsi il posto. E ricorda con forza
«l’accordo di maggioranza» in base al quale a Montecitorio il testo, ormai
giunto alla terza lettura parlamentare, non puo’ più essere cambiato.
E, accanto al ministro, forse fiutando il pericolo che l’apertura dei centristi
alle opposizioni possa rappresentare un ulteriore motivo di fibrillazione della
maggioranza, si schierano gli altri alleati. An, con il coordinatore nazionale
Ignazio la Russa, avverte che «adesso che è vicinissimo il traguardo non si
puo’ tornare al punto di partenza» e che, insomma, il tempo del dialogo e
finito. Stessa musica anche da Forza Italia: il relatore del provvedimento Nitto
Palma è categorico nel dire che il testo in questione è quello «definitivo».
Un «no» quello di Castelli e degli alleati, che leva un po’ dagli impicci il
centrosinistra, al quale l’apertura dei centristi a Rutelli avrebbe potuto
causare qualche imbarazzo. «Se vuole davvero riaprire il confronto e il dialogo
– attacca subito il leader della Quercia Piero Fassino – Vietti dovrebbe prima
di tutto rivolgersi al ministro della Giustizia Castelli, il quale ha detto che
non c’è niente da discutere e che tutto è già definito e chiaro». La stessa
reazione viene dalla sinistra radicale, con l’europarlamentare del Pdci, Marco
Rizzo che stigmatizza la «sconfessione» di Vietti venuta da Castelli. La
Margherita, pero’, chiamata direttamente chiamata in causa da Vietti, si
interroga sulla proposta del sottosegretario.


 

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