Norme & Prassi

Autoriciclaggio. Reato di pericolo, non di danno

autoriciclaggioL’emendamento del governo al ddl anticorruzione

Un emendamento del governo per riscrivere buona parte del ddl anticorruzione. Il sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri ha annunciato ieri in commissione giustizia del senato la presentazione di una proposta di modifica che dovrebbe riguardare per lo più i reati di autoriciclaggio e riciclaggio.


L’emendamento sarà depositato oggi e recepirà la proposta Lumia che prevede la trasformazione dell’autoriciclaggio da reato di danno a reato di pericolo. Il senatore Giuseppe Lumia (Pd) spiega che «i dettagli sulla punibilità saranno definiti nelle prossime ore» mentre «è importante e necessario», fa eco il sottosegretario Ferri, «introdurre nel nostro ordinamento il reato di autoriciclaggio e bisogna fare in modo che vengano puniti i comportamenti meritevoli di sanzione perché consistenti nell’utilizzare capitali illeciti per inquinare l’economia e perseguire profitti illeciti nell’ambito di attività imprenditoriali. Per questi motivi», prosegue il sottosegretario, «la norma sull’autoriciclaggio deve essere finalizzata a colpire chi, impiegando il profitto di un reato in un’attività imprenditoriale o comunque in attività speculative o finanziarie, per esempio investendo in borsa o acquistando un’impresa commerciale, finisce con l’inquinare l’economia con capitali illeciti, riuscendo così a prevalere sugli altri operatori economici alterando il libero gioco della concorrenza sul mercato con l’utilizzo di capitali illeciti. Su questi presupposti il governo presenterà un emendamento al ddl in discussione al Senato». Per effetto di questa decisione dell’esecutivo c’è stato uno stop alle votazioni sulle proposte di modifica presentate dalle forze politiche che sarebbero dovute iniziare ieri sera alle 21, come da calendario, già fissato.

Secondo quanto si era appreso nei giorni scorsi l’intenzione dell’esecutivo è quella di imprimere un giro di vite per rafforzare la lotta contro la criminalità e per aggredire i patrimoni illeciti, con l’introduzione, nel codice penale, del nuovo reato. L’ipotesi sul tappeto era quella di punire con il carcere dai tre agli otto anni di reclusione, senza che sia necessario che dal comportamento in questione derivi un danno perché il delitto sussista.

Fonte: Articolo di Beatrice Migliorini per Italia Oggi

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