ABIA, l’associazione bergamasca dei contoterzisti agrari, con una nota del proprio ufficio tecnico ha recentemente chiarito la portata di alcune nuove norme che l’Unione Europea ha adottato in materia di agroenergie.
Sono state infatti recentemente pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale CE nuove disposizioni di applicazione del regolamento (CE) n. 1698/2005 del Consiglio Europeo sul sostegno allo sviluppo rurale.
“Tra le novità previste dal provvedimento – afferma Leonardo Bolis, presidente di ABIA – l’Unione Europea ha inteso far luce sui limiti di finanziamento degli impianti per la produzione di energia rinnovabile nelle aziende agricole. Il principale dubbio in materia riguardava l’ammissibilità o meno di finanziamenti volti a realizzare impianti in grado di produrre quantità di energia superiori al mero fabbisogno dell’azienda agricola richiedente”.
Con le nuove norme esplicative la Commissione Europea dovrebbe ora aver posto la parola fine ai dubbi sollevati fino ad ora da diverse amministrazioni pubbliche. “Come ha ribadito recentemente anche il nostro ministero delle politiche agricole – continua Bolis – gli investimenti per la produzione di energia rinnovabile possono essere finanziati con la misura 121 del Piano di Sviluppo rurale solo nel caso in cui tutta l’energia prodotta rientri nell’ambito del ciclo produttivo aziendale”. Tale misura, lo ricordiamo, è quella di gran lunga più utilizzata dagli imprenditori agricoli italiani ed europei, in quanto comprende una lunga serie di forme di sostegno finalizzate all’ammodernamento delle aziende agricole. Pertanto, chi vorrà avvalersi di questo tipo di provvidenza pubblica, dovrà dimostrare che gli impianti di produzione di energia rinnovabile da realizzare avranno una capacità produttiva non superiore al consumo medio annuo di energia termica ed elettrica dell’azienda agricola, compreso quello della famiglia dell’imprenditore.
Che cosa succederà ai progetti di impianti agroenergetici con una capacità di produzione eccedente l’autoconsumo delle aziende?
“Le imprese agricole che si orienteranno in questa direzione – chiarisce Enzo Cattaneo, direttore di ABIA – potranno ricevere ugualmente un sostegno dal PSR ma attraverso la misura 311, che finanzia i cosiddetti interventi di ‘diversificazione verso attività non agricole’. Tale misura prevede procedure e modalità di finanziamento a volte meno favorevoli rispetto alla più nota misura 121, ma se ben utilizzata può portare a risultati congrui con le esigenze di questo tipo di progetti. Molto dipenderà ovviamente dalla capacità delle amministrazioni regionali di continuare a reperire risorse per questi strumenti previsti dal Piano di Sviluppo rurale”.
E per quanto riguarda i progetti già avviati? “Niente paura – conferma Cattaneo -. Il ministero delle politiche agricole ha precisato che le nuove regole non saranno retroattive, ma saranno applicate solo alle operazioni ammesse a finanziamento dopo l’entrata in vigore delle modifiche previste dal regolamento”.