Bermuda, paradiso per la finanza ma non per i capitali umani

isola_delle_bermudaAlle Bermuda, capitali in ingresso senza regole né limiti di residenza, né tantomeno di soggiorno, all’interno dei confini bancari, e questo nonostante le differenze evidenti nelle bandiere nazionali che precedono e accompagnano queste ricchezze nel loro transitare “libere”. Però, cambia la musica se ai capitali si sostituiscono, in ingresso, lavoratori stagionali o di lungo periodo in arrivo da altri Paesi.
In questo caso, infatti, il codice globale della “libertà di movimento” s’irrigidisce con il risultato che le bende normative e le molteplici cecità esibite dai diversi organi di controllo in materia di capitali e di flussi finanziari esteri in entrata mutano, d’improvviso, in rigore di legge, irremovibilità dei termini, e severità delle pene.Bermuda da Paradiso della finanza in inferno per i migranti – Insomma, la rilassata e benevola compiacenza che accoglie centinaia di miliardi di dollari l’anno s’involve nel pugno duro di giudici e uffici della sicurezza per i quali nessuna mediazione è prevista, né consentita, se a migrare sono capitali umani, cioè lavoratori stranieri, non redditi o tesori monetari, cioè monete sonanti. Del resto, le Bermuda sono un paradiso fiscale non un paradiso dell’immigrazione.

I capitali non si dichiarano mentre gli immigrati sì – In pratica, sotto l’onda d’un flusso migratorio in rapida crescita, la nuova compagine governativa ha varato di recente una stretta sia sui visti sia sulle norme che regolavano la residenza. Con l’arrivo di maggio, questo insieme di nuove leggi entrerà definitivamente in vigore. Lo schema centrale di questo impianto normativo di controllo è costituito da una nuova “Dichiarazione”, esplicita, espressa ed obbligatoria che ogni lavoratore straniero, sia in ingresso sia se già residente anche da diversi decenni, sarà tenuto a firmare e a presentare agli uffici o al proprio datore di lavoro, pena l’avvio delle procedure per l’espulsione. Obiettivo della nuova regolamentazione è di scorporare l’ingresso e il lavoro dall’attribuzione e dal riconoscimento quasi automatici del diritto di residenza e persino della cittadinanza. Da questo momento in avanti la permanenza non sarà più sufficiente a garantire né residenza piena né cittadinanza. Naturalmente, l’esatto contrario avviene per i capitali della finanza, per i capitali della moneta.

Data limite, 1° agosto 1989 – Spartiacque, e clausola di salvaguardia, l’unica, è costituita da una semplice data, il 1 agosto del 1989. Infatti, tutti i lavoratori stranieri che antecedentemente a quella data sono giunti alle Bermuda, ebbene per quei migranti non scatterà alcun obbligo di firma e presentazione della nuova dichiarazione. Comunque, i datori di lavoro dovranno, nessuno escluso, presentare tutti la lista completa dei lavoratori stranieri che hanno firmato la dichiarazione e che risultano lavorare ed essere impiegati presso di loro. Per questo  motivo questa nuova legge è stata anche definita un vero e proprio censimento la cui finalità è ricostruire la mappa completa degli immigrati attualmente nelle Bermuda. D’altraparte, se un Paese, o una giurisdizione, come le Bermuda, aspira alla ricchezza deve tenere in conto che generalmente questa comporta un alto tasso di immigrati come tutti i Paesi ricchi del resto.

Stefano Latini – nuovofiscooggi.it

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