Serie A 24^ GIORNATA: È davvero un Inferno per la Viola…- di Angelo Abbruzzese

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Gianluca Sansone

Si preannunciava come un sabato di fuoco quello del 9 febbraio e così è stato. In campo, nel giro di poche ore, quattro tra le prime sei della classe, con lo scoppiettante scontro diretto tra le due più accreditate rivali della Juventus. Si parte alle 18 con il match dello Juventus Stadium tra i Campioni d’Italia e la Fiorentina di Montella. Partita che inizia già dal giorno precedente e, come sempre, per ciò che riguarda poco il campo. Polemiche tra società inutili, screzi risparmiabili e un video del sito della Juventus finito nella botola di Della Valle per presunte offese alla società toscana (“sabato troveranno un inferno: Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”). Tralasciando tutto ciò che ha davvero poco a che fare con il calcio giocato, veniamo a quanto ha raccontato il campo. Squadre che si presentano con il medesimo sistema di gioco, il 3-5-2, con la Juventus che schiera il centrocampo titolare, Peluso e non Caceres e Matri insieme a Vucinic e con la Fiorentina che risponde con gli 11 titolarissimi, eccezion fatta per Romulo che sostituisce lo squalificato Aquilani. Parte forte la formazione di casa, con Pirlo che mette subito in mostra tutto il bello del suo infinito repertorio mandando in porta Marchisio con un lancio millimetrico. Il piatto del numero 8, però, termina abbondantemente a lato. Jovetic prova a caricarsi la squadra sulle spalle, andando per due volte vicino al gol del vantaggio e trovando in entrambi i casi la pronta risposta di Buffon. Il secondo squillo bianconero è sempre del Principino, che si libera bene di Savic e non trova per questione di centimetri la porta viola. Vucinic, poco prima del 20’, si fa ipnotizzare da Viviano, ma è solo il preludio al gol del montenegrino, che arriva proprio allo scoccare del 20° minuto. Lancio di Pirlo, chiusura non impeccabile di Roncaglia che consegna di fatto il pallone sui piedi di Vucinic, che fa partire una grande conclusione che non lascia scampo a Viviano. I viola accusano il colpo, dando sicurezza ad una Juve che di sicurezza ne aveva già molta. Vucinic trova il modo di divorarsi un altro gol dopo aver sottratto il pallone a Gonzalo Rodriguez, ma capitelo, i gol facili lo annoiano… La Juventus chiude i giochi al 41’ e lo fa in bello, bellissimo stile. Rinvio di Savic, aggancio fantascientifico di Vidal (che gioca praticamente da “esteta” in questa partita), che apre per Matri che col piatto destro non sbaglia. Il centravanti di Sant’Angelo Lodigiano, al sesto gol in campionato, segna senza scarpa; l’ultimo ad esserci riuscito fu Elkjaer dell’Hellas Verona, 23 anni fa. Il secondo tempo scorre via senza particolari sussulti, tranne che per le occasioni capitate a Vidal, Matri e Giovinco per arrotondare ancor di più il punteggio. Dopo la girandola di cambi, gli infortuni a Vucinic e De Ceglie, le ammonizioni ai diffidati Marchisio e Peluso e le immancabili finte ubriacanti di Pirlo, la partita si conclude col risultato di 2-0. La Juve pare essere, finalmente, tornata, segnale importante anche in vista del Celtic; per la Fiorentina, invece, ancora un passo indietro.

Il clou del sabato calcistico è, però, la partita delle 20.45 tra Lazio e Napoli. Le due maggiori inseguitrici della Juventus si sfidano nella gara dell’Olimpico, schierando entrambe le formazioni praticamente tipo: 4-5-1 con Floccari ancora al posto di Klose da una parte, solito 3-4-1-2 con Pandev preferito ancora ad Insigne per il ruolo di spalla di Cavani. I primi trenta minuti della Lazio colgono di sorpresa Cannavaro e soci, bloccati nella propria metà campo e incapaci di arginare un tale strapotere. Come promesso da Petkovic alla vigilia, i biancocelesti si presentano senza paura e, al contrario del solito, alzano subito i giri del motore senza alcuna tattica attendista. È la Lazio che fa il Napoli mentre il Napoli sembra la Lazio delle ultime tre gare (due k.o. di fila e un pari). Hernanes, al rientro dopo il trauma cranico e in campo col caschetto protettivo, ci prova subito dopo due minuti, con un sinistro dalla distanza che termina di poco a lato. All’11’ è già 1-0 per l’Aquila, con Konko che sfonda a destra e Floccari che infila: stop di petto e sinistro al volo da centro area che finisce all’angolino basso. La squadra di Mazzarri pare disorientata soprattutto sulla corsia di sinistra, dove Zuniga e Gamberini, in ritardo perpetuo, vengono strapazzati dall’asse Konko-Candreva. Il centrocampista della Nazionale prima spara su punizione (16’) trovando l’incerta risposta di De Sanctis, poi incrocia col destro (17’) ma, stavolta, il portiere azzurro è prodigioso. Floccari, al quarto gol nelle ultime cinque partite di campionato, è in totale stato di grazia e, quando calcia dalla distanza al minuto 32, solo il palo riesce a dirgli di no. Il Napoli si rimette in carreggiata nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo e con Cavani sfiora l’1-1, colpendo la traversa di testa al 33’. Mazzarri, al 47’, perde Behrami per infortunio e al suo posto gioca la carta Insigne. I partenopei cominciano così la ripresa con un più spregiudicato 3-4-3, ma faticano a rendersi pericolosi. Anzi, è la Lazio che in contropiede va due volte a un passo dal bis con Lulic, al 74’ e all’85’, che si divora entrambe le occasioni (clamoroso l’errore nella seconda). Marchetti è super sulla bordata di Inler (87’) ma sul susseguente calcio d’angolo non può nulla: cross di El Kaddouri (entrato al posto di Mesto), girata al volo di Campagnaro e 1-1. Il Napoli a questo punto ci crede ma è alla Lazio che capita il match point: cross da destra e incornata di Floccari che scheggia la traversa. Siamo al 91’, Petkovic si dispera mente Mazzarri tira un sospiro di sollievo. Ma intanto la Juventus, seduta davanti alla televisione, scappa via a +5.

Nell’anticipo delle 12.30, pari a reti bianche tra Parma e Genoa. Al “Tardini” partita equilibrata e bruttina nel primo tempo con un’occasione per i gialloblù e due per i rossoblù con i portieri, Frey e Pavarini, molto attenti sulle iniziative avversarie. Nella ripresa gli ospiti sfiorano ancora il gol per ben due volte con l’ispirato Bertolacci, ma le conclusioni dell’ex giocatore del Lecce si infrangono sull’incrocio e sul palo. Poi capita l’occasione ad Amauri, ma il portiere francese del Genoa blinda la porta del Grifone. La partita termina, dunque, 0-0, tra noia e tanti, ma davvero tanti, sbadigli. Il Parma sale a quota 32, mentre il Genoa si trova dieci lunghezze più dietro.

Il Milan riprende la sua corsa verso il terzo posto a Is Arenas: malgrado tutte le vicissitudini della vigilia, la partita si disputa normalmente in quel di Quartu. Cagliari che deve patire l’assenza di Nainggolan per squalifica e trova, di fronte, un Milan carico e ancora eccitato per il nuovo arrivato Balotelli. Ciononostante, per almeno 70 minuti in campo si vedono solo i padroni di casa. Complice anche l’inadeguatezza di Zapata e Mexes, la formazione sarda avrebbe infatti potuto chiudere il primo tempo con parecchie reti di vantaggio. Ibarbo ha, infatti, almeno due occasioni pazzesche nei primi 45 minuti: sulla prima, minuto 13, è Abate a rimediare al doppio errore firmato dai due centrali di Allegri. Sulla seconda, invece, il colombiano, servito nello spazio da Sau (altra buona partita), calcia malissimo a tu per tu con Abbiati sparando in curva (21’). Il tutto mentre, sull’altro fronte, la vivacità di Niang non riesce a produrre un solo tiro rossonero verso la porta di Agazzi. Il problema del Milan è, evidentemente, in mezzo. Flamini ci mette corsa e via andare; capitan Ambrosini e Muntari, invece, già non assistiti da piedi raffinati, sono in evidente difficoltà fisica. Il che, oltre all’improbabile filtro davanti alla difesa, produce scarsissima assistenza alle punte. El Shaarawy, tra l’altro trattato in malo modo da Pisano, non riesce ad accendersi mai. Mentre Balotelli, preso in custodia da Astori, lotta come un leone, ma non ha mai lo spazio buono per provare a concludere. Lo strameritato vantaggio sardo arriva, comunque, allo scadere della prima frazione: calcio di punizione di Conti, girata di testa di Ibarbo e palla che si insacca alla destra di Abbiati, per quello che è il primo gol del velocista colombiano nelle sue venti gare giocate in questo campionato. Lo svantaggio e la difficoltà a smuovere la sabbia convince Allegri, nella ripresa, a passare alle maniere forti. Come già accaduto contro l’Udinese il tecnico rossonero sbatte nella mischia tutti gli attaccanti possibili. Prima richiama El Shaarawy e inserisce Boateng (motivato, questa volta). Quindi fa spazio a Bojan (per Ambrosini) e, infine, a Robinho per Niang. L’inserimento di tre uomini in grado di fare da raccordo tra i reparti permette al Milan di tenere meglio il pallone sulla trequarti e garantisce maggior assistenza a Balotelli. De Sciglio, fin lì assente, si accende a sinistra. Il baricentro dei rossoneri si alza e, poco alla volta, il muro del Cagliari viene giù. Il minuto che cambia il match è il 36’ della ripresa: inserimento di De Sciglio a sinistra, miracolo di Agazzi e fallo un po’ ingenuo di Astori su Balotelli. Espulsione per doppia ammonizione per il numero 13 rossoblù e rigore che SuperMario trasforma come al suo solito per l’1-1. Terzo gol in due partite per l’ex City, secondo dagli undici metri. Gli ultimi minuti sono un assedio del Milan. È sempre SuperMario che la sbatte dentro in semi-rovesciata ma solamente dopo un colpo di testa di Robinho oltre la linea di fondo ed è ancora una volta SuperMario a non trovare il tap-in vincente dopo la parata di Agazzi su Bojan. Per sua fortuna, però, era finito in posizione di fuorigioco. Finisce 1-1 e, tutto sommato, non è un pareggio da buttare per nessuno. Il Cagliari tiene a distanza le rivali nella corsa salvezza, mentre il Milan non perde la scia della Lazio e allunga la sua striscia positiva.

Riparte da Genova la Roma post-Zeman. Andreazzoli cambia subito, proponendo un insolito 3-4-1-2 con Marquinhos, Burdisso e Castan in difesa, Lamela e Marquinho sulle fasce, De Rossi e Bradley mediani, Pjanic trequartista alle spalle di Totti e Osvaldo. È una buona Roma quella del primo tempo, pur non creando moltissime occasioni da gol. È Lamela, seppur in una posizione nuova, uno dei più vivaci nei primi 45’: il duello con Estigarribia è ampiamente a suo favore e in più di un’occasione il numero 8 crea brividi alla difesa blucerchiata. Come, per esempio, al 15’, quando Romero è attento a respingerne la conclusione. Successivamente, è ancora bravo il portiere blucerchiato a deviare la punizione-bomba di Totti. Tanta Roma e poca Samp, dunque, con i doriani che si fanno vedere soltanto nel finale di tempo: è costante la pressione dei giallorossi sui portatori di palla blucerchiati. Ai padroni di casa non resta che affidarsi alle ripartenze ma con poca fortuna. Icardi troppo isolato là davanti e poco assistito da Soriano. Al 42’ l’occasione migliore della prima metà di gara capita sui piedi di Pjanic, che ha davanti a sé la porta spalancata ma calcia clamorosamente addosso a Costa. Soriano resta negli spogliatoi a inizio ripresa: Delio Rossi manda dentro Sansone e cambia assetto tattico alla squadra, schierando i suoi con il 4-4-2. Passano appena 5 minuti e la Roma va in gol con Lamela, ma l’arbitro annulla per fuorigioco: l’argentino era, però, in posizione regolare. I giallorossi protestano e si innervosiscono e dopo altri cinque giri d’orologio dopo vanno sotto: lancio con l’esterno di Sansone per Estigarribia, che batte Stekelenburg con un diagonale di sinistro. Nell’occasione del vantaggio blucerchiato, si notano chiaramente i limiti portati da un assetto tattico come quello sfoggiato da Andreazzoli a Genova, con l’esterno di centrocampo che non viene a coprire non avendo le caratteristiche per farlo. La Samp, poco dopo, ha anche la palla del raddoppio, ma è bravo Stekelenburg a neutralizzare il tentativo di Poli. Al 69’ la Roma ha l’occasione per pareggiare: Gastaldello stende in area Osvaldo. È rigore, che l’italo-argentino vuole battere a tutti i costi. Ne esce un tiraccio centrale che finisce tra le braccia di Romero. L’occasione sprecata sfalda la squadra giallorossa, che si apre agli attacchi ben organizzati dei padroni di casa. Al 73’ Sansone firma il 2-0 con una splendida punizione di sinistro, sulla quale Stekelenburg… lasciamo stare. Lamela riapre i giochi ma la speranza giallorossa dura poco perché Icardi, sotto gli occhi del tecnico del City Roberto Mancini, realizza il 3-1 di testa su angolo di Sansone. Andreazzoli gioca la carta Nico Lopez ma è troppo tardi. Nel finale Rossi si fa espellere dopo un battibecco con Totti. Roma bella per un tempo, poi il crollo e la decima sconfitta in campionato. Bravo Delio Rossi a ridisegnare la Samp, trascinata da un super Sansone. Blucerchiati che salgono così all’11° posto, a quota 28 punti, oramai a distanza di sicurezza dalla zona calda.

Dopo sette risultati utili consecutivi, il Torino si arrende all’Udinese di Guidolin. I bianconeri vincono grazie al gol di Roberto Pereyra, che al 7’ del primo tempo ribatte in rete la respinta di Gillet su una conclusione di Totò Di Natale (che non riesce ancora a trovare il gol numero 150). L’Udinese nel primo tempo domina e prova a raddoppiare, ma al 36’ è il palo a fermare Maicosuel, in campo al posto di Muriel, che dà forfait all’ultimo. Nella ripresa il Toro ci prova con un po’ più di convinzione e può anche recriminare per una traversa colpita da Cerci al 58’ e per due rigori non concessi dall’arbitro Banti. I friulani salgono a quota 36, in piena zona Europa, mentre il Torino resta fermo a 28 punti.

All’Atleti Azzurri d’Italia si gioca Atalanta-Catania. Dopo un brutto primo tempo, senza squilli, nella seconda frazione l’Atalanta preme sull’acceleratore, spinta da un ispiratissimo Bonaventura ma non riesce a trovare la via del gol. Il Catania non punge e sono i padroni di casa a prendere in mano le redini del gioco. Prosegue così lo score negativo dei siciliani a Bergamo, che in 13 gare non hanno mai vinto; l’Atalanta, invece, rimane con l’amaro in bocca per non aver concretizzato le occasioni create. Il Catania sale a quota 36, a braccetto con l’Udinese, mentre l’Atalanta sale a 27 punti, a +6 sulla zona salvezza.

Pareggio anche tra Bologna e Siena al “Dall’Ara”. Le due squadre giocano a viso aperto con i toscani pericolosi nelle ripartenze con Rosina e Sestu. Da un cross dalla sinistra di quest’ultimo, al 33’, nasce il vantaggio ospite: Emeghara raccoglie il traversone del compagno, anticipa Cherubin e beffa Curci. Passano pochi minuti e il Bologna pareggia: al 41’ solita, tagliatissima punizione dalla sinistra di Diamanti che pesca al centro dell’area di rigore l’indisturbato Kone che segna, col piatto destro, il suo quinto gol in campionato. La partita termina 1-1, un punto che non serve in modo particolare a nessuna delle due compagini, che salgono rispettivamente a 26 e a 18 punti.

Al Palermo non basta nemmeno Malesani per tornare al successo, che in campionato manca dall’ormai lontano 24 novembre. Il tecnico, arrivato lunedì al posto di Gasperini, esordisce sulla panchina siciliana con un pareggio (1-1) casalingo contro il Pescara: ospiti avanti con Bjarnason, che al 73’ infila Sorrentino di testa; Fabbrini, con un sinistro sporco a dieci minuti dal termine, salva il club di Zamparini dalla sconfitta. I rosanero rimangono ultimi in classifica insieme al Siena a 18 punti.

Il posticipo del 24° turno è Inter-Chievo. Il forfait all’ultimo di Kovacic costringe Strama ad optare per il 4-3-3 con Zanetti, Ranocchia, Juan Jesus e Nagatomo in difesa, Gargano, Kuzmanovic e Cambiasso in mezzo al campo e il tridente delle meraviglie, composto da Cassano, Milito (ritorno da titolare dopo un mese e mezzo) e Palacio in avanti. Risponde la formazione di Corini che si schiera con un prudente 4-4-2 con Thereau e Paloschi in attacco e Andreolli terzino destro. Parte subito a spron battuto l’Inter, che trova il vantaggio già al secondo giro d’orologio: calcio d’angolo di Cassano, colpi di testa di Ranocchia prima e Juan Jesus poi, Thereau allontana male sul destro dello stesso Cassano, che rimette in mezzo trovando l’errore di Puggioni e, dunque, il gol dell’1-0 (secondo consecutivo per il 99). Il gol nerazzurro, paradossalmente, fa arretrare l’Inter e dà coraggio al Chievo, che va subito vicino al pareggio con la spizzata di testa di Acerbi che termina di un niente a lato. Il gol del pari, abbondantemente nell’aria per la grande prova del centrocampo gialloblù, arriva al 21’ con il capitano Luca Rigoni, che si infiltra nel deserto della difesa nerazzurra e batte Handanovic di testa. Il pareggio clivense restituisce fame alla Beneamata, che dopo cinque minuti ritorna avanti: calcio d’angolo di Cassano, stacco imperioso di Ranocchia e Puggioni stavolta esente da colpe. Da qui in poi, fino al duplice fischio di Guida, è una grande Inter, che riesce a legittimare il vantaggio in più occasioni, come con il palo colpito da Gargano su punizione e le parate di Puggioni su Cambiasso e ancora su Gargano. Nella ripresa c’è tempo anche per il nono gol in campionato del Principe (primo centro nel 2013), che sfrutta il velo di Cambiasso per sfoderare un destro che non lascia scampo a Puggioni. Dopo un altro paio di occasioni sprecate dall’Inter, in particolare con l’impreciso Palacio (non certo in serata di grazia), c’è spazio pure per il ritorno in campo di Stankovic, che bagna il suo esordio stagionale facendosi ammonire per aver azzoppato Thereau. Entrano anche Schelotto ed Alvarez per Kuzmanovic e Milito, mentre i tre cambi operati da Corini (Pellissier, Luciano e Spyropoulos per Paloschi, Seymour e Cofie) non portano i frutti sperati. Puggioni è bravo anche su Nagatomo e Alvarez, consentendo al Chievo di uscire dalla Scala del Calcio con soltanto tre gol al passivo. La partita finisce, quindi, 3-1 per i nerazzurri, che salgono a -1 dal terzo posto occupato dalla Lazio. Stramaccioni, adesso, può finalmente tornare a sorridere.

In virtù di questi risultati, Juventus sempre prima in classifica con 55 punti, seguita dal Napoli a 50 e dalla Lazio a 44. In coda chiudono Siena e Palermo con 18 punti conquistati. Per quanto riguarda la classifica marcatori, fa passi avanti solamente Lamela, che sale a 11 reti; davanti a lui sempre i soliti Cavani (18), El Shaarawy (15) e Di Natale (14).

I TOP

Gianluca Sansone (SAMPDORIA): Entra a inizio ripresa al posto di Soriano e cambia in modo radicale il match. Segna uno splendido gol su calcio di punizione e ci mette lo zampino negli altri due. CARTAVINCENTE.

Andrea Pirlo (JUVENTUS): Tra le tante eccellenze nelle file della Juventus vittoriosa contro la Fiorentina, è praticamente impossibile non premiare lui. Non se la prendano i vari Vidal, Barzagli, Matri, ma il Professore bresciano si dimostra ancora una volta almeno due spanne sopra tutti gli altri. Gioca con una tranquillità invidiabile, non sbaglia un passaggio che sia uno, ubriaca con le sue solite finte qualsiasi giocatore viola provi soltanto a pensare di potergli portar via il pallone. Se in condizione, non ce n’è davvero per nessuno. Se Del Piero è Pinturicchio, lui è sicuramente LEONARDO.

Victor Ibarbo (CAGLIARI): Si presenta in griglia di partenza a bordo della sua Ferrari e si trova di fianco le 500 di Mexes e Zapata: non ci può credere e, infatti, a volte è incredibile quello che riesce a sbagliare. Da lui, però, transitano tutte le azioni pericolose del Cagliari. Come non bastasse infila Abbiati di testa approfittando della solita dormita dei suoi avversari. Nel primo tempo (mi è venuta voglia di esagerare) sembra lui il Balotelli di giornata. SPEEDY GONZALEZ.

I FLOP

Pablo Daniel Osvaldo (ROMA): Pretende a tutti i costi di calciare il rigore che si procura e il risultato è un tiro telefonato e calciato con poca convinzione, da svogliato, un rigore che non si può sbagliare neanche ai giardini. Poteva essere l’occasione che girava la partita. E invece ha affossato i giallorossi. PRESUNTUOSO.

Philippe Mexes (MILAN): D’accordo, si sono fatti sforzi importanti per mettere a posto l’attacco. D’accordo, scoprire Niang è stato un colpaccio mica male. Ma la difesa? Il francese e il compagno di reparto Zapata formano forse la peggior coppia di centrali possibile. Lento al limite dell’impossibile il primo (per di più graziato da una sacrosanta espulsione), distratto e spesso fuori posizione il secondo. Sul gol di Ibarbo dormono in due. Prima, sempre su Ibarbo, confezionano una bestiata da mani nei capelli: liscio del biondo numero 5, liscio del colombiano e panico più totale. DA PAURA (e non è un complimento).

Facundo Roncaglia (FIORENTINA): Continua il periodo nero del difensore argentino. Dopo un inizio promettente, il nuovo anno (tranne che per il rocambolesco gol contro il Napoli) ha portato solo delusioni al numero 4 della Viola. Contro la Juventus non azzecca un passaggio, serve l’assist per il gol di Vucinic ed è sempre in ritardo nelle chiusure. Speriamo si possa riprendere al più presto. Festeggia nel peggiore dei modi il suo 26° compleanno. TORITO MATATO.


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