Articoli con tag Separazione e Divorzio

L’evoluzione giurisprudenziale non legittima la revisione dell’assegno divorzile

Cassazione Civile, Sezione Prima, Sentenza n. 1119/2020
A cura dell’Avv. Marco Martini
Con la sentenza in rassegna, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha illustrato cosa debba in concreto intendersi per “giustificati motivi” da porre a base per la richiesta di modifica delle statuizioni economiche adottate in sede di divorzio.
Per il Supremo Collegio, ammettere che un mutamento di orientamento giurisprudenziale rientri tra tali “giustificati motivi” importerebbe conseguenze incongrue, sia nell’ipotesi di un successivo mutamento giurisprudenziale, sia nell’ipotesi in cui il giudice del merito, non tenuto per legge al principio dello stare decisis, non aderisse alla nuova linea interpretativa, anche resa in sede nomofilattica da questa Corte.

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Nella determinazione dell’assegno divorzile va tenuto conto anche del progetto di vita familiare interrotto

Cassazione Civile, Sezione Sesta, Ordinanza n. 765 del 16/01/2020
A cura dell’Avv. Marco Martini
All’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dal principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate.  (Cass. SU n. 18287/2018).

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Nuovi motivi per la modifica dell’assegno di mantenimento nel libro pilota sull’argomento del Giudice Lucia Cammarota

Se l’ex coniuge beneficerà del Reddito di cittadinanza (o non si impegna a chiederlo) oltre 500 mila ex mariti in Italia potranno chiedere la riduzione o l’annullamento dell’assegno di mantenimento. Lo ha spiegato in modo chiarissimo, con riferimenti concreti di giurisprudenza, il Giudice Lucia Cammarota, oggi in servizio alla prima sezione civile del Tribunale di Avellino, nel suo libro, “Il reddito di cittadinanza. I nuovi ricorsi giurisdizionali e le ombre di incostituzionalità. Il lavoro nella new economy e lo scenario europeo” (giugno 2019, Direkta edizioni, 282 pagine, in vendita su Feltrinelli on line a € 19,50 – I proventi per scelta dell’autrice saranno devoluti in beneficenza. Il lavoro è già stato recensito positivamente dalla pagina di economia del Corriere della Sera online e dal Sole 24 Ore).

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Mantenimento figlio minore: si al reato anche in assenza di stato di bisogno

Commento a Cassazione Penale 13 giugno 2018, n.27175 a cura dell’Avv. Rosalba Chiumiento

Il mancato mantenimento al figlio minore è punibile anche se lo stesso non versa in stato di bisogno, ritenendosi comunque configurata l’ipotesi di reato di cui all’art.570 bis C.p. E’ quanto statuito dalla Cassazione penale, Sez. VI, con una pregnante Sentenza del 13 giugno 2018, n.27175, che spiega la reale portata del novellato art. 570 bis C.p., introdotto dal decreto n.21 del 01 marzo 2018 ed in vigore dal 6 aprile 2018.

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Dalla Cassazione stop agli alimenti in caso di convivenza

assegnoCattive notizie per chi conta sull’assegno di mantenimento. La Corte di Cassazione è tornata sul tema del diritto agli alimenti, e ha precisato meglio un concetto già avanzato nel 2011: nei casi in cui uno dei due ex coniugi – e le statistiche dicono che è quasi sempre l’ex marito a versare e la ex moglie a incassare – si sia rifatto una famiglia, anche se è una convivenza di fatto e non è un secondo matrimonio in piena regola, ebbene, il diritto all’assegno di mantenimento decade.

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Gli alimenti non si calcolano soltanto sul tenore di vita

Nota a Corte Costituzionale Sentenza 11/2015 di Fabiana Belardi

divorzioLa Corte con sentenza dell’11 febbraio 2015 n.11 si è espressa sulla valutazione della quota alimenti in sede di divorzio. Nel calcolo dell’assegno divorzile sono diversi gli elementi da tenere in considerazione. L’art. 5, sesto comma, della legge 1° dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), postula che “Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

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Separazioni e divorzi, la riforma snellisce poco

di Filippo Danovi – Ordinario di Procedura civile all’Università di Milano Bicocca

Nel diritto di famiglia il decreto giustizia contiene una svolta importante: per la prima volta separazioni e divorzi su accordo delle parti sono svincolati dalla competenza, finora esclusiva, del Tribunale. Il nuovo sistema prevede due distinte figure. La prima s’inserisce nel binario, molto caldeggiato dal Governo, della negoziazione assistita da avvocati.

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La separazione dall’ex coniuge non giustifica l’omesso spostamento

Ci sono diciotto mesi di tempo, dall’acquisto dell’immobile, per portare la residenza nel comune dove esso è situato, fatta salva una causa ostativa di forza maggiore

accord-ny-house-movingIl contribuente perde i benefici prima casa nell’ipotesi di mancato trasferimento della residenza nel comune di ubicazione dell’immobile entro il termine di diciotto mesi dall’acquisto. Alcuna rilevanza assumono l’intervenuta separazione consensuale e l’accordo sull’immobile, non configurabili quali cause di forza maggiore esonerative dall’obbligo legale di trasferimento della residenza.
È quanto si desume dall’ordinanza n. 16082 del 14 luglio 2014 della Cassazione tributaria.

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Il mero inadempimento non integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza (art. 570 c.p.)

images (3)Integra il reato di cui all’art. 570 c.p., comma 2, n. 2, (in esso risultando assorbito il reato previsto dalla L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 12 – sexies, come richiamato dalla L. 8 febbraio 2006, n. 54, art. 3) la condotta del genitore separato che fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori, omettendo di versare l’assegno di mantenimento.

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Lecito il trasferimento di residenza del minore operato dal coniuge collocatario – Cassazione Civile Ordinanza 6208/2014

download (2)Il mutamento di residenza realizzato dal genitore collocatario non è illecito quando la vicinanza dei luoghi non interferisce con il regime di visita, in quanto pienamente esercitabile. Il bilanciamento degli interessi non può fondarsi sulle ragioni soggettive del trasferimento in capo al genitore collocatario, essendo la comparazione fondata sui parametri indicati dal citato art. 155 quater c.c., u.c., consistenti nella oggettiva valutazione della compatibilità della nuova sede con il regime dell’affido condiviso e con la pienezza del diritto di visita da esercitarsi sulla base di tale regime legale della titolarità e dell’esercizio della responsabilità genitoriale.

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