Scilla tra storia e leggenda – di Nike Daidone

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Per quanto riguarda la storia delle sue origini Scilla (Reggio Calabria) è circondata da diversi misteri, questa stupenda località della Calabria è stata da sempre al centro di leggende, miti storie fantastiche, nonché musa ispiratrice di pittori, artisti e poeti di tutti i tempi.

Le origini sono antichissime, confuse tra mitologia, storia, racconti e poetiche immagini alimentate per millenni dalla suggestività dell’ambiente naturale, ed ancora oggi Scilla è uno dei borghi più belli d’Italia, con le sue piccole case bianche ammassate sul promontorio che si confondono con le rocce sparse sulla costa creando un paesaggio fiabesco, mentre più in basso le barche variopinte dei pescatori incorniciano la riva dondolando pigramente nel piccolo borgo di mare.

Una delle tante leggende ci arriva da Pausania scrittore, viaggiatore e geografo greco del II secolo d.C, che ci racconta che Scilla fu figlia di Niso, re di Megara, la principessa aiutò il re Minosse contro il proprio stesso padre permettendogli di conquistare delle terre che erano sotto il suo dominio con l’intento di diventare sua sposa, ma il vincitore poi, non solo rifiutò di sposarla, ma l’abbandonò alle onde del mare, che ne portarono il corpo, ai piedi del promontorio a cui fu dato il nome della vaga infelice fanciulla : Scilla

Un’altra leggenda invece ci racconta che Scilla era una bellissima ninfa, che abitualmente si recava sugli scogli di Zancle per passeggiare sulla spiaggia e per bagnarsi nelle acque limpide del mar Tirreno. Una sera, in quei luoghi incontrò un dio marino Glauco che un tempo era stato un pescatore, secondo la leggenda Glauco si innamorò pazzamente della ninfa tanto da respingere per lei Circe. La maga, offesa e indispettita, decise di vendicarsi trasformando Scilla in una creatura mostruosa con sei teste di cani rabbiosi e ringhianti. Così la ninfa andò a nascondersi presso lo stretto di Messina in una grotta della costa calabra che si protende verso la Sicilia. Da lì seminava terrore e morte tra i naviganti che imprudentemente le passavano vicino. Per questo motivo, nell’antichità, tutti i naviganti stavano lontani da questi luoghi.

Ma tra tante leggende gli storici hanno individuato il primo nucleo abitato di Scilla  che risalirebbe ai tempi della guerra di Troia, si trattava di qualche villaggio di pescatori, ma la prima fortificazione si fa risalire agli inizi del V°secolo a.C. Strabone il famoso geografo greco antico, racconta che nel 493 a.C.  Anassila il giovane, per far terminare i continui assalti dei i pirati tirreni ai commerci della città di Reggio , avesse mosso contro di loro con un forte esercito, sconfiggendo e scacciando i pirati, costringendoli a rifugiarsi tra gli scogli e l’alta rocca della costa scillese che costituivano un rifugio naturale ideale per la sua inaccessibilità. Espertissimi nella avigazione, i Tirreni avevano dominato a lungo da incontrastati padroni le rotte del Mediterraneo, esercitando il proprio predominio soprattutto nello Stretto, grazie proprio alla posizione strategica della rupe scillese. Più tardi però questi vennero sconfitti dai reggini con una vittoria che segnò un momento significativo nella storia di Scilla, infatti dopo aver liberato lo stretto dalle scorribande dei pirati, i tiranni di Reggio fortificarono la rupe con la costruzione di una rocca che serviva da baluardo contro ogni attacco, sia dei pirati che di qualsiasi altro invasore. Nel 1255, Pietro Ruffo fortificò ulteriormente le rocca assegnandovi un presidio, mentre nel XIII secolo il castello fu ulteriormente fortificato da Carlo d’Angiò e ancora oggi si erge sul promontorio che divide le due spiagge di Marina Grande e di Chianalea.

Oltre alle spiagge, uno degli scenari naturali più affascinanti è quello offerto dalle Grotte Tremusa, poco al di fuori del centro abitato vero e proprio. Si tratta di una serie di antri rocciosi dalle forme bizzarre, ricchi di speroni, rientranze e sporgenze, decorati da un ricco deposito di conchiglie bianche. La grande spiaggia di Scilla si distende come un nastro dorato ampio ed accogliente tra il mare cristallino ed il centro abitato, ed è meta di numerosi turisti che la scelgono ogni anno come meta estiva. Gli amanti della natura e della vita all’aria aperta inoltre devono saper che Scilla fa parte, insieme a molti altri comuni della zona, del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Istituito nel 1989, è uno dei sei parchi naturali storici del nostro paese, e comprende un’area naturale di circa 66 mila ettari, il parco offre un ambiente incontaminato e spettacolare per chi ama relax, ma anche avventura. Dunque se a qualcuno è venuta voglia di visitare questa splendida località calabra diamo qualche suggerimento: i periodi migliori per visitare Scilla sono luglio e agosto, per chi fosse interessato ai lunghi bagni in mare e a fare il pieno di sole con temperature medie elevate comprese tra una minima di 22°C e una massima di 31°C, mentre i mesi primaverili regalano giornate calde e soleggiate, ma leggermente più miti, ideali per il trekking, le passeggiate per il borgo o nei dintorni.

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Nike Daidone

(foto di Gianfranco De Paoli)


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