Caos giustizia, il centrodestra si spacca sul ddl contro i pm politicizzati

hqdefaultMagistratura e processi tornano a scatenare la burrasca tra Pd e Pdl. A far accendere la miccia è stavolta un ddl presentato dal presidente della commissione Giustizia, il berlusconiano Nitto Palma, che prevede la sospensione di sei mesi di quei processi che vedano protagonisti magistrati «passibili di azione disciplinare da parte del Guardasigilli e del Procuratore generale della Cassazione» per «dichiarazioni che, per il contesto sociale, politico o istituzionale in cui sono rese, rivelano l’assenza dell’indipendenza, della terzietà e dell’imparzialità richieste per il corretto esercizio delle funzioni giurisdizionali».

Di fatto, si tratta di un attacco ai pm politicizzati e dal centrosinistra subito si leva un’alzata di scudi contro il provvedimento, visto come un ennesimo tentativo di bloccare il processo Ruby condotto dalla «rossa» Ilda Boccassini. Ma non è solo il Pd a mettere nel mirino Nitto Palme. Anche dal Pdl si alzano delle voci critiche nei confronti del presidente della commissione Giustizia. «C’è qualcosa che non mi convince nella presentazione di questo disegno di legge – è la “scomunica” di Sandro Bondi – non è questa la strada maestra per riformare la giustizia. Semmai è la strada più facile per creare ulteriori problemi a Berlusconi».

La reazione di Palma, però, è durissima: «Se le menzogne sul suo ddl sono una pressione indebita per «farmi dimettere – ammonisce in aula – dico subito che non retrocedo di un millimetro nello svolgimento del mio dovere. Nel corso della mia carriera non ho avuto paura di cose ben più serie».

Nella polemica interviene anche l’avvocato di Berlusconi Niccolò Ghedini: «Il ddl presentato da Palma ed erroneamente ribattezzato salva-Berlusconi, non avrebbe alcun impatto sui processi in corso che sono ormai alla conclusione». «In un momento così delicato per la vita politica del Paese – avverte però Ghedini “tirando le orecchie a Palme – sarebbe comunque auspicabile che in tema di giustizia si ritenessero come rilevanti da parte di tutti soltanto i provvedimenti che abbiano un preventivo accordo di maggioranza e la condivisione del ministro Cancellieri che è ovviamente l’attuale doveroso riferimento in tema di giustizia».

Le frenate arrivate dallo stesso centrodestra non placano l’ira della magistratura, che puntualmente replica con una nota dell’Anm: «Il ddl comporterebbe una grave compromissione della libertà di espressione e un conseguente vulnus ai diritti costituzionali del magistrato» à, lasciando enorme discrezionalità nella concreta individuazione degli illeciti». «Prevedere illeciti disciplinari, con riferimento generico a “comportamenti” e a “dichiarazion” non meglio definiti – è la conclusione – ripropone una fattispecie già presente nel testo originario della riforma del 2005 sull’ordinamento disciplinare, poi abrogata a seguito dei dubbi di legittimità costituzionale».

Fonte: Il Tempo


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