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VIDEO | Coronavirus, Beatrice Arnera: “Noi artisti dal set a intrattenimento ‘curativo’”

BEATRICE_ARNERA
Intervista all'attrice di Acqui Terme: "a casa imparo il francese e faccio dolci"
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ROMA –  Fascetta con le orecchie da maiale e maschera antibrufoli blu sul viso. È una Beatrice Arnera frizzante e autoironica quella che su Instagram non si prende troppo sul serio e canta “aivoglia a fa le maschere per pelle piu’ perfetta poi me magno pure er divano co porchetta” accompagnandosi con l’ukulele in uno dei tanti giorni di questa quarantena.

CHI E’ BEATRICE ARNERA

Attrice e cantante, nata nel 1995 a Acqui Terme, ma di casa a Roma, Beatrice la quarantena la sta passando in casa col suo compagno, il collega Marco Rossetti, e il suo cane Bibo. “Da quando e’ stato predisposto il lockdown ho smesso di lavorare come molti di noi- racconta all’agenzia di stampa Dire- Stavo girando una serie per la Lux che sarebbe stata distribuita su Canale 5. Dopo una settimana di riprese, ci hanno interrotti. La mia vita e’ chiaramente cambiata, non abbiamo piu’ la routine del set, siamo a casa”.

Ma la protagonista del film dei The Jackal, ‘Addio fottuti musi verdi’ – entrata nel 2019 nel cast della serie ‘Un passo dal cielo’ – non perde tempo e riparte dall’Abc d’oltralpe: “Ho cominciato a studiare il francese, una lingua che volevo studiare da una vita e non ho mai avuto il tempo di farlo. Sto studiando la grammatica come alle scuole elementari- continua- Poi facciamo yoga, leggiamo. Marco legge ad alta voce, io a bassa voce, senza dar fastidio a nessuno. Stiamo molto in terrazza a prendere il sole”.  E, soprattutto, “cuciniamo come forsennati. Io mi esibisco nei dolci, faccio un sacco di crostate, ciambelloni, torte e creme vari”. Lo specialista dei primi, invece, “e’ Marco”, anche se Beatrice mostra orgogliosa alla Dire il piano dove prepara i suoi gnocchi. Marco e’ anche il “sindacalista di casa”, confessa l’attrice, che commentando i sussidi destinati dal Governo ad artisti e lavoratori dello spettacolo, non perde lo sguardo d’insieme: “Ci sono settori che sono piu’ o meno fortunati e soprattutto piu’ o meno aiutati in situazioni di necessita’, noi non siamo tra i settori piu’ svantaggiati. Ho visto una rivolta contro la mia amica Elena Di Cioccio per il fatto che ha chiesto i 600 euro- racconta- ma se si e’ nella posizione per poterli richiedere perche’ fare discriminazioni? Grazie a Dio esistono questi sussidi e grazie al cielo ci danno una mano come possono”.

Dal canto loro, gli artisti hanno la possibilita’ di impiegare la propria creativita’ facendo “intrattenimento ‘curativo'”, perche’, continua l’attrice, “mai come adesso abbiamo bisogno di distrarci, di far passare il tempo in maniera piacevole, divertendoci”, di strappare “una risata o cantare una canzone. Io faccio molte dirette Instagram, pubblico video divertenti, per ridere insieme a chi vuol ridere con me”. E poi “sono concentrata nella diffusione delle donazioni, agli ospedali, alla Croce Rossa o alla Protezione Civile, perche’ in questo momento donare vuol dire fare una cosa buona anche per noi stessi”. Beatrice pensa al papa’, che abita a Sezzadio, in provincia di Alessandria, dove “c’e’ stata una quantita’ di morti incredibile”, molte legate alla locale Rsa. E ai nonni “ultraottantenni, che sono chiusi in casa a Torino. Mia nonna ha l’Alzheimer e mi chiede tutti i giorni perche’ c’e’ la fila al supermercato, perche’ hanno tutti le mascherine. E bisogna ricominciar da capo ogni volta: perche’ c’e’ il virus nonna”.

Ma a Beatrice Arnera manca il suo lavoro?

“Mi manca, come manca a tutti”, confessa e, immaginando come sara’ girare un film o una serie alla fine del lockdown, tra distanziamento sociale e mascherine, sorride: “Non so come si fara’ a girare una scena di un bacio appassionato tra due protagonisti con la mascherina e i guanti. Sara’ strano, a meno che non lo esplicitiamo: ‘Ci staremmo baciando, ma c’e’ un metro di distanza’”. E sulla possibilita’ che il mondo del cinema e dello spettacolo sia tra gli ultimi a ripartire non cede al pessimismo: “Io non me la sento di gettarmi al lago e cominciare a piangere perche’ saremo gli ultimi a ripartire. Non so cosa accadra’, nessuno di noi lo sa. Aspettiamo, sicuramente non siamo i favoriti. Intanto cerchiamo di salvare delle vite, che mi sembra la cosa fondamentale. E poi ripartire, chi per primo chi per ultimo, l’importante e’ che siamo vivi e che possiamo far qualcosa. Se questo e’ il temporale- conclude- deve per forza uscire il sole, prima o poi”

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Fonte Agenzia DIRE www.dire.it