Avvocati, la beffa del contributo di solidarietà

Cassa Forense precisa che l’erogazione del bonus relativo ai mesi di aprile e maggio 2020 per i professionisti iscritti alle Casse è subordinato all’emanazione di un nuovo Decreto Interministeriale che dovrà stabilire la platea dei soggetti interessati, i limiti di reddito, le modalità di presentazione della domanda e criteri per la graduatoria.

I professionisti iscritti agli istituti di previdenza privata sono stati esclusi dall’accesso al contributo a fondo perduto. Ma la beffa del dl Rilancio – sul quale l’ufficio studi del Cnf ha prodotto un accurato approfondimento tecnico che evidenzia tutte le criticità della norma – riguarda anche il contributo di solidarietà.

Non solo risulta più basso rispetto alle altre categorie produttive (600 contro mille euro), ma addirittura stralciato, di fatto, da un articolo del decreto legge in contrasto con quello che ne garantisce la continuità.

La denuncia arriva dal presidente dell’Associazione degli enti previdenziali privati, Alberto Oliveti, che ha denunciato la forte discriminazione dei liberi professionisti. «Da un lato il Governo ha rifinanziato gli indennizzi statali per i mesi di aprile e di maggio – afferma Oliveti – dall’altro un codicillo ha stabilito che chi ha preso i 600 euro a marzo, non potrà ottenerli nei mesi a venire. Confidiamo che si tratti di un errore materiale e a tal proposito abbiamo chiesto chiarimenti ai ministeri e un’eventuale correzione». I due articoli incriminati sono il 78 e l’86: mentre il primo rifinanzia la misura di marzo anche per aprile e maggio, l’altro rende l’indennizzo già erogato incompatibile con quello dei mesi successivi.

Un errore materiale, avrebbero garantito i ministri dell’Economia e del Lavoro, Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo, ad Oliveti, ma che al momento, di fatto, crea un impedimento a procedere con i pagamenti.

La prima ipotesi per correggerlo è quella di intervenire con una modifica in fase di conversione, ma ciò richiederebbe tempi lunghi, rischiando di far scivolare la questione anche a dopo metà giugno.

L’ulteriore ipotesi è, dunque, quella di intervenire con un altro decreto legge. Ma anche alla luce di questa rassicurazione, la consapevolezza, almeno mentre si scrive, è che con queste norme sul tavolo il bonus di aprile non potrà essere erogato.

Ma lo «scivolone sui 600 euro non è l’unico motivo di critica», precisa Oliveti. Molto grave, per i liberi professionisti, è anche la mancata defiscalizzazione dei benefici che le casse professionali hanno garantito agli iscritti, con un ulteriore trattamento discriminatorio rispetto alle imprese. «In nessun decreto si è trovato ancora il modo di chiarire come debbano essere trattati gli aiuti degli enti di previdenza dei professionisti – evidenzia Oliveti –. Trattandosi di interventi assistenziali analoghi, vorremmo che l’esenzione fiscale applicata ai 600 euro statali venga riconosciuta ai sussidi autonomi e aggiuntivi delle Casse. Nelle more proporremo interpello all’Agenzia delle Entrate. Tutto questo mentre il decreto legge Rilancio ha persino escluso i professionisti iscritti alle Casse dai contributi a fondo perduto, anche questi esentasse, accordati ad imprese e altri autonomi con partita iva – conclude -. Siamo stanchi di ritrovarci sempre discriminato e per giunta tassati. È ora che il Governo corregga il tiro».

Fonte: Il Dubbio


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