Ilva, 5.000 a casa. 36.000 gli occupati nell’acciaio

ROMA – Con la chiusura dell’impianto a freddo dell’Ilva di Taranto rischiano di restare a casa 5.000 lavoratori, e a cascata i circa 2.500 lavoratori degli stabilimenti Ilva di Genova, Novi Ligure e Marghera per un totale di 7.500 lavoratori, oltre il 20% degli occupati nel settore dell’acciaio in Italia. Nel nostro Paese, secondo quanto si legge nell’ultima statistica di Federacciai, nel 2011 erano occupati nell’acciaio 36.898 lavoratori con un calo di circa 600 unita’ rispetto al 2009 (ma un aumento nei due anni di quasi il 15% delle ore lavorate). In Italia si sono prodotti nel 2011 28.735.000 tonnellate, una quantita’ inferiore solo alla Germania (44 milioni di tonnellate). Nell’Ue nell’anno sono state prodotte 177 milioni di tonnellate.

L’Ilva rappresenta una parte consistente del comparto dell’acciaio con 11.500 lavoratori nel solo stabilimento di Taranto (5.000 nell’impianto a freddo per il quale e’ stata annunciata la chiusura). Gli altri impianti sono a Genova (1.600 lavoratori, a Novi Ligure (800 lavoratori), a Marghera (120) e a Racconigi (Cuneo). Lo stabilimento di Taranto produce circa 9 milioni di tonnellate di acciaio l’anno mentre gli altri stabilimenti si limitano a trasformarlo. Oggi il provvedimento della magistratura ha sequestrato il prodotto dell’area a caldo (quella inquinante) lavorato negli ultimi quattro mesi. In questo modo, secondo l’azienda, l’area a freddo non puo’ lavorare perche’ se lo trasforma in prodotto finito rischia, come e’ accaduto per quello prodotto fino ad oggi, di cadere in un nuovo sequestro. Per lo stabilimento di Genova ci sarebbe materiale solo per una settimana, per quello di Novi Ligure per due settimane.

Fonte: ANSA.it.


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