Al Coni spetta il risarcimento danni per doping – Cassazione 12750/2011

In caso di doping, il diritto a chiedere il risarcimento dei danni morali patiti per la lesione del pubblico interesse al corretto e leale svolgimento delle gare sportive, spetta sempre al Coni non solo nei confronti degli atleti che si sono dopati, ma anche nei confronti di quelli che, commettendo altri reati, hanno contribuito a diffondere questa pratica nell’ambiente agonistico. Lo sottolinea la Cassazione – sentenza 12750 – accogliendo il ricorso del Coni contro il ciclista Flavio Zandarin.

La vicenda – che risale a prima del duemila – ha visto la condanna di Zandarin, emessa dalla Corte di Appello di Venezia nel febbraio 2010 per ricettazione di farmaci dopanti (Epo, Gh e Igf), con esclusione del diritto del Coni a ricevere il risarcimento in quanto il reato non produrrebbe “conseguenze dannose dirette e immediate”. L’ente rappresentativo dello sport italiano ha protestato contro il verdetto e la Cassazione gli ha dato ragione. 
Ad avviso dei supremi giudici, infatti, non solo il Coni “aveva ben diritto di partecipare al processo proprio perché in esso si discuteva di un fatto (la ricettazione) potenzialmente dannoso dell’interesse al corretto svolgimento delle competizioni sportive”. Ma, soprattutto, non si può tralasciare di considerare che – prosegue la Cassazione – “proprio a causa ed in conseguenza di quel reato, lo Zandarin, ciclista professionista ed utilizzatore dei farmaci, nonché a sua volta fornitore di altri ciclisti, alterava le gare sportive alle quali partecipava insieme, o senza, gli altri ciclisti ai quali cedeva i farmaci”. 

“Anche dal reato di ricettazione – conclude la Suprema Corte – potevano derivare conseguenze sul corretto svolgimento delle gare sportive sotto il profilo della frode in competizioni sportive di cui all’art. 1, legge 401/89 alla cui tutela era ed è deputato il Coni”. Ora il giudice civile dovrà quantificare il danno sofferto dal Coni e addebitare il risarcimento al ciclista ‘pusher’.


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