_faroLa bella stagione, la temperatura mite e le giornate più lunghe ci spingono in queste periodo ad avventuraci in escursioni, passeggiate, ed esplorazioni. Di posti meravigliosi la nostra Italia né è piena, ma chi vuole unire alla bellezza paesaggistica, la curiosità artistica ed una introspezione spirituale, può avventurarsi tra le montagne di Palermo, ed esattamente su un monte che è zona di riserva, con la meravigliosa spiaggia di Mondello da una parte e Sferracavallo con il suo lungomare dall’altra.

Stiamo parlando di Monte Gallo una montagna già famosa da tempi antichi, divenuta una riserva naturale regionale della Sicilia, dal 2001.

La riserva comprende una area di quasi 586 ettari ed è costituita essenzialmente dal Monte Gallo, un massiccio carbonatico, formatosi decine di milioni di anni or sono nel periodo Mesozoico, che termina in un promontorio denominato  Capo Gallo, sul quale è situato un importante faro che ne segnala la posizione. Incamminandoci per i sentieri, potremo osservare tantissime specie floreali, alcune anche rare come il  Limonium panormitanum, ed altre più comuni come la ginestra, l’erica, il mirto, ed inoltre nei mesi di aprile e maggio la fascia litoranea si colora per la fioritura del papavero giallo (Glaucium flavum). Sulla cima di Capo Gallo svetta il semaforo, un vecchio faro di epoca borbonica del XIX secolo che serviva ad indicare alle navi già a 40 km di distanza di rimanere fuori dal porto perché la città era in quarantena o per dare istruzioni alle imbarcazioni senza farle entrare nel porto; l’edificio ormai in disuso da anni, si trovava in uno stato di totale abbandono fino a 15 anni fa prima che Israele l’eremita che lo da allora lo abita, ne facesse la propria dimora e lo trasformasse in un santuario personale.

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Israele o Israel, racconta di aver ricevuto la chiamata da Dio nel ’85, allora viveva con la moglie e i figli e lavorava come muratore a Palermo dove veniva chiamato “u Signuri”, proprio per la sua devozione religiosa, anche il posto dove doveva recarsi gli è stato indicato più volte in sogno e così 15 anni fa lasciato tutto si è trasferito nel vecchio semaforo di Capo Gallo, restaurandolo e trasformandolo in luogo di culto e preghiera. Già salendo per i sentieri si incontrano le decorazioni poste lì da Israel, dei simboli per indicare “la via santa” come la chiama lui, simboli cristiani, ebraici e islamici, croci e fiaccole in metallo arrugginito, considerate dagli esponenti siciliani dell’Art Brut (arte grezza), vere opere d’arte .

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Ma l’impatto visivo è ancora più sorprendente arrivando al faro-santuario, dove l’intero edificio è stato decorato da Israel con pitture, mosaici, sculture e simboli; le porte e le finestre sono decorate con piccole pitture di angioletti stilizzati presenti tutt’intorno all’edifico, quasi messi a proteggere il luogo da eventuali energie negative. Entrando ci si trova in un vero e proprio tempio completamente ricoperto da mosaici composti da milioni di vetrini trovati per terra e pietrine di montagna incollate sulle pareti e sui pavimenti, che rappresentano disegni geometrici e simboli della religione cristiana, ebraica e musulmana, iscrizioni e colori vivaci, il tutto mescolato in un’unica cultura.

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Tutto l’edifico, sembra esser stato modificato a mò di “percorso dell’illuminazione” , salvo una parte adibita ad abitazione, tutto il resto della costruzione sembra essere stata riprogettata come “cammino di salvezza” un percorso per la purificazione delle anime, ed è questa la missione che si è prefisso l’eremita che adesso si considera un profeta “salvare le anime degli uomini” e lo fa solo tramite i mosaici, le iscrizioni e le decorazioni del suo santuario, perché incontrarlo è difficilissimo dato che si nasconde ogni volta che vede salire visitatori dal sentiero, si allontana lasciando visitare il faro ed anche i suoi alloggi a chiunque salga fino alla cima. Senza luce elettrica, utilizzando solo acqua piovana l’unica tecnologia usata da Israel è costituita da una radio a pile costantemente sintonizzata su Radio Maria, ed una mini cucina da campo; intorno alla casa ha coltivato un piccolo orto con alberelli da frutto, ma c’è anche da dire che ci sono benefattori che spesso salgono fino alla cima per portargli cibo e materiale per il suo sostentamento e per le sue decorazioni.

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Un’ escursione a Capo Gallo dunque, può riservare molteplici sorprese sotto vari aspetti, sarà possibile osservare una natura protetta, avvistare il falco pellegrino o la poiana, visitare l’antico faro convertito in santuario ed ammirare un panorama mozzafiato, senza dubbio un’escursione esclusiva e a proposito di questo, è inutile sottolinearlo, ma da non dimenticare assolutamente la macchina fotografica!!!

Nike Daidone
(Foto di Gianfranco De Paoli)

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