L’anniversario di Andrea Bajani vince il Premio Strega 2025

Dieci anni. Dieci anni di silenzio, di assenza, di un dolore che si fa spazio per permettere alla vita di respirare. L’anniversario di Andrea Bajani ha vinto il Premio Strega, il più influente premio letterario italiano e quello che più di ogni altro incide sulle vendite dei libri, conquistando il riconoscimento con 194 voti. Il romanzo, edito da Feltrinelli nel gennaio 2025, era entrato nella cinquina finalista del Premio Strega 2025 con il maggior numero di preferenze. Un successo che non sorprende, considerando l’intensità emotiva e la lucidità con cui l’autore affronta uno dei temi più difficili della letteratura contemporanea: la scelta di separarsi definitivamente dai propri genitori.

È un romanzo di 128 pagine che racconta la storia di una famiglia infelice, con un padre oppressivo e violento e una madre succube di lui: il titolo si riferisce al decimo anniversario del giorno in cui il narratore e protagonista ha visto per l’ultima volta i propri genitori, e scelto di separarsi definitivamente da loro. Non si tratta di una narrazione tradizionale, ma di un viaggio introspettivo che contiene molte diramazioni sotto un primo livello immediato di narrazione personale, esplorando le dinamiche tossiche di un nucleo familiare che soffoca invece di proteggere.

Un dramma familiare lungo una vita

La trama de L’anniversario affronta con lucidità e forza emotiva il tema tabù della separazione dai genitori. Il protagonista racconta i dieci anni trascorsi dopo aver interrotto ogni rapporto con la propria famiglia, segnati da una rinascita dolorosa ma necessaria. Dieci anni da quel momento in cui chiuse per l’ultima volta la porta d’ingresso – sarebbe meglio dire d’uscita – della loro abitazione, per ergere un muro definitivo, allontanarsi e non fare ritorno.

Il narratore, attraverso una prosa incisiva e senza fronzoli, ci conduce in un universo domestico dove la violenza psicologica e fisica si intrecciano in una danza perversa. La voce narrante è quella di un figlio consapevole delle sue emozioni, del suo vivere il mondo attraverso il peso del nucleo familiare. Non è la classica ribellione adolescenziale, ma una decisione matura e ponderata di chi comprende che per salvarsi è necessario tagliare i ponti con chi doveva amarlo e proteggerlo.

Il romanzo si muove avanti e indietro nel tempo, utilizzando il microscopio usato dall’autore per cambiare il punto di osservazione, con cui andare avanti e indietro nel tempo di un dolore famigliare silenzioso, perché isolato. Questa struttura narrativa permette al lettore di comprendere gradualmente le ragioni di una scelta così estrema, senza giudizi morali ma con una comprensione profonda del dramma umano.

Una scrittura che non lascia scampo

L’anniversario è prima di tutto un romanzo di liberazione, che scardina e smaschera il totalitarismo della famiglia. Ci ferisce con la sua onestà, ci disarma con il suo candore, ci mette a nudo con la sua verità. È lo schiaffo ricevuto appena nati: grazie a quel dolore respiriamo. Queste parole della casa editrice Feltrinelli sintetizzano perfettamente la natura di un’opera che non concede sconti al lettore.

La critica ha riconosciuto unanimemente la qualità della scrittura bajaniana. Come ha sottolineato Donatella Di Pietrantonio: “Con una lingua inesorabile e raffinata, Andrea Bajani piazza nel racconto della famiglia un ordigno che non lascia scampo, e lo fa brillare nel suo libro più vero”. Helena Janeczek ha evidenziato invece “Una scrittura limpidissima, libera, che riscatta il costo di salvarsi da soli”.

La forza del romanzo risiede nella capacità dell’autore di trasformare un trauma privato in una riflessione universale sui legami familiari. Come osservato da Il Foglio, si tratta di “una spietata tenerezza” che caratterizza il modo in cui Bajani affronta “due genitori che hanno fatto della loro vita il deserto, dieci anni senza vederli”.

Tuttavia, non mancano voci critiche che, pur riconoscendo la qualità dell’opera, ne questionano l’originalità. Secondo una recensione, “questo è un altro memoir sul padre e sulla madre, e forse non arriva a essere un memoir altro, è insomma un libro riuscito, a tratti molto, ma non apporta elementi di originalità o innovazioni al genere”.

L’anniversario si inserisce in un filone letterario che ha visto negli ultimi anni una proliferazione di opere dedicate ai rapporti familiari disfunzionali. Come ha notato il critico Alberto Casadei, “Andrea Bajani sviluppa temi ed episodi che erano stati indicati nel finale del Libro delle case”, dimostrando una continuità tematica nell’opera dell’autore.

Andrea Bajani, nato nel 1975 a Roma, si è affermato come una delle voci più significative della narrativa italiana contemporanea. La sua capacità di affrontare temi complessi con una prosa cristallina e penetrante lo ha reso un punto di riferimento per quella letteratura che non teme di esplorare le zone d’ombra dell’esperienza umana.

Il romanzo riflette anche una trasformazione culturale più ampia nella percezione dei rapporti familiari. Non si tratta della classica ribellione adolescenziale, non si tratta di una catena fatta di numerosi litigi, ma della messa in discussione di un tabù sociale: quello per cui i legami di sangue sono sempre e comunque sacri e indissolubili.

La vittoria del Premio Strega conferma che la letteratura italiana è pronta ad affrontare temi scomodi, che mettono in discussione certezze consolidate. Bajani offre una prospettiva lucida e coraggiosa, che invita a ripensare i legami affettivi non come destino biologico, ma come scelta consapevole. Un romanzo che, attraverso il dolore individuale, riesce a toccare corde universali, ricordandoci che a volte, per imparare a respirare, è necessario prima soffocare.

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