ANCHE IL LUNEDÌ È CALCIO (Puntata 2) – di Angelo G. Abbruzzese

download (10)La 2a giornata del campionato nostrano ci ha offerto ulteriori spunti interessanti. Il pazzo Milan che segna tanto e subisce tanto in quel di Parma, un’Inter spumeggiante che si sbarazza ancora una volta del Sassuolo con il medesimo risultato dello scorso anno, la capacità della Roma di comportarsi da grande squadra pur giocando senza il suo attacco titolare e, per di più, contro una squadra compatta e ordinata e, in ultima analisi, una Juventus che, se possibile, continua a stupire, giocando un gran calcio e che – diciamolo in silenzio – pare aver già dimenticato Conte. In settimana c’è la Champions e, dunque, al sabato anticipano nuovamente le due regine, ma stavolta prima la Roma e poi la Juventus.


Ad Empoli Garcia manda in panca Gervinho, Totti e Iturbe e, forse inaspettatamente, si trova di fronte una squadra corta, che gioca bene e che riesce a mettere in apprensione la retroguardia giallorossa, seppur non con iniziative propriamente esaltanti. Il pallino del gioco è in mano all’umile squadra di Sarri, anche se l’occasione più nitida capita alla Roma, con Maicon che colpisce il palo. L’Empoli ci prova, ma con estremo disordine e con pochissima precisione, cosicché la banda di Garcia può anche permettersi di non spingere sull’acceleratore. Il gol (anzi, autogol) decisivo arriva al suono del gong che segna la fine del primo tempo, con la staffilata di Nainggolan che si stampa sul palo e con la schiena di Sepe gradita alleata dei capitolini. Ed è ancora il belga l’indiscusso migliore in campo dei suoi: Strootman, di questo passo, può prendersela davvero comoda… Per il resto è da bocciare l’attacco, con Ljajic inutile e Destro inesistente, tant’è che l’attaccante più pericoloso è Maicon che, oltre al gol divorato nel primo tempo, nella ripresa spara addosso a Sepe da due passi. Le conclusioni dell’Empoli sono praticamente tutte abbondantemente fuori dallo specchio della porta, eccezion fatta per un sinistro da fuori di Mchedlidze, respinto dal sempre ottimo De Sanctis. La partita si chiude con 3 punti conquistati e con nessun infortunato: adesso la testa è rivolta soltanto al CKSA Mosca (mercoledì all’Olimpico).
Tevez sì, Tevez no. Questo è il dubbio che accompagna i tifosi juventini fino al fischio d’inizio della partita, ma alla fine Allegri decide di lanciare dal primo minuto l’Apache e i risultati si vedono subito. Contro l’Udinese di Stramaccioni (primo allenatore ad espugnare lo Juventus Stadium), l’argentino torna a far coppia con Llorente e sblocca il risultato dopo appena otto minuti, dopo una bella azione confezionata da Pereyra e Lichtsteiner, entrambi autori di una grande prova. Se un disattento spettatore, non accanito nel seguire tutta l’estate le vicende calcistiche e non, accendesse la televisione per godersi Juventus-Udinese sul suo divano, probabilmente non si accorgerebbe del cambio di allenatore. Eh sì, perché forse questo Allegri è stato sottovalutato un po’ da tutti. Conte ha fatto un lavoro eccezionale, creando una squadra a sua immagine e somiglianza, ma l’ex tecnico del Milan è stato bravissimo nel far mantenere la mentalità vincente alla squadra, a renderla un po’ più “spagnola” (parole di Marchisio a fine gara) e, infine, a valorizzare giocatori che parevano persi, Caceres e Ogbonna su tutti. Contro l’Udinese Lichtsteiner ed Evra (prima sfilata allo Stadium per lui) sono due martelli sulle fasce, Pereyra non fa rimpiangere Vidal, mentre Marchisio e Pogba si confermano piacevolissime certezze. Lì dietro Caceres, Bonucci e Ogbonna non la fanno vedere mai ai vari Di Natale, Muriel, Thereau e Fernandes e così Buffon non deve compiere neppure una parata. Dopo il vantaggio di Tevez la Juve gestisce e si diverte, sfiorando più volte il raddoppio che, però, arriva solo al 75’, con il destro da fuori di Marchisio, su assist del sempre presente Apache. Ad inizio ripresa c’è anche tempo per un gol annullato giustamente all’infuriato Bubnjic, ma questo resta l’unico pericolo creato dall’Udinese. Nel finale passerella per Tevez, Llorente e Pereyra ed esordio stagionale per Morata, che in pochi minuti dimostra di saper fare davvero ottime cose (è soltanto la mano sinistra di Karnezis a negargli la gioia del gol). 6 punti in due partite, solidità difensiva e solita manovra avvolgente: la Juve c’è e arriva con fiducia alla prima settimana decisiva della stagione, in cui affronterà Malm
ö, in Champions, e Milan, nell’anticipo di sabato prossimo.
Se questo è l’inizio di un film, allora Ferrero potrà pensare in grande. La Sampdoria conferma le buone impressioni estive e si sbarazza del Toro dopo una gara giocata con grande ordine. I gol blucerchiati sono due e arrivano da due attaccanti che a Genova hanno trovato la loro dimensione: Manolo Gabbiadini e Stefano Okaka. Il primo si conferma eccellente esecutore di calci di punizione (e con un allenatore come Mihajlovic potrà soltanto migliorare), spaccando il fortino granata con un sinistro chirurgico, mentre il secondo realizza una rete in cui c’è tutto ciò che dovrebbe avere un grande centravanti: forza fisica, velocità e tecnica. E Moretti può soltanto guardargli la targa. Grande ordine dunque, ma anche grande corsa grazie soprattutto a Soriano e De Silvestri; Gabbiadini ed Eder, oltre ad essere letali in fase offensiva, si disimpegnano alla grande anche nella fase di non possesso. Dall’altra parte, Ventura avrà parecchie cose su cui lavorare: le fasce, senza l’apporto di Darmian, risultano sterili, la manovra è lenta e davanti Quagliarella e i suoi partner (Larrondo, Amauri e Martinez) sono praticamente nulli. E se anche Padelli non è preciso sulle conclusioni avversarie, allora c’è proprio da mettersi le mani nei capelli. Per l’Europa League ci vorrà tutt’un altro Torino, magari contando su un El Kaddouri finalmente in spolvero e sperando di ritrovare i colpi che hanno reso celebre Fabio Quagliarella.
A distanza di un anno pare non esser cambiato nulla. E invece ora le cose sono parecchio diverse, perché stavolta l’Inter sembra aver finalmente raggiunto una propria identità. I gol segnati al Sassuolo sono sempre sette, ma è tutto il resto, anche fuori da questa partita, ad essere differente. La difesa regge che è una meraviglia (anche senza Vidic), Kovacic è definitivamente sbocciato e sta mostrando a tutti il suo immenso talento e Icardi ha cominciato a segnare con grande regolarità. E allora basta poco per sbarazzarsi di una squadra modesta come quella schierata da Di Francesco, che non ci capisce niente praticamente dal fischio d’inizio. Pronti via e Maurito Icardi batte subito il povero Consigli, che non può nulla nemmeno sulla successiva progressione di Kovacic. Il Sassuolo davanti praticamente non si vede mai, se non con un mancato intervento sotto porta di Sansone. Zaza e Berardi sono impalpabili, facendo scemare di colpo tutto ciò che di buono era stato detto su di loro in questi ultimi giorni. Che sia chiaro, il loro valore non è assolutamente messo in discussione, ma a San Siro hanno steccato. E Berardi ha pensato di rovinare ulteriormente la sua prestazione colpendo a centrocampo Juan Jesus con una gomitata, lasciando i suoi in 10 e attuando nuovamente un comportamento che mostra la sua mancanza di maturità. E nel frattempo l’Inter dilaga ancora, perché Icardi concede il bis con un destro a giro dal limite e Osvaldo raccoglie un passaggio quasi involontario di Dodò per depositare nella porta vuota. All’inizio del secondo tempo il centro più bello dell’attaccante ex Sampdoria: palla in verticale di Kovacic, girata di sinistro del 9 e palla che si infila nell’angolo più lontano. Nel finale c’è spazio anche per l’ex Taider (tra le fila del Sassuolo) che è l’unico che prova ad impensierire Handanovic. Entra il reintegrato Guarin nell’Inter e si rende subito protagonista, con un assist da gentleman per Osvaldo e un piatto destro che bacia il palo e termina in rete. Un anno dopo, la storia si ripete: 7-0 e Sassuolo notevolmente ridimensionato. Al contrario, l’Inter esce bagnata di autostima, rendendosi conto, forse, che questo sembra l’anno buono per la rinascita. 16 gol fatti e nessuno subito in quattro uscite ufficiali: i numeri, se letti bene, rappresentano sempre una risorsa in più.
La sorpresa più clamorosa della giornata è sicuramente il tonfo casalingo del Napoli contro il Chievo, che si conferma bestia nera dei partenopei. L’anno scorso fu 1-1 in extremis (Albiol rispose a Sardo), ma stavolta nessuno riesce a replicare alla rete ad inizio ripresa di Maxi Lopez che, nel primo tempo, colpisce anche una traversa con un grande gesto tecnico. Il Napoli, in campo con la maglia stile jeans, domina il campo in lungo e in largo, sfiora la rete più volte, ma trova di fronte un Bardi in versione super. Higuain scalda i guanti al portiere clivense con un debole colpo di testa, mentre qualche minuto più tardi la percussione palla al piede di Insigne si conclude con un suo destro largo. Al 26’ ci potrebbe essere la prima svolta della partita: Cesar, in costante difficoltà, si fa saltare da Higuain e lo stende in area di rigore. Giacomelli non ha dubbi nell’indicare il dischetto e nell’ammonire il difensore dei veneti. Ma dagli undici metri Higuain si fa ipnotizzare dal portierino scuola Inter per quello che è il suo primo errore su rigore da quando è in Italia. Callejon e Hamsik vivono una giornataccia, così sono sempre Insigne (con una volée di esterno destro) e Higuain a provarci, ma Bardi, tanto per cambiare, risponde presente. Il secondo tempo inizia con un tiro dalla distanza di Zuniga che non fa del male alla formazione di Corini e con la rete decisiva siglata da Maxi Lopez: servizio di Izco per il centravanti ex Catania, che si incunea nell’area avversaria, superando Albiol e Zuniga e battendo Rafael. Due minuti dopo, il rapporto tra Insigne e la tifoseria diventa ancora più complicato, perché da pochi passi il numero 24 sparacchia malamente alto. A nulla valgono gli ultimi tentativi degli attaccanti azzurri, perché neanche il colpo di testa di Duv
án Zapata rompe il vetro dietro la porta di Bardi. Finisce 0-1 e la certezza è solamente una: il Napoli è già in crisi.
Nemmeno la Fiorentina è in un grande stato di forma: contro il Genoa il risultato è solo di 0-0. Senza Rossi (al quale vanno i migliori auguri di pronta guarigione), Montella manda in campo Gomez e Babacar, supportati da Cuadrado. Ma i due, oltre a sbattersi con volontà, non combinano granché. Aquilani risulta l’attaccante più pericoloso, ma Perin è sempre pronto, sia nelle uscite che nelle respinte. Borja Valero paga un momento no, come si evince dai due gol falliti nel primo tempo. Cuadrado è, come sempre, il più propositivo, ma è largamente impreciso e pecca spesso e volentieri di testardaggine. Gomez un’occasione ce l’avrebbe pure, ma pensa bene di accartocciarsi di fronte a Perin anziché colpire agevolmente di testa per superare Perin. Il Genoa bada soprattutto alla fase difensiva, facendosi vedere in avanti soltanto con conclusioni imprecise (per esempio di Kucka). In avvio di ripresa Montella richiama in panchina Gomez per inserire il giovane Bernardeschi, ma è il Grifone a sfiorare la rete con la “cilena” del cileno Pinilla. Al 72’ ci potrebbe essere finalmente una svolta, in positivo, per la Viola: l’ex di turno, Facundo Roncaglia, si fa espellere per doppia ammonizione. È il preludio per un finale d’assalto della Fiorentina. Marcos Alonso va vicino al bersaglio grosso con una rasoiata da fuori che sibila alla destra di Perin, ma Matri, nel finale, ha la palla per la clamorosa beffa, ma non è abbastanza preciso. L’ultima occasione di giornata capita sulla testa di Gonzalo Rodriguez, ma Perin risponde alla grande, prendendosi la copertina della partita del Franchi, proprio come era successo il 6 gennaio del 2012 quando vestiva ancora la maglia del Pescara.
Si rialza la Lazio di Pioli, che si sbarazza del Cesena con un secco 3 a 0. Candreva è l’indiscusso trascinatore dei biancocelesti: è lui a segnare il primo gol di giornata con un preciso destro al volo su assist dalla sinistra dell’ottimo Braafheid. Molto buona anche la prova di Keita, che con la palla al piede dà sempre la sensazione di poter inventare qualcosa, anche se gli manca l’acuto. De Vrij riscatta un esordio sciagurato annullando, insieme a Gentiletti, Marilungo e Rodriguez. Funziona tutto bene nella Lazio che, dopo aver sciupato un’occasione con Lulic, raddoppia con il colpo di testa dell’ex Parolo, su assist dell’altro ex Candreva. Nel finale entrano Klose (premiato prima della gara) per Djordjevic e Mauri per Lulic e sono proprio i due veterani a confezionare l’azione del 3-0, con il campione del mondo che apparecchia per il piatto sinistro dell’accorrente capitano laziale. La Lazio c’è e vuol fare sul serio.
La sfida tra l’offensivo Zeman e il prudente Colantuono si chiude con la vittoria di quest’ultimo per 1-2. L’Atalanta, organizzata e letale, colpisce subito con Estigarribia, imbeccato perfettamente da Dramé. Potrebbe arrivare anche il raddoppio, ma proprio i due protagonisti dell’azione del gol non centrano la porta. Anche Denis e Zappacosta provano ad arrotondare il vantaggio, ma anche loro peccano di imprecisione. La difesa cagliaritana è spesso ai limiti dell’inguardabile, anche se davanti si vedono buone cose. Come per esempio il sinistro di Avelar che pizzica la traversa o il gol annullato al positivo Farias. A metà secondo tempo Boakye sigla lo 0 a 2, sfruttando un passaggio di Cigarini per piazzare col destro alle spalle di Colombi. E pensare che appena due minuti prima Sau aveva avuto la grande occasione per il pareggio, trovando sulla sua strada degli strepitosi interventi di Sportiello prima e Biava poi. A cinque giri di lancetta dal fischio finale, Ibarbo, dopo essersi preso un giallo per simulazione, cade in area e induce l’arbitro ad indicare, giustamente, il dischetto: dagli 11 metri Cossu non sbaglia, regalando un’altra speranza a Zeman. Nel finale la grande occasione capita a Dessena, ma Sportiello riesce a respingere d’istinto. È la prima vittoria stagionale per l’Atalanta, mentre viene rimandato il Cagliari del boemo ex Roma.
Parma-Milan è tutto ciò che di surreale può offrire il calcio. Il risultato è quasi da calcetto, ma la cosa importante è che il Milan riesce ad ottenere la seconda vittoria consecutiva nelle prime due partite di campionato: non gli capitava dal 2006 quando (solo una coincidenza?) gli avversari furono ancora una volta la Lazio in casa e il Parma al Tardini. Passando alla cronaca, ce n’è davvero per tutti. Vantaggio rossonero al 25’ con la prima gioia milanista di Jack Bonaventura, pareggio immediato con il colpo di testa di Cassano e nuovo vantaggio, ancora di testa, di Keisuke Honda, su grandissimo cross del rigenerato Abate. Poco dopo Lucarelli si lascia scappare Menez stendendolo in area di rigore: dal dischetto va lo stesso numero 7 francese, che bissa il centro della prima giornata per il gol del 3 a 1. È nella ripresa, però, che ne accadono di tutti i colori. Felipe realizza subito il gol del 2-3 correggendo in porta un destro sporco di Jorquera, mentre, qualche minuto più tardi, Bonera si fa espellere per un fallo di mano e, nella stessa azione, si fa male Alex, cosicché Inzaghi è costretto ad inserire contemporaneamente Rami e Zapata. L’errore di Cassano che manda in porta De Jong sembra essere la conclusione più naturale di una partita pazza, ma Lucarelli (uno dei peggiori) riapre ancora, clamorosamente i giochi con un colpo di testa su calcio d’angolo. Qualche minuto più tardi Menez colpisce l’incrocio dei pali, mentre Felipe si fa espellere per doppia ammonizione. Ristovski, con un retropassaggio suicida, manda in porta Menez, che aggira Mirante e lo batte con un delizioso colpo di tacco. Ma, incredibilmente, la partita non è ancora finita. Perché De Sciglio, al 90°, segna il più assurdo degli autogol, vedendo il pallone terminare in fondo al sacco dopo il mancato controllo di Diego Lopez, che nell’occasione si fa anche male. Dopo sette minuti di recupero Massa fischia la fine di una gara assolutamente imponderabile, che non passerà alla storia per la sua tecnica ma che è stata indubbiamente capace di divertire tutti gli spettatori.
Al Bentegodi, nel posticipo del lunedì, c’è l’esordio casalingo del Verona di Mandorlini, che ospita il Palermo. Il neo acquisto Saviola va soltanto in panchina: al fianco di Toni ci sono Christodoulopoulos e Juanito. Dall’altra parte c’è ancora Vazquez dietro l’unica punta Dybala, in gol alla prima giornata. E la prima dell’Hellas dinanzi al proprio pubblico è positiva, perché il risultato finale è di 2 a 1. Dopo un primo tempo giocato meglio dal Palermo (che va in vantaggio col gol di Vazquez al 18’), si sveglia Toni che, negli ultimi minuti della prima frazione, si procura e realizza un calcio di rigore per il più classico dei gol dell’ex. In mezzo, occasioni nitide per Gomez e Moras. Nella ripresa le palle gol più clamorose capitano sul piattone di Barreto e sul sinistro di Dybala, ma Rafael è sempre bravissimo. Poco prima di quest’ultima occasione, però, il Verona trova il gol vittoria con il tocco di Juanito Gomez che trova la deviazione decisiva di Pisano sulla linea di porta. E dopo 4’ di recupero, a Verona si può finalmente scatenare la festa.
Milan, Juventus e Roma sono le sole tre squadre a punteggio pieno dopo due partite, mentre Empoli e Parma chiudono la classifica senza punti. La categoria dei cannonieri è guidata, con tre realizzazioni, dall’interista Icardi e dal milanista Menez (che vanta, però, due calci di rigore).

I TOP

Mauro Icardi (INTER): Il bambino prodigio ex Sampdoria sta finalmente crescendo, così come tutta l’Inter. Prima tripletta con la maglia dell’Inter e secondo pallone portato a casa in carriera. Questo ragazzo continuerà a stupire. CECCHINO.

Jeremy Menez (MILAN): Con questi altri due gol (il secondo è magnifico) vola in vetta alla classifica marcatori insieme all’attaccante dell’Inter citato sopra. Velocissimo, estremamente tecnico e pare anche aver messo la testa a posto. A Parigi c’è già chi lo rimpiange… SOPRAFFINO.

Francesco Bardi (CHIEVOVERONA): In questa domenica, a Napoli, San Gennaro ha aiutato soltanto lui. Non è chiaro se abbia messo santini sui legni o direttamente un vetro dietro di lui, fatto sta che è riuscito a parare davvero qualunque cosa, compreso un calcio di rigore ad Higuain. EROICO.

I FLOP

Raul Albiol (NAPOLI): Tra i tanti insufficienti nella formazione partenopea, è probabilmente lui quello con più colpe. Lento, distratto, in ritardo, sempre fuori posizione. L’anno scorso salvò i suoi dalla sconfitta, stavolta li affossa completamente. PESSIMO.

Stefan Ristovski (PARMA): Il regalo a Menez sul 3-4, nel momento di massimo sforzo del Parma, è stato capace di tagliare le gambe all’intera squadra. Partita da incubo. CATASTROFICO.

Domenico Berardi (SASSUOLO): Sia chiaro, nel Sassuolo non si è salvato praticamente nessuno, a cominciare dai difensori. Ma il talentino di Cariati, oltre a giocar davvero male, si permette pure di rifilare una gomitata in pieno volto a Juan Jesus. Dovrà capire, prima o poi, che con questi comportamenti nuoce a se stesso e alla squadra. IMMATURO.


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