Riforma Pa: via soglia 68 anni pensioni d’ufficio e sblocco pensionamenti scuola

L’Aula del Senato approva il parere favorevole della Commissione Affari Costituzionali del Senato sui presupposti di costituzionalità del dl P.A. E’ previsto per le 20 l’avvio della discussione generale in Aula.

 La commissione Affari Costituzionali del Senato ha licenziato il testo del decreto legge sulla Pubblica amministrazione, inserendo 4 modifiche rispetto al provvedimento uscito dalla Camera. Si tratta degli emendamenti del governo. Le proposte emendative presentate dall’esecutivo sono quindi passate tutte, ci sono anche l’abolizione del pensionamento d’ufficio per professori universitari e primari a 68 anni, il ritorno alle penalizzazioni per chi esce a 62 anni e l’eliminazione dei benefici per le vittime del terrorismo. La Commissione ha dato anche l’ok al mandato al relatore.

Il testo è atteso nell’Aula di Palazzo Madama. Per quanto riguarda il parere della commissione Bilancio, dovrebbe arrivare domani in prima mattinata. La commissione Affari Costituzionali del Senato ha anche approvato un ordine del giorno, sottoscritto da tutti i gruppi, che impegna il governo a valutare una soluzione per i pensionamenti nella scuola, noti come ‘quota 96’, in un prossimo provvedimento.

“Dobbiamo correre”. Così il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, a chi gli chiede se sul dl P.A. sarà posta la questione di fiducia al Senato. Una possibilità che al ministro “sembra ragionevole”, visto che anche alla Camera si è fatto ricorso a questo strumento.

I lavori sul dl Pa proseguono nell’Aula del Senato “stasera con la discussione generale”, “domani dovrebbe” invece cominciare “il voto”, sempre in attesa del parere della Bilancio. Così il relatore al decreto legge, Giorgio Pagliari (Pd), che spiega come la decisione sullo ‘stralcio’ dell’articolo su quota 96, lo sblocco dei pensionamenti nella scuola, sia stata “soffertissima”. E aggiunge come sarebbe servita “chiarezza da parte della Ragioneria generale dello Stato nella valutazione delle coperture”. “Ciò che mi risulta inaccettabile – ribadisce Pagliari – è che la mancata copertura sia stata rilevata dalla Ragioneria dopo l’approvazione della Camera dei Deputati o che comunque la stessa diventi insormontabile oggi, con il Senato chiamato ad approvare la soppressione di emendamenti molto importanti che, non essendo la copertura un’opinione, avrebbero dovuto non essere sottoposti al voto nell’Aula di Montecitorio”.

Flc-Cgil: su ‘Quota 96’ palese ingiustizia – La decisione del Governo di stralciare dal decreto legge sulla pubblica amministrazione l’emendamento per risolvere la vicenda del personale della scuola di quota 96 “è un atto di palese ingiustizia”. Lo afferma il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, facendo notare che “la copertura finanziaria era del tutto irrisoria e i benefici sarebbero stati ampiamente maggiori rispetto ai costi”. “Ancora una volta – osserva il sindacalista – prevalgono gli interessi e le logiche delle burocrazie ministeriali sulla funzione della politica nel garantire giustizia e equità. Si blocca la permanenza a scuola di insegnanti e personale Ata che per effetto della devastante riforma Fornero non hanno potuto accedere alla pensione, al termine dell’anno scolastico 2011-2012, pur avendo maturato i requisiti. Si ritarda di molti anni il pensionamento di quelle persone e non si consentono ulteriori 4 mila immissioni in ruolo. Alla faccia di tutta le retorica sui giovani e la centralità della scuola. Vorrei ricordare che per il prossimo anno scolastico – prosegue Pantaleo – le assunzioni sono solo 33.380 a copertura del solo turn over e notevolmente inferiori rispetto alla disponibilità di posti. Non si intravede alcun cambio di passo del Governo sulla scuola pubblica e la vicenda di quota 96 conferma – conclude – che l’unica logica rimane quella della drastica riduzione di spesa”.

Bonanni: pasticcio pensioni scuola nuovo dilettantismo – “Se la riforma Fornero fosse stata discussa con il sindacato non ci saremmo trovati di fronte all’ennesimo pasticcio di questi giorni con gli emendamenti presentati dal governo con l’avallo di tutte le forze politiche e poi precipitosamente ritirati dallo stesso governo”. Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della Cisl, Raffaele Bonanni a proposito degli emendamenti approvati sulle pensioni nell’ambito del dl P.a. “L’ennesima figura di dilettantismo della classe politica del nostro paese. Speriamo che questa vicenda serva da lezione e da monito al Governo Renzi: non si interviene per decreto sulle materie del lavoro e sulla pelle dei lavoratori e dei pensionati senza prima un opportuno confronto di merito e di metodo con il sindacato sull’impatto sociale ed economico dei provvedimenti. Questo valeva per la Fornero e vale anche per il Governo Renzi e per quelli che verranno”.

Gilda: su ‘Quota 96’ beffa di Stato – “Una beffa di Stato che denota una mancanza di serietà intollerabile da parte delle istituzioni”. Così Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, commenta la cancellazione da parte del Governo dell’articolo riguardante Quota 96 contenuto nel decreto sulla Pubblica Amministrazione. “Dopo due anni di calvario, 4000 insegnanti assistono impotenti per la seconda volta allo scippo della pensione maturata legittimamente e tutto ciò avviene perché viviamo in un Paese dove la politica è fatta soltanto di annunci. La copertura economica per risolvere la questione, e sanare un’autentica ingiustizia, ammonterebbe a 45 milioni di euro: una somma che il Governo potrebbe recuperare – afferma Di Meglio – razionalizzando capitoli di spesa come quello relativo alla gestione del sistema informatico del Miur, per il quale si spendono 30 milioni annui con risultati pessimi, come dimostrano i numerosi problemi sorti durante le operazioni di mobilità”.

Sel: su quota 96 governo conferma ingiustizia – “Il Governo dei soli annunci ha colpito ancora: per i lavoratori della scuola ‘quota 96’ si allontana di nuovo il sacrosanto diritto di andare in pensione. Il governo, in piena continuità con le politiche montiane di tagli e riduzione della spesa, perde un’occasione importante per tutelare i diritti lesi dalla fallimentare Riforma Fornero”. Lo hanno dichiarato le senatrice Loredana de Petris, presidente del gruppo Misto – SEL e Alessia Petraglia, capogruppo SEL in commissione Istruzione. “Si conferma così – hanno proseguito – una grande ingiustizia non consentendo a 4mila lavoratori della scuola di andare in pensione e si impedisce a migliaia di precari la giusta stabilizzazione. Un danno per i singoli e la scuola tutta perché nonostante 33.380 assunzioni, i posti da coprire per una vera scuola pubblica sono ancora tantissimi”. “Il governo continua a raccontare bugie, perché per la maggior parte delle misure economiche annunciate mancano le coperture necessarie. Eppure erano evidenti a tutti i benefici di questo emendamento approvato all’unanimità alla Camera. Noi chiediamo di ripristinare l’emendamento, trovare le risorse e dare finalmente un segnale vero di questo cambiamento tanto annunciato ma sempre rinviato”. “Insomma, quanto avevamo chiesto al ministro Carrozza, oggi torniamo a chiederlo ai ministri Giannini e Madia e al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e ci auguriamo che questa volta – hanno concluso De Petris e Petraglia – si riesca ad ottenere un risultato positivo per i lavoratori”.

Studio: 6 miliardi l’anno costo imprese per ritardo pagamenti – Il ritardo dei pagamenti ai fornitori della pubblica amministrazione ha finora determinato un costo del capitale a carico delle imprese italiane di oltre 6 miliardi di euro all’anno, pari a quasi 30 miliardi nel periodo 2009-2013. Il dato emerge da una ricerca realizzata dal centro studi “ImpresaLavoro” di Udine. I pagamenti del committente pubblico italiano arrivano in media dopo 170 giorni dal ricevimento della fattura, mentre i fornitori privati di norma pagano dopo 60 giorni. Secondo le stime prudenziali di ‘ImpresaLavoro’, l’ammontare per il 2013 è di circa 74,2 miliardi di euro, pari a circa il 4,8% del Pil. Lo stock di debito commerciale della nostra P.A risulta in calo: nel 2010, esso aveva toccato la cifra record di 87,3 miliardi di euro, pari al 5,5% del Pil. ”La diminuzione dello stock è dovuta alla riduzione della spesa pubblica relativa all’acquisto di beni e servizi, nonché dei tempi di pagamento concordati con i fornitori. Non è quindi diminuito il ritardo medio nel pagamento delle fatture” si afferma nello studio.


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