La Camera dà il via libera alla proposta di legge che elimina la detenzione per alcuni reati di opinione

ROMA –
Meno carcere per chi fa propaganda o istiga al razzismo. E solo una pena
pecuniaria per chi offende o insulta il tricolore. L’Aula della Camera dà il
via libera alla proposta di legge che elimina la detenzione per alcuni reati di
opinione. Ed è subito scontro tra An e Lega.

Il clima tra i poli sul fronte della Giustizia è già teso da giorni.
La Cdl accelera sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e stabilisce che il
dibattito a Montecitorio sia limitato ai soli 4 punti sollevati da Ciampi quando
ha rinviato il testo alle Camere. Mentre al Senato incardina già da domani il
provvedimento ‘riduci prescrizionè ribattezzato dall’opposizione
‘salva-Previti’.

In questa situazione, l’esame della proposta di legge sui reati di
opinione parte subito di mattina con il piede sbagliato. Il Carroccio infatti
sostiene a spada tratta in Aula un emendamento, firmato dalla commissione, che
distingue tra chi propaganda idee fondate sulla superiorità e l’odio razziale
e chi invece istiga a commettere o commette atti di discriminazione. Prevedendo
per i primi solo una multa da 2
a 6.000 euro e per i secondi il carcere fin a tre anni,
mentre la legge attuale prevede una pena detentiva fino a tre anni. Ma la
proposta di modifica piace poco sia all’opposizione, sia ad An. Tanto che il
capogruppo alla Camera Ignazio La Russa propone subito di cambiarla.

Il centrosinistra già in commissione l’aveva bocciata quando a
presentarla era stata la Lega. Affermando che si trattava di una norma che
sarebbe servita solo "a risolvere i guai giudiziari di Umberto Bossi e dei
militanti del Carroccio". Mentre An, come spiegherà anche in seguito La
Russa, non puo’ accettarla perchè troppo ‘soft’ con i razzisti.

Si studia quindi un compromesso proposto prima dal presidente dei
deputati di An e poi ‘rivisto e corretto’ dalla relatrice del provvedimento
Carolina Lussana. I Ds, con il capogruppo Luciano Violante, fanno capire che
potrebbero essere disponibili a valutare soluzioni alternative. La seduta
quindi viene sospesa per dare tempo al comitato dei nove di mettere nero su
bianco. Poi riprendono i lavori e si mettono ai voti sia il
‘sub-emendamento-compromesso’, che lascia il carcere fino ad un anno anche per
chi fa propaganda prevedendo una multa in alternativa, sia la proposta di modifica
della commissione. Ma tutti e due vengono bocciati. Il primo con voto palese e
il secondo con voto segreto.

La Lega si innervosisce e An anche. La Russa accusa addirittura di
"ignavia" il presidente della commissione Giustizia Gaetano Pecorella
che aveva annunciato il suo voto contrario alla ‘mediazionè contestando che si
lasciasse la previsione del carcere. Ma alla fine si cerca di tenere i nervi
saldi. Il Guardasigilli, che assiste solitario ai lavori d’Aula, dichiara che
un "voto trasversale in questo tipo di situazioni ci sta tutto" e
difende l’emendamento che era stato messo a punto dalla commissione. In più
mette in guardia dal pericolo di dare "armi a qualche magistrato
illiberale per colpire le idee di qualcuno".

L’articolo ‘incriminato’ (il
7), quello ‘anti-razzistà, viene accantonato. E si approvano
cosi’ altre norme che fanno discutere, come quella proposta ad esempio dalla
Margherita che trasforma in pena pecuniaria anche la condanna al carcere già
passata in giudicato.

Alla fine si arriva ad un’altra mediazione, mentre i deputati dei due
poli fanno a gara a chi difende meglio e di più la libertà di espressione. La
proposta è quella di votare gli altri emendamenti all’articolo 7 che
‘ricalcano’ in parte la mediazione bocciata poco prima. In sostanza si tratta
di lasciare la pena detentiva sino ad un anno e sei mesi o la multa fino a
6.000 euro per chi propaganda idee razziste o istiga a commettere atti di
discriminazione. L’Aula approva. Subito dopo il voto finale e l’intero testo
passa con 227 ‘si”, 166 ‘no’ e 23 astenuti.

La Lussana e Castelli escono soddisfatti. "E’ un primo importante
passo avanti – dichiara la responsabile Giustizia del Carroccio – e spero che
anche al Senato possano approvare il provvedimento in tempi rapidi. Quella per
difendere la libertà di opinione è sempre stata una delle nostre
battaglie".

Decisamente meno convinto il commento del capogruppo dei Ds Anna
Finocchiaro: "Nel fuoco incrociato, al Senato della Cirielli, che serve a
salvare esponenti di Forza Italia e alla Camera della riforma dei reati di
opinione, che serve a salvare esponenti della Lega, il segnale che viene dato
al Paese è quello di un indebolimento della risposta della Repubblica rispetto
ai reati di razzismo e xenofobia. Anche oggi abbiamo assistito a uno scambio di
favori tra i partiti di governo…".


Fonte: Ansa


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