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Serie A 30^ GIORNATA: Juve, la Pasqua è ancor più bella con Matri e Quagliarella – di Angelo Abbruzzese

Blerim Dzemaili
Blerim Dzemaili

Il nostro Angelo Abbruzzese ci racconta la 30a giornata del massimo campionato di calcio Italiano, con la solita arguzia e competenza

La 30a tappa del campionato 2012-2013 si disputa interamente di sabato, in un sabato speciale, ovvio, perché è quello pasquale. Lo abbiamo sempre chiamato “spezzatino”. 8 partite alle 15 e due posticipi, uno alle 18.30 e l’altro alle 21. Alle ore 15 l’attenzione è tutta rivolta sul “Meazza” di San Siro, dove, dopo 19 turni serali consecutivi, si torna a giocare Inter-Juventus di pomeriggio. Nonostante tutto, resta pur sempre la festa del calcio italiano, il Derby d’Italia non potrà mai cambiare appellativo, per nessuna ragione al mondo. Stramaccioni e Conte preparano la gara al meglio, anche se nei limiti del possibile il primo, con un occhio di riguardo immancabile al Bayern il secondo. L’allenatore nerazzurro, infatti, affronta la vigilia con il problema sudamericani, con Gargano, Pereira e Guarin che perdono il volo e tornano in ritardo alla Pinetina. Il 4-3-1-2 non viene confermato, si passa alla difesa a 3 con i primi due in campo dall’inizio e il colombiano che, almeno inizialmente, si accomoda in panchina. Kovacic affianca il già citato Gargano in mezzo al campo, Zanetti e Pereira sono gli esterni, Alvarez agisce alle spalle di Cassano e Palacio mentre in difesa torna dal 1’ Samuel, che si riprende il suo posto e gioca insieme a Ranocchia e Chivu. Risponde la Juventus con l’ormai collaudato 3-5-2, che vede impiegata la difesa titolare, Padoin e Asamoah sugli esterni, il centrocampo degli intoccabili è sempre quello, in attacco giocano Matri e Quagliarella. La partita si mette subito bene per gli ospiti, che passano già al 3’ con un gol (alla Quagliarella) di Fabio Quagliarella: stop e botta di destro dai 20 metri che si infila sotto l’incrocio dei pali. Un siluro da applausi ma difesa dell’Inter colpevolissima, con Ranocchia e Samuel che lasciano troppo spazio all’attaccante. Freddata la San Siro nerazzurra ma è immediata la reazione degli uomini di Stramaccioni che confezionano due grandissime occasioni ravvicinate prima su conclusione di Cassano e poi su colpo di testa a un metro dalla porta di Palacio. La Juve deve ringraziare Buffon, che compie altrettanti miracoli grazie a una reattività strepitosa. Rizzoli sorvola (giustamente) su due falli di mano nelle due aree, uno di Bonucci – piede sinistro e poi braccio –, e uno di Zanetti, che neutralizza con il braccio destro un pallone colpito di testa da Marchisio, senza, però, quasi accorgersi di dove esso fosse. Due opportunità e poco altro per l’Inter, che fatica a trovare spazi tra le maglie dei bianconeri: la squadra di Conte pressa bene con i centrocampisti ed è attentissima in difesa (impeccabile, come di consueto, Barzagli). I lanci lunghi per i movimenti in profondità di Palacio non funzionano, Cassano predica a sprazzi e Alvarez resta imbrigliato tra le maglie avversarie in un ruolo, quello del trequartista, che non gli si addice. La Juve fa la partita: solita perfetta circolazione di palla e ribaltamenti velocissimi. Il tentativo al volo di Matri in area finisce fuori di molti metri. Al 29’ gran palla di Pirlo per Vidal, che viene messo giù in area da Handanovic: Rizzoli lascia correre ma qui il fallo pareva esserci. Bianconeri indubbiamente superiori ma non alzano il ritmo per chiudere i discorsi e l’Inter resta in partita nonostante le difficoltà in tutti i settori del campo. Nel finale di tempo Handanovic respinge su Pirlo poi Buffon blocca il colpo di testa di Palacio su cross di Cassano. Nell’intervallo Strama manda in campo Guarin al posto di Ricky Alvarez, sempre più bibita sgasata di questa squadra. Con il numero 14 le cose cambiano, anche se lui si rende protagonista in negativo nell’azione del pareggio. Al 54’ Pirlo perde palla a centrocampo, Kovacic la recupera servendo Cassano, che con il piatto sinistro pesca in area di rigore Palacio, controllo a seguire e rete di piatto dell’argentino. Sull’altro versante del campo, a pochi metri dall’azione, però, Guarin stende Chiellini con una gomitata impedendogli di rientrare in tempo. Ma la Juve non è squadra che si piange addosso e torna subito in vantaggio dopo appena sei minuti, sfiorando la rete anche con un esterno destro di Padoin respinto con i pugni da Handanovic. Decisivo ancora una volta Quagliarella, che stavolta fornisce l’assist per la zampata vincente di Alessandro Matri (7° centro in campionato, raggiunti Giovinco e Vucinic). Da qui in poi girandola di cambi, con Peluso, Pogba e Giovinco per Asamoah, Matri e Quagliarella da una parte e Cambiasso e Rocchi per Ranocchia e Gargano dall’altra. L’Inter reclama per un fallo in area di Chiellini su Cassano: anche qui il rigore pareva starci. I nerazzurri spingono con orgoglio fino alla fine, ma il fortino bianconero resiste. Cambiasso viene espulso a partita finita per un’entrata killer, pericolosa e dolorosa su Giovinco. La Juventus, vendicata la sconfitta dell’andata, ora intravede sempre di più il traguardo; altra nota positiva per la squadra di Conte è il fatto che dei 26 gol segnati nel 2013 ben 16 portano la firma degli attaccanti: e meno male che c’è bisogno di un top player…

Cade clamorosamente la Roma di Andreazzoli sul campo dell’ultima (ma ora penultima) in classifica. Era l’ultima spiaggia, Giuseppe Sannino era stato chiaro con i suoi ragazzi che, di risposta, non l’hanno tradito, anzi. Con un primo tempo praticamente perfetto, concluso con due gol, una traversa e un palo, i rosanero hanno travolto una Roma sottotono, trovando quella vittoria che in campionato mancava da ben 126 giorni. Era il 24 novembre, segnarono Miccoli e Ilicic, e non è un caso. Nella partita forse più importante del finale di campionato, il Palermo ha ritrovato le sue stelle. Miccoli per Ilicic, Ilicic per Miccoli e il 2-0 è cosa fatta. Le due reti dei due gioielli rosanero ridanno un senso alle ultime otto partite di sofferenza, approfittando del contemporaneo pari “suicida” tra Genoa e Siena. Di contro la Roma esce con le ossa a pezzi da una sfida complicata, praticamente mai in partita nel primo tempo e poco efficace nella ripresa. In vista del derby i segnali sono tutt’altro che positivi, le squalifiche per diffida di Piris e Osvaldo aggravano ulteriormente il bollettino della trasferta. Il capolavoro, però, è tattico e porta la firma di Sannino, un allenatore – ne sono convinti anche a Palermo – cacciato troppo presto a inizio stagione. Un tattico eccellente, un motivatore nato che ha saputo dare la giusta grinta ai suoi per aggredire l’avversario sin dal primo minuto. E non è un caso nemmeno il fatto che nell’undici titolare, solo Aronica e Sorrentino erano i volti nuovi rispetto a settembre. Corsa sugli esterni, pressione in mezzo al campo e poi largo alla fantasia di Miccoli e Ilicic, entrambi in giornata e quindi devastanti per i primi trentacinque minuti. Quanto basta per firmare e sottoscrivere il 2-0 finale. Prima la traversa su punizione al 7’, poi al 21’ il capitano rosanero pesca lo sloveno in area che stoppa alla grande e si beve Castan per il vantaggio. Pochi secondi più tardi, a certificare una Roma in bambola totale, ci pensa Kurtic che stampa il pallone sul palo, mentre al 35’ l’asse offensivo si scambia i ruoli con Ilicic che serve a Miccoli l’assist per il 2-0 con la gentile e gratuita collaborazione di Burdisso. Nella ripresa la reazione della Roma arriva, ma è flebile. Andreazzoli manda in campo subito Osvaldo e Pjanic per dare qualità a una manovra che si velocizza ma che non trova sbocchi. Totti, festeggiato in settimana per i vent’anni di Serie A, non si vede praticamente mai. Osvaldo, invece, mostra i limiti di un momento negativo, aggravato dal giallo che gli farà saltare il derby con la Lazio. Ci prova solo Pjanic a salvare il salvabile, ma trova nella difesa rosanero un ostacolo invalicabile. Il terzo posto, in questo momento, è più che lontano.

La sconfitta della Roma fa sorridere soprattutto la Lazio di Petkovic che, battendo il Catania all’Olimpico, supera i cugini e torna alla vittoria e, dunque, a sperare nella Champions League. La Lazio, con Saha in campo dal 1’ per la prima volta, parte con tanta energia e l’aggressività per poco non paga al 9’, quando Candreva sbatte su Andujar da pochi passi. Poco dopo è il turno di Saha, che sbaglia un tap-in comodo comodo a porta sguarnita. La sfortuna si accanisce sulla banda biancoceleste, quando Cana – minuto 28 – impatta il pallone a colpo sicuro, ma una deviazione lo fa rimbalzare sulla traversa. Lulic e lo stesso Candreva macinano chilometri, ma l’arroccamento del Catania paga dividendi importanti. Sulle ali non si passa, le energie cominciano a calare e il punteggio resta inchiodato a lungo sullo 0-0. In avvio di ripresa succede l’inverosimile: il Catania si affaccia timidamente in attacco e, dopo una serie di batti e ribatti, il pallone spazzato da Radu finisce sullo stinco fortunato di Izco che vale lo 0-1. Con un Hernanes non ispiratissimo e il morale a pezzi, la corsa diventa a ostacoli. Saha sbaglia ancora sotto porta prima di prendere la via degli spogliatoi per lasciare spazio a Kozak. Petkovic manda in campo, dopo 54 giorni di infortunio, anche Klose al posto di Hernanes. Andujar non corre pericoli eccessivi, ma un’uscita rivedibile consegna al ceco un’occasione importante che Marchese sventa in angolo con un guizzo felino. Quando la gara sembra davvero benedire la squadra ospite, Legrottaglie infila il suo portiere su un cross non irresistibile di Radu e riapre tutto. Due minuti ed ecco la sciocchezza colossale: porta la firma di Bellusci, che fa fallo su Ederson in piena area e consegna a Candreva le chiavi della partita: palla in buca e 2-1. Barrientos nel finale prova a trovare il gol del pari con un tiro da venticinque metri al posto di restituire palla, mettendo un po’ di pepe su una partita già dal filo poco logico. Per il Catania è un’altra pesante sconfitta in extremis dopo quelle con Inter e Juventus. La Lazio invece torna in zona di galleggiamento: la Champions resta distante, l’altra Europa – grazie a compagni di viaggio non irresistibili – è pienamente alla portata.

Perde terreno la Fiorentina di Montella che, nel silenzio di “Is Arenas”, lascia tre punti al Cagliari di Pulga e Lopez, ormai salvo. I padroni di casa sbloccano il match all’11’ con la rete di destro di Mauricio Pinilla, che replica su calcio di rigore al 39’. In mezzo (31’) c’è l’infortunio muscolare capitato a Jovetic, sostituito da Larrondo. L’altra tegola per la Viola è l’ammonizione di Gonzalo Rodriguez, che non ci sarà nella prossima giornata contro il Milan. Nella ripresa a nulla vale la rete di Cuadrado (73’) e l’assalto finale della Fiorentina, che perde punti importanti per la zona Champions; fortuna che, a parte la Lazio, da dietro non si avvicina nessuno…

Il Bologna ferma l’Udinese sullo 0-0 al “Friuli” e deve ringraziare i legni e il suo portiere Curci. In una partita giocata su ritmi bassi a causa del campo pesante, è la squadra di casa a fare la partita e a cogliere due pali nel primo tempo, uno con Allan e uno con Lazzari. Nella ripresa continua il predominio dei bianconeri, con il Bologna che si limita a difendersi. Al 66’ Pereyra si guadagna un rigore, ma Curci è bravo a distendersi e bloccare la conclusione di Totò Di Natale.

Il Parma non ha pietà di un Pescara disperato e lo condanna ad un’altra sconfitta che equivale a una condanna anticipata per gli abruzzesi. Sotto il diluvio del “Tardini” la squadra di Donadoni si impone con un netto 3-0 inaugurato da una rete siglata di testa da Benalouane al 18’ del primo tempo. Nella ripresa arriva subito il raddoppio di Paletta al 52’ e infine Amauri, al 65’, completa l’opera con una splendida rovesciata, che gli consente, inoltre, di tornare in doppia cifra dopo quattro anni.

Zero gol e poche emozioni all’Atleti Azzurri d’Italia tra Atalanta e Sampdoria. Su un campo appesantito dalla pioggia, gli uomini di Colantuono e quelli di Rossi pensano più a non prendere gol e si accontentano di un punto a testa per muovere la classifica. Primo tempo di marca nerazzurra, con Del Grosso e Denis pericolosi, Samp più pericolosa nella ripresa con un Obiang in grande spolvero. Atalanta in dieci dall’80’ per l’espulsione per doppio giallo di Lucchini.

Finisce con un pareggio per 2-2, che alla fine non serve a nessuno, il match di Marassi tra Genoa e Siena. Padroni di casa in vantaggio dopo appena sei minuti di gioco grazie alla punizione di Marco Borriello. I rossoblù mantengono il vantaggio fino a due minuti della fine del primo tempo quando Emeghara firma l’1-1 su sponda di testa di Paci, segnando il sesto gol stagionale. In apertura di secondo tempo (47’) Rosina porta avanti i toscani su calcio di rigore. La squadra di Ballardini pareggia grazie a Jankovic, imbeccato dal sinistro di Immobile, al minuto numero 71.

Il primo dei due posticipi è quello giocato alle 18.30 su un pessimo campo del “Marc’Antonio Bentegodi” di Verona tra Chievo e Milan. Nel giorno in cui la Fiorentina cade a Cagliari, la Roma a Palermo e l’Inter si inchina alla Juventus, il Milan decide che non è il caso di lasciarsi scappare l’occasione di mettere 6 punti tra sé e i viola, portando praticamente al sicuro il posto in Champions League. Una vittoria di misura, non certo esaltante, ma comunque pesante proprio per l’importanza della posta in palio. Il Chievo dal canto suo fa quello che può, ma Abbiati è chiamato in causa solo in un paio di occasioni. Per una volta Balotelli non è protagonista, anche se il gol nasce da una sua punizione. E così il testa a testa con il Napoli prosegue. Il campo pesante fa paura soprattutto ai portieri, che vedono sgusciare il pallone senza poter aver la certezza del rimbalzo. E le squadre in campo sembrano voler approfittare di questa situazione per creare delle occasioni sottoporta. È comunque il Milan che fa la partita, anche se il Chievo copre bene in fase difensiva e riparte con vigore. A metà frazione, però, i rossoneri raccolgono più di quanto seminato grazie a un’indecisione di Puggioni. L’estremo difensore gialloblù respinge male una punizione insidiosa dalla distanza di Balotelli e Montolivo è lesto a insaccare da due passi. È la prima occasione da calcio piazzato per la squadra di Allegri, che sempre con il suo numero 45, mette in difficoltà l’incerto portiere avversario in altre numerose occasioni, sempre su calcio di punizione (anche nel secondo tempo). Il Chievo si accontenta di qualche incursione dalle fasce, ma senza impensierire Abbiati. La ripresa si apre con un brivido per il portiere rossonero, che si vede Andreolli davanti, anche se il difensore clivense manca l’aggancio che poteva regalare il pareggio. Da lì alla mezz’ora è un batti e ribatti con Robinho che spreca un ghiotto contropiede, lo stesso Abbiati che respinge un missile di sinistro di Luciano e Ambrosini che viene anticipato da un’uscita di Puggioni. Quando poi Dainelli si becca il secondo giallo per un fallo sul solito Balotelli, allora la partita mette la parola fine alla sua storia.

Gol e tanto, ma proprio tanto spettacolo nell’ultima partita di giornata tra Torino e Napoli. La partita dell’Olimpico è follia pura traslata su un campo da calcio. Nel primo tempo succede che Dzemaili rompe il ghiaccio con un gran destro sugli sviluppi di un corner (10’), a cui Barreto – per il Torino – rimedia dopo una serie di rimpalli favorevoli (30’). Hamsik, dal dischetto, ha la palla dell’1-2 (38’) dopo un fallo di Darmian su Maggio, ma Gillet è strepitoso nella risposta. Il Napoli, con Cavani lasciato inizialmente in panchina, in attacco soffre la mancanza d’imprevedibilità garantita dal dinamismo dell’uruguayano. Con Pandev e Insigne (in coppia) non è certo la stessa cosa, perché il macedone viaggia al rallentatore mentre l’Under 21 non trova spazi (quelli garantiti col Matador in campo) dove infilarsi. Non è dunque un caso che anche il secondo gol, sempre opera di Dzemaili, arrivi con un’altra conclusione da fuori (47’). Il Torino si rianima grazie a un regalo del neo entrato Cavani, che al 74’ colpisce col braccio un cross di Masiello e consente a Jonathas di infilare il 2-2 su rigore (secondo gol con la maglia granata per l’ex Pescara). Muta completamente l’inerzia della gara e 240 secondi più tardi, complice uno svarione di Britos, Meggiorini salta Rosati per il 3-2 che – a questo punto – sembra definitivo. All’81’ Dzemaili completa la sua meravigliosa serata segnando una personalissima tripletta (ancora con un tiro di destro dalla distanza) che regala altri dieci minuti di passione. La partita, come al solito, la decide Cavani, che prima (a sei dal termine) pennella una punizione sopra la barriera e poi (al 90’) infilza a morte il Torino con un colpo di testa su cross di sinistro di Armero. Sono 22 in campionato e 97 con la maglia del Napoli: superato Careca e raggiunto Altafini al quarto posto della classifica di tutti i tempi. Napoli ancora secondo in classifica a +2 sul Milan.

Alla luce di questi risultati, la corazzata di Conte è sempre più prima con 68 punti, seguita da Napoli e Milan, rispettivamente a 59 e 57, citate poco fa. Cavani, con (come già detto) 22 reti realizzate, è il re indisturbato dei cannonieri.

I TOP

Blerim Dzemaili (NAPOLI): Cavani si prende la scena con la doppietta nel finale, ma il tris di qualità con cui illumina la partita lo rende il migliore in campo. Governa il centrocampo (al posto di Inler) con un’autorevolezza da campione. MEGLIO TARDI… DZEMAILI.

Fabio Quagliarella (JUVENTUS): Bellissimo gol che sblocca la partita e un assist per Matri. Ogni volta che Conte lo chiama in causa, lui risponde presente. E stavolta più pronto che mai. IL SALTO DELLA QUAGLIA.

Mauricio Pinilla (CAGLIARI): Gioca da titolare e spacca la difesa viola con una fondamentale doppietta, salendo a quota 5 reti in campionato. I tifosi del Cagliari sperano sia tornato il loro Pinigol. PISTOLERO.

Impossibile non citare anche il decisivissimo Cavani, sempre più un alieno che non può competere con gli altri calciatori della nostra Serie A.

I FLOP

Nicolas Burdisso (ROMA): Un giocatore del suo calibro e con la sua esperienza non può addormentarsi così in mezzo all’area. Miccoli lo beffa con una facilità irrisoria. ABBINDOLATO.

Ricardo Alvarez (INTER): C’è ma non si vede. Resta in campo 45’ nelle vesti di fantasma. Non trova la posizione, non riesce mai a inserirsi. Insomma, un disastro. AVULSO.

Giuseppe Bellusci (CATANIA): Con Legrottaglie gioca una partita ordinata, in sofferenza ma fino a un certo punto. Poi replica la frittata del compagno con un’entrata rivedibile sulla gamba di Ederson: rigore sacrosanto, tutto il resto va a farsi benedire. DECISIVO, MA IN NEGATIVO.

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