Processi lenti; Strasburgo contro Roma

Nuovo, forte richiamo all’Italia dal Consiglio d’Europa per i processi ‘lumaca’, un tema su cui Strasburgo sollecita Roma a intervenire da circa 30 anni senza riuscire a ottenere progressi apprezzabili. In una risoluzione resa pubblica oggi, il Comitato dei ministri dell’organizzazione paneuropea torna a raccomandare ancora una volta alle piu’ alte cariche dello Stato di mantenere gli impegni presi per risolvere il problema della lunghezza dei processi e domanda che vengano adottate a tal fine tutte le necessarie misure tecniche e finanziarie. Nel testo si legge che le autorita’ italiane sono ”fermamente invitate” ad elaborare ”urgentemente una strategia efficace” per risolvere la questione e si sottolinea che gli eccessivi ritardi della giustizia ”costituiscono un serio pericolo per il rispetto della supremazia della legge”.

Il Consiglio d’Europa esprime poi la sua ”preoccupazione” perche’ dall’ultima risoluzione adottata nel marzo del 2009 le autorita’ italiane non hanno fornito le informazioni richieste dal Comitato affinche’ potesse valutare la reale situazione della giustizia in Italia. Gia’ nel marzo 2009, ricorda Strasburgo, le autorita’ italiane erano state ”invitate ad adottare con urgenza misure specifiche per ridurre il pregresso in ambito civile e penale e a fornire le necessarie risorse per garantire l’implementazione delle riforme”. Inoltre, Il Consiglio aveva sollecitato l’istituzione di un sistema che permettesse di pagare entro i tempi stabiliti dalla legge Pinto gli indennizzi ai cittadini vittime dei processi lumaca. Ad oggi la Corte di Strasburgo ha comunicato al governo oltre 500 ricorsi riguardanti solo i ritardi nei pagamenti degli indennizzi. Mentre sono attualmente pendenti davanti al Comitato dei ministri oltre 2mila sentenze definitive – tutte rimaste inapplicate – della Corte di Strasburgo contro l’Italia sull’eccessiva durata dei processi in ambito amministrativo, civile e penale. La lentezza eccessiva dei processi in Italia e’ all’esame dell’organo esecutivo del Consiglio d’Europa dai primi anni ’80. Nel 2000 lo stesso Comitato dei ministri aveva deciso di tenere la questione all’ordine del giorno fino a che non fossero state implementate tutte le riforme necessarie a invertire la tendenza e non fosse stata dimostrata la loro efficacia.

 


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