temlibIl tempo libero e’ un diritto che, per quanto ricompreso negli “elevati valori di vita spirituale”, non assurge “a livello di possibile fonte di un danno risarcibile”. Lo ha sancito la Cassazione, respingendo il ricorso di un avvocato di Milano, Nicola S., che chiedeva un risarcimento danni di 458 mila euro perche’, “in seguito ad una serie di disservizi di cancelleria e degli ufficiali giudiziari”, si era visto costretto a lavorare oltre il dovuto, occupando anche le giornate domenicali dedicate al riposo. Secondo la Cassazione, che ha respinto il ricorso dell’avvocato che nel 1999 aveva vinto un’ importante battaglia contro il Fisco a nome di tanti ‘perseguitati’, la “perdita del tempo libero” non puo’ essere risarcita.

Nel caso in questione, la Terza sezione civile – sentenza 21725 – fa presente che il legale e’ un “libero professionista che ben puo’ scegliere e decidere la quantita’ degli impegni che e’ in grado di gestire in modo ragionevole”. Nel senso, spiega la Suprema Corte, che “puo’ dosare, con adeguata organizzazione professionale ed avvalendosi dell’opera di collaboratori, il giusto equilibrio tra lavoro e tempo libero”.