la Corte di Strasburgo prepara una ‘sentenza pilota’ sulle carceri italiane

La Corte europea dei diritti dell’uomo emetterà a breve una sentenza pilota per “denunciare” le carenze strutturali dell’Italia in tema di carceri e giustizia. Lo ha detto Giuseppe Rossodivita, avvocato e consigliere regionale del Lazio (eletto nella lista radicale), durante una conferenza stampa al Senato a un anno dal convegno “Giustizia! In nome della legge e del popolo sovrano”, alla presenza di Marco Pannella e della pattuglia radicale in Parlamento.

La Cedu ricorre alle sentenze pilota quando deve far fronte a problemi strutturali di uno dei Paesi membri, emettendo – ha detto ancora Rossodivita – “ordini per tentare di fronte a una situazione di assoluta emergenza”. Va ricordato che alla Corte europea dei diritti dell’uomo (istituita nel 1959, con sede a Strasburgo) aderiscono tutti i 47 membri del Consiglio d’Europa (fondato nel 1949, ha lo scopo di promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo e l’identità culturale europea; non c’entra niente con l’Unione europea).

“Quest’ultimo – ha ricordato ancora il consigliere radicale – ha stigmatizzato più volte il ruolo dell’Italia, principale responsabile dell’arretrato della Cedu, con 1.200 ricorsi solo da parte di semplici detenuti”. Proprio stanotte, a testimonianza dell’emergenza continua, l’ultimo suicidio dietro le sbarre, a Regina Coeli. “Un ragazzo di 25 anni – ha detto Rossodivita – con problemi psichici si è suicidato con l’elastico dei propri slip: un simbolo delle carenze di organico (operatori e agenti; ndr) e di una condizione carceraria da Paese sottosviluppato. Dire che la situazione sta migliorando è propaganda becera”.

“Dal primo gennaio 2012 a oggi – ha detto nel suo intervento Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Penitenziari – 34 (compreso l’ultimo caso; ndr) detenuti e 7 agenti si sono suicidati; 689 sono stati i tentativi e 383 i salvataggi all’ultimo minuto”.

I detenuti totali sono “66.170 per 42-45 mila posti, in calo di 1.500 unità rispetto al 2011. Ma sono – ha detto ancora Sarno – numeri che riflettono una verità parziale, perché a questi vanno sottratti i posti per la degenza e quelli per 41 bis e alta sicurezza. Ciò vuol dire che in realtà stiamo parlando di 51 mila detenuti per circa 20 mila posti”. Inoltre, “quest’abbattimento nei numeri non è dovuto a nuove norme, ma è l’effetto di mancati arresti, diminuiti anch’essi”, ha affermato il sindacalista.

“Oggi si gestisce la realtà delle carceri con la sedazione della sofferenza – ha concluso Sarno. Parlo dell’enorme quantità di psicofarmaci che viene somministrata ai detenuti: su questo qualcuno prima o poi dovrebbe mettere la lente d’ingrandimento”.

Moderati dalla deputata radicale Rita Bernardini (eletta, come i suoi colleghi di partito, nelle fila del Pd), gli interventi si sono concentrati principalmente su un aspetto, quello della “incapacità delle istituzioni di guardare in faccia la realtà carceraria”; e, di conseguenza, “sul silenzio dei media di fronte al problema”.

“Basti pensare – ha detto Gianni Betto, direttore del Centro d’ascolto dei programmi radiotelevisivi – che dell’ultimo sciopero della fame promosso da circa 30 mila detenuti nelle carceri, per chiedere l’amnistia, ne hanno parlato, e una volta sola, due tg nazionali su sette”. Per non parlare delle morti in carcere: “186 morti in carcere dal 2011 a oggi, 66 suicidi: 48 notizie in tutto, sommando il totale delle notizie date da tg e radio nazionali significa una notizia su 9 mila; mentre se prendiamo tre casi di cronaca nera come quello di Sarah Scazzi, Yara Gambirasio e Melania Rea, arriviamo a contare, in totale, 6.034 notizie”.
Presente, tra gli altri, anche il presidente delle Camere penali italiane, Valerio Spigarelli: “In tutte le carceri italiane tocchiamo con mano il fallimento dello Stato. Viviamo in una situazione illegale, il 42% dei detenuti sono non colpevoli (perché in attesa di giudizio; ndr) ed è una questione che tutti denunciano, anche il presidente della Corte di Cassazione”.

“Quest’ultimo ha detto chiaramente (e criticando la situazione) che nel nostro Paese siccome i giudici sanno quant’è difficile applicare la pena definitiva, la anticipano, e questo si pone fuori dalla nostra Costituzione. Ci vogliono riforme, abbiamo bisogno di giudici-giudici e non di giudici-pm”. E sulla custodia cautelare: “In Italia abbiamo – ha proseguito Spigarelli – una legge processuale modificata a metà degli anni Novanta con l’inserimento di un comma dove abbiamo dovuto scrivere “badate, sia chiaro che non si può mettere la gente in prigione per farla confessare” oppure “badate, sia chiaro che non si può mettere uno in custodia cautelare perché si è avvalso della facoltà di non rispondere”.

“Già solo il fatto che la legge positiva abbia dovuto scrivere questo significa che tutto ciò avveniva e continua ad avvenire”, ha concluso il presidente dei penalisti, ricordando “che sciopereremo, come penalisti, dal 17 al 21 settembre”.


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